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Ancona

Ucraina, la docente di geopolitica rassicura: «Non c’è pericolo di una guerra mondiale o nucleare»

Simona Epasto, docente di Geopolitica presso il Dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali dell'Università di Macerata, ci aiuta a capire le ragioni del conflitto in atto e i possibili sviluppi

Guerra Ucraina Russia (foto Adobe Stock)

ANCONA – Invasione russa in Ucraina, ci siamo rivolti a una docente per provare a fare chiarezza.

Professoressa Simona Epasto, docente di Geopolitica presso il Dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali dell’Università di Macerata il conflitto tra Russia e Ucraina non nasce oggi, quando si è sviluppato? 
«Indubbiamente, la condizione attuale del paese può essere pienamente compresa solo considerando la storia e la geografia del suo territorio. La conflittualità tra Russia ed Ucraina ha certamente origini risalenti, ma è con la fine della Guerra Fredda e la nascita dello Stato ucraino che le tensioni tra i due Stati hanno assunto una connotazione geopolitica non più limitata al contesto regionale, ma estesa su scala globale; il nome Ucraina significa “regione di confine”: confine che oggi separa le sfere di influenza di Mosca e Bruxelles e che rappresenta una faglia tra est ed ovest nel cuore dell’Europa. Un passaggio fondamentale è stato storicamente rappresentato dalla crisi del 2014 con la deposizione del presidente filorusso Yanukovych, l’annessione della Crimea ed il supporto ai separatisti filorussi del Donbass. Ma a livello geopolitico anche gli accordi di Minsk e la loro mancata attuazione esplicitavano la impossibilità – o meglio mancanza di volontà- di trovare una soluzione condivisa alle tensioni che, pur se riesplose di recente, in realtà non si sono mai sopite. Se a questo si aggiunge il progressivo allargamento della Nato e dell’Unione Europea verso est, si può comprendere come le tensioni nell’area non sono altro che il riflesso di una conflittualità politica e geopolitica che travalica i territori sui quali si svolge lo scontro armato ed investe un molteplice numero di attori con interessi diversi e spesso confliggenti».

Come le diplomazie avrebbero potuto evitarlo e c’è ancora spazio per il dialogo? 
«Sicuramente la responsabilità della situazione attuale può essere attribuita a tutte le parti coinvolte. Mi spiego meglio: la divisione tra buoni e cattivi, tra noi e gli altri, tra giusto e sbagliato, non può che accentuare una situazione drammatica che si protrae da tempo e che è il risultato della incapacità di avere una visione d’insieme considerando anche il punto di vista degli antagonisti. Un errore che il “mondo occidentale” ha continuato a perpetrare dopo la fine dei due conflitti mondiali e della dissoluzione dell’URSS. Che i timori della Russia di accerchiamento da parte della NATO siano fondati o meno, ha poca importanza. Nel breve periodo, le diplomazie dovrebbero impegnarsi, a mio parere, per la immediata cessazione delle ostilità offrendo una via di uscita al Presidente russo. In questa prospettiva, l’unica opzione che può garantire stabilità anche a lungo termine sembra essere una politica estera neutrale; in caso contrario, potrebbero emergere nuove rivoluzioni e crisi in futuro».

Esiste un effettivo pericolo di un conflitto più ampio? 
«Di certo non c’è pericolo di una nuova Guerra Mondiale e/o nucleare, come forse con intento sensazionalistico si tende ad affermare da più parti; ma non vanno comunque sottovalutate le dinamiche inaspettate innescate da una serie di mosse e contromosse messe in atto da tutte le parti coinvolte».

Che significa per le pmi delle Marche avere la Russia fuori dallo Swift?
«Come abbiamo già assistito a seguito della imposizione delle sanzioni dopo la crisi del 2014, le tensioni fra Russia e Ucraina hanno importanti implicazioni per tutta l’Italia che si riflettono non solo sull’approvvigionamento energetico ma anche su molti altri settori. Se al momento il blocco delle importazioni di idrocarburi sembra scongiurato, la disconnessione di molte banche russe dal circuito di pagamenti Swift potrebbe avere un significativo impatto anche sull’economia della nostra regione, caratterizzata da una filiera di piccole e medie imprese con una alta propensione verso il mercato russo; dal settore calzaturiero a quello della moda e del fashion, senza tralasciare quello del mobile, della meccanica e degli apparecchi elettrici, l’incertezza cresce per molte aziende già provate dalle conseguenze della pandemia».

Ritiene che i tempi di soluzione della crisi siano destinati a essere molto lunghi? 
«Molto dipende dalle azioni degli attori coinvolti. Pur senza giustificare in alcun modo le azioni della Federazione Russa e condividendo la ferma condanna alla aggressione nei confronti del popolo ucraino, alcune delle mosse dell’asse “occidentale” non fanno altro che rendere più complessa una situazione già di per sé non facile da dipanare, dimenticando che l’imperativo, nell’immediato, è la cessazione delle ostilità. Se su scala politica e geopolitica sembra definitivamente esclusa ogni possibilità di adesione alla NATO, ritengo che sia, altresì, necessario che il Paese, a guerra terminata, diventi neutrale anche al fine di evitare un effetto sistemico su altre realtà territorio».