Ingegnere accusato di pedofilia chiede la messa alla prova: «Da piccolo ho subito abusi anche io»

Imputato un 26enne finito in una indagine della Polizia postale. Nel suo computer c'era materiale pedopornografico. Il giudice ha accolto la richiesta affidandolo per sei mesi in una attività al servizio della Protezione civile

Il tribunale di Ancona
Il tribunale di Ancona

ANCONA- Trovato in possesso di foto pedopornografiche rischia il rinvio a giudizio un ingegnere di 26 anni. Il giovane è finito in una indagine della Polizia postale che ha portato al controllo del suo computer dove è stato rinvenuto materiale pornografico con protagonisti dei bambini.

Lui nega ogni accusa: «È uno sbaglio del pc, scaricavo altre foto. Da piccolo sono stato abusato, so cosa vuol dire e non avrei mai potuto volere certe foto». I fatti risalgono al 2013, quando si trovava nel capoluogo dorico per una laurea triennale e una specialistica. Originario dell’Abruzzo si era infatti trasferito in città per motivi di studio quando la Polizia lo ha ritenuto coinvolto in un giro di scambio di foto spinte che ritraevano bambini.

La procura, dopo le indagini, aveva chiesto il rinvio a giudizio e a giugno il 26enne, che nel frattempo si è laureato e vive a Torino, è comparso davanti al gup difeso dall’avvocato Italo Appignani (del foro di Pescara). Al giudice Paola Moscaroli ha ribadito la sua versione dei fatti spiegando che il materiale è finito nel suo computer durante il download di foto di adulti. Il suo avvocato ha chiesto la messa alla prova e oggi il gup ha accettato la richiesta. Il 26enne passerà sei mesi in servizio alla Protezione civile di Torino. Finito il percorso saranno sentiti i servizi sociali e il giudice deciderà se procedere o meno per l’estinzione del reato e quindi il proscioglimento. Prossima udienza 18 settembre 2018.