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Ancona

Un anno di Giunta Acquaroli, Mangialardi all’attacco: «Nessuna promessa mantenuta»

Il capogruppo dei dem attacca la Giunta guidata da Francesco Acquaroli e afferma che i problemi sono ancora tutti sul tavolo, dalla sanità alla ricostruzione post-sisma

Maurizio Mangialardi, capogruppo consiliare Pd

ANCONA – «Acquaroli ha vinto strumentalizzando i problemi e non ha mantenuto alcuna promessa». L’attacco arriva dal capogruppo dei dem Maurizio Mangialardi, ad un anno dalla sconfitta elettorale del Pd, che ha consegnato la Regione alla Giunta di centrodestra, guidata da Francesco Acquaroli. «Una sconfitta inequivocabile nei numeri, ma frutto di un quadro ampiamente compromesso, dove la destra ha saputo strumentalizzare in maniera demagogica i problemi, sventolando una bacchetta magica che oggi sembra svanita nel nulla» afferma il dem.

Mangialardi ricorda «l’entusiasmo e la voglia di partecipazione» con cui il Pd era riuscito a «rimettere insieme una coalizione che al momento della mia candidatura non esisteva, costruendo collegialmente e in breve tempo un progetto riformista per la nostra Regione, capace di coniugare crescita economica, coesione sociale e sostenibilità ambientale, da opporre al populismo della destra che parlava (e continua a parlare) solamente alla pancia delle persone, senza portare soluzioni e amplificando i problemi».

Entrando nel merito, il capogruppo dei dem evidenzia che «i problemi che hanno provocato la sconfitta del centrosinistra siano ancora sul tappeto, e anzi si siano aggravati». Dal ripensamento del sistema sanitario alla luce dell’emergenza causata dalla pandemia da Covid-19 «con un profondo rimodellamento dei servizi territoriali per una sanità di qualità più vicina ai cittadini, l’opportunità concreta di intercettare le risorse del Recovery found per far uscire le Marche dai suoi atavici ritardi infrastrutturali, lanciando contemporaneamente un vero e proprio Green deal per la crescita sostenibile, il sostegno al tessuto imprenditoriale regionale per rafforzare la competitività e creare buona occupazione, la semplificazione amministrativa per sbloccare la ricostruzione post sisma e sanare la profonda ferita tra le istituzioni e le comunità di quei territori, rappresentavano le priorità di quel nostro programma volto a coniugare quanto di buono era stato fino a quel momento realizzato e la evidente necessità di innovare radicalmente alcuni aspetti della politica regionale».

Insomma secondo Mangialardi le promesse non sono state mantenute, «basti vedere ciò che accade nel mondo della sanità, dove a fronte di una gestione discutibile della crisi, l’eterno sorpreso presidente Acquaroli non solo ha palesemente malgestito la fase del contrasto al Covid (chi non ricorda la provincia di Ancona suddivisa irrazionalmente in zone rosse e gialle?) e condotto ambiguamente la campagna vaccinale, ma non ha, a oggi, ancora realizzato un solo punto del suo programma che non sia la demolizione sistematica di quanto costruito in precedenza. Scandaloso, per esempio, è che abbia voluto rivedere il Piano socio sanitario regionale senza prevedere un minimo di investimenti sulla sanità del territorio, che inevitabilmente rappresenterà nei prossimi anni l’orizzonte delle politiche sanitarie delle regioni».

Il capogruppo del Pd incalza, sottolineando che «quei rari aspetti positivi che hanno caratterizzato questo primo anno del nuovo governo regionale, sono il risultato di quanto seminato in precedenza. Basti pensare alla Ricostruzione, finalmente partita non certo grazie all’iniziativa di Acquaroli e dei suoi assessori, ma per merito di un uomo del e voluto dal centrosinistra come il commissario straordinario Giovanni Legnini, che dopo l’inerzia dei suoi predecessori, ha saputo imprimere una svolta efficace per restituire speranza e futuro a quei territori. Certo, molti diranno che è solo il primo anno e che è necessario dare tempo al presidente. Vero, anzi verissimo, perché i problemi non si risolvono con la bacchetta magica (bacchetta che però Acquaroli e i suoi hanno costantemente esibito in campagna elettorale), ma ciò che preoccupa e sconcerta è che rispetto a un anno fa nulla è cambiato nell’approccio, con una maggioranza che dai banchi del consiglio regionale continua a bearsi del suo trionfo elettorale, mentre un presidente inerte e prigioniero dei conflitti interni alla destra, galleggia affannato grazie al salvagente rappresentato dal suo stretto rapporto con Giorgia Meloni. Un rapporto tra l’altro particolarmente oneroso per i marchigiani, visto il commissariamento de facto a cui è stata sottoposta la Regione Marche da parte della segreteria nazionale di Fratelli d’Italia».

Per Mangialardi il secondo anno di legislatura che comincia da oggi «sarà decisivo per verificare in maniera più nitida la strada che il presidente Acquaroli e la sua giunta intendono percorrere per non far perdere alle Marche il treno della ripresa. I segnali che ci giungono, però, non sono dei migliori e mi sembra che questa consapevolezza inizi a serpeggiare anche tra coloro che, forse troppo istintivamente, hanno voluto scommettere sulla destra e si ritrovano oggi a fare i conti con un governo assolutamente inadeguato alle necessità delle Marche. Per questo io e l’intero gruppo assembleare del Partito Democratico – conclude – continueremo a esserci per contrastare la deriva che sta colpendo la regione e iniziare a costruire una nuova alternativa a questo governo che riparta dai bisogni dei cittadini e dalle esigenze del territorio. Senza demagogia, ma con competenza e serietà».