Uso del contante, Ancona e Pesaro ai vertici. Magrini Alunno: «Bassa automazione e abitudine della popolazione»

Il direttore della filiale di Ancona di Bankitalia ha motivato il ricorso alla moneta liquida che vede le Marche tra le prime regioni in Italia. Sulla questione è intervenuta la Cgil che ha lanciato l'allarme sull'economia sommersa legata al contante

ANCONA – Pesaro e Ancona ai vertici della classifica nelle Marche per l’uso del contante. Un quadro messo in luce dalla Cgil che ha riportato i dati dell’Unità di Informazione Finanziaria di Banca D’Italia. Una questione di grande attualità in questo periodo, con la discussione in seno al Governo, nell’ambito della manovra di bilancio, di introdurre norme per agevolare i pagamenti elettronici, tramite una restrizione all’uso del contante per combattere l’evasione fiscale.

«Le Marche fanno un uso maggiore del contante rispetto ad altre aree del paese». A dirlo è il direttore di Banca d’Italia, Gabriele Magrini Alunno. Molteplici le motivazioni che spingono all’uso del contante, secondo il direttore della sede dorica di BankItalia, e che in parte riflettono anche l’assetto dell’economia.

«Le Marche e in maniera più accentuata Ancona e Pesaro – dichiara Magrini Alunno – , mostrano questa tendenza all’uso del contante perché c’è ancora una bassa intensità di automazione nel rapporto fra banca e cliente. Abbiamo ancora una forte intensità di sportelli e una relazione con il contante molto legata alle attitudini di pagamento della popolazione. Su questo punto però la Regione sta facendo dei passi avanti notevoli perché i dati che segnano una maggiore distanza rispetto alla media nazionale sono quelli che risalgono al 2015, quando eravamo tra le Regioni meno informatizzate insieme alla Calabria».

Secondo il direttore di Banca d’Italia l’obiettivo principale è quello di «sviluppare l’uso dell’home banking, dei pos e delle carte di credito», una questione che però non è legata esclusivamente al tipo di economia della Regione, quanto piuttosto alle abitudini della popolazione. Poi, precisa, occorre tener presente che «dove c’è più turismo», come nell’area del porto di Ancona, c’è un maggior uso del contante.

Andando a visionare i dati elaborati da Cgil che ha acceso un focus sull’economia sommersa, legata a doppio filo con l’uso del contante nei pagamenti, emerge che dopo le province di Pesaro e Urbino e quella di Ancona, a maggior rischio, seguono in classifica Macerata e Ascoli Piceno, e poi la provincia di Fermo. Secondo il report tra i primi cento comuni più rischiosi a livello nazionale ci sarebbero Pesaro, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno e San Benedetto.

Da evidenziare poi che «tutte le province marchigiane, con Pesaro Urbino in testa, presentano un’elevata incidenza di bonifici con Paesi a “rischio” sul totale di bonifici esteri: incidenza tra le più alte in Italia, che indica il traffico di risorse verso o da i cosiddetti “paradisi fiscali”». Un quadro complessivo che Cgil ha definito «allarmante su cui occorre intervenire urgentemente in modo preventivo, efficace e radicato nel territorio», ponendo l’accento sull’azione di prevenzione.

Secondo la segretaria generale di Cgil Marche, Daniela Barbaresi, «occorre contrastare e denunciare le situazioni di economia irregolare e sommersa che soffocano lo sviluppo e la crescita del Paese e dietro alle quali si nasconde spesso anche irregolarità del lavoro e sfruttamento dei lavoratori». Strada maestra «deve essere quella dell’utilizzo generalizzato della moneta elettronica o comunque di strumenti che garantiscano la tracciabilità – osserva la Barbaresi – . La minor circolazione di contante a favore dei pagamenti in moneta elettronica permette di contrastare evasione ed economia sommersa: da questo punto di vista, la scelta del Governo di ridurre l’uso dei contanti, prevista nel Decreto fiscale, e il conseguente incentivo ai pagamenti elettronici, va nella giusta direzione. Importanti anche le sanzioni amministrative in caso di mancata accettazione di un pagamento con moneta digitale».

Secondo i dati del Mef (Ministero Economia e Finanza), relativi all’economia non osservata e all’evasione fiscale e contributiva del 2019, l’economia non osservata nelle Marche ha un’incidenza sull’intero valore aggiunto per il 15,4%. Un dato superiore sia a quello delle altre regioni del Centro (14,2%) che alla media nazionale (13,8%). Si tratta soprattutto di sotto-dichiarazioni, che incidono sul valore aggiunto regionale per l’8,2%: il dato più elevato a livello nazionale dopo quello della Puglia.

Il lavoro irregolare ha un peso del 4,6% a cui si aggiungono le altre componenti del sommerso economico e l’economia illegale che nelle Marche incidono per il 2,6%.
«Per queste ragioni – conclude la Barbaresi – è necessario e urgente che si adottino tutte le azioni per contrastare e reprimere l’irregolarità del lavoro e il sommerso a partire dall’urgente potenziamento degli organici degli enti preposti a ispezioni e controlli a partire dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, dalla Guardia di Finanza».