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Ancona

Ancona, concorso per logopedista: due medici denunciati per violazione di segreto d’ufficio

I militari del Nucleo Economico Finanziario delle fiamme gialle hanno scoperto irregolarità nello svolgimento di una prova di avviso pubblico. Fra i denunciati un primario. La direzione ospedaliera prende le distanze dai fatti

La Guardia di Finanza di Ancona

ANCONA – Due medici in servizio presso gli Ospedali Riuniti di Ancona sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza di Ancona per violazione di segreto d’ufficio, a conclusione di una indagine avviata nell’autunno scorso.

I militari del Nucleo di polizia economico finanziaria delle fiamme gialle di Ancona hanno indagato per oltre un anno per accertare irregolarità che si sarebbero verificate durante lo svolgimento di una prova legata ad un avviso pubblico, indetto dall’Azienda Ospedaliera all’inizio dell’estate scorsa, per un posto “a tempo determinato” (della durata di sei mesi), riservato ad uno specialista nella cura delle anomalie del linguaggio e dell’articolazione della parola. La Procura della Repubblica di Ancona ha notificato nei giorni scorsi l’avviso della conclusione delle indagini.

Le Fiamme Gialle, coordinate dai magistrati dorici, hanno scoperto gravi indizi nei confronti del Presidente della commissione d’esame, che svolge le funzioni di primario di un reparto dell’ospedale: il medico, avvalendosi della collaborazione di un collega 34enne «compiacente», che lavora nello stesso reparto, si legge nella nota della Guardia di Finanza, avrebbe favorito la fidanzata di quest’ultimo, una 27enne «consentendole di conoscere anticipatamente gli argomenti d’esame e le risposte esatte» relative alla prova.

L’ipotesi degli inquirenti è che «la prova scritta sia stata volutamente resa molto complessa, in maniera tale che solo chi fosse già in possesso delle risposte avrebbe potuto superarla» tanto che, come rilevano i militari del Comando Provinciale di Ancona «solo uno dei ben quaranta candidati sia riuscito a conseguire l’idoneità al test, composto da trenta domande a risposta multipla».

Grazie ad una serie di intercettazioni telefoniche e l’impiego di personale specializzato nell’analisi forense dei dispositivi informatici, sequestrati durante le perquisizioni domiciliari condotte nelle abitazioni dei due medici indagati, oltre che presso lo studio del primario all’interno
dell’ospedale, «hanno permesso di accertare che le domande
della prova d’esame, con le relative risposte esatte, erano state
materialmente predisposte sul proprio pc personale
dal medico fidanzato con colei che poi è risultata l’unica partecipante idonea, nonostante quest’ultimo fosse totalmente estraneo alla commissione giudicatrice».

Le domande sarebbero poi state consegnate al presidente di
commissione con una chiavetta usb, e il medico, senza la dovuta precondivisione con gli altri due membri della commissione, entrambi
logopedisti dello stesso ospedale, avrebbe deciso di somministrare i
suddetti quesiti ai candidati il giorno stesso dell’esame.

La compagna del medico ritenuto l’autore del questionario del concorso ha risposto correttamente a tutte le trenta domande, conseguendo non solo l’unica idoneità, ma anche il punteggio massimo ottenibile, mentre tutti gli altri candidati hanno ottenuto un punteggio inferiore al minimo richiesto per il superamento della prova.

Grazie alle dichiarazioni acquisite dalle persone informate sui fatti e dai dirigenti dell’azienda ospedaliera preposti all’indizione del concorso, «che hanno fornito ampia collaborazione agli inquirenti, hanno dato conferma delle modalità “anomale” con cui è stato svolto l’iter di selezione».

I due medici sono stati denunciati a piede libero per avere, in concorso tra loro, divulgato segreti d’ufficio connessi alla prova concorsuale indetta dall’azienda ospedaliera.

La direzione ospedaliera di Torrette prende le distanze da quanto accaduto. «Siamo amareggiati e sorpresi per quanto accaduto – commenta il direttore amministrativo degli Ospedali Riuniti di Ancona, Antonello Maraldo – e ci schieriamo al fianco della Guardia di Finanza nella ricerca delle responsabilità e nel perseguimento del principio di legalità. Pur non conoscendo nel merito i dettagli dell’indagine, faremo quanto la legge prevede per garantire la massima chiarezza».

La direzione, nel precisare di non avere ricevuto comunicazioni ufficiali circa il procedimento, chiarisce «attenderemo gli sviluppi delle indagini e saremo estremamente severi e celeri nell’avvio di procedimenti disciplinari a carico dei responsabili nel rispetto dei principi contrattuali che regolano il rapporto tra procedimenti penali e disciplinari».

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