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Ancona

Covid, contagi in crescita. Giacometti: «Meglio prorogare lo stato di emergenza, con i profughi in arrivo c’è il rischio di focolai»

L'infettivologo dell'ospedale regionale di Torrette in merito alla decisione del governo di non prorogare lo stato d'emergenza oltre il 31 marzo, invita alla prudenza. Ecco le sue ragioni

ANCONA – «Far cessare lo stato d’emergenza il 31 marzo? Due settimane fa avrei risposto di sì, che poteva essere utile per riprendere la normalità, ma in questa fase, con l’incidenza dei contagi in crescita che stiamo osservando nell’ultima settimana e la guerra in Ucraina, con i profughi in arrivo, aspetterei: meglio prorogare fino al 30 giugno». Lo sostiene l’infettivologo Andrea Giacometti alla luce del nuovo quadro, in seguito al conflitto esploso due settimane, circa la decisione del governo di non prorogare lo stato d’emergenza oltre il 31 marzo.

Il primario della Clinica di Malattie Infettive di Torrette, fa notare che la palazzina dell’ospedale regionale è tornata ad essere piena, anche di pazienti Covid, nonostante però «le polmoniti si sono ridotte e i pazienti che ne sono affetti occupano solo un quarto dei posti letto disponibili (a fine gennaio erano il 100%) e tra i ricoverati positivi al tampone, solo pochissimi sono nel reparto per Covid, sono piuttosto positivi al virus, ma ricoverati per altre patologie. Tra questi solo uno in C-pap» ovvero con la mascherina a pressione positiva.

Andrea Giacometti, primario Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona

Insomma un quadro indubbiamente mutato in meglio rispetto a solo un mese e mezzo fa, tuttavia, come fa notare l’infettivologo, con la guerra in Ucraina, che ha spinto il governo a decretare un ulteriore stato d’emergenza legato al conflitto, la cessazione dello stato d’emergenza Covid al 31 marzo farebbe venir meno «una serie di misure ancora necessarie».

In ambito sanitario «i medici e gli operatori assunti per rafforzare le schiere nelle corsie in seguito allo stato d’emergenza, non verrebbero rinnovati, creando problemi alle strutture ospedaliere, gravate da una atavica carenza, e con una nuova emergenza in atto».

Il primario fa notare che «la popolazione Ucraina ha tassi bassissimi di vaccinazione contro il Covid (attorno al 34,5% circa). Un popolo che ha trascorso gli ultimi giorni ammassato nei bunker a stretto contatto – osserva – le immagini le vediamo ogni giorno, li vediamo ammassati sui bus o sui treni senza mascherina, circostanze che possono favorire l’accensione di focolai una volta giunti nel nostro paese. Ecco perché non mi sembra ancora prudente eliminare lo stato d’emergenza».

L’infettivologo aggiunge che «con l’azienda ospedaliera abbiamo deciso di riunirci per monitorare questa nuova emergenza ogni settimana – spiega – e, nell’attesa di vedere l’evoluzione, l’attenzione resta massima, sia sul fronte delle infezioni Covid, che delle altre problematiche infettive: tra la popolazione ucraina, specie tra i bambini, le vaccinazioni di routine non sono le stesse offerte in Italia, per cui, in vista dell’inserimento dei bambini e dei ragazzi nelle scuole marchigiane, occorre prestare attenzione anche a questo aspetto, per evitare focolai di Tubercolosi, vista l’alta incidenza nel paese».