Centro Pagina - cronaca e attualità

Ancona

Trend Marche, crescono fatturato e retribuzioni. In calo il numero di imprese

Dai dati del report dell’osservatorio di Cna e Confartigianato, emerge un quadro con luci e ombre: va meglio il settore dei servizi, turismo e ristorazione, mentre commercio, manifatturiero e artigianato perdono ancora terreno

ANCONA – È un quadro fra luci e ombre quello relativo alle piccole medie imprese marchigiane secondo i dati di “Trend Marche”, l’osservatorio di Cna e Confartigianato, in collaborazione con Ubi Banca, su 3 mila imprese del territorio con meno di 20 dipendenti. Sulla base del report illustrato questa mattina, 16 dicembre, in regione emerge che nel primo semestre 2019 il fatturato delle imprese marchigiane, analizzate sulla base del bilancio reale e non su dati statistici, è cresciuto del 4,3% mentre nel semestre precedente la crescita aveva toccato il 5,2%.

A crescere più di tutti sono i ricavi del conto terzi che hanno registrato una crescita superiore, pari al +8,1%. Nel complesso la crescita non ha portato però al recupero delle posizioni presenti nel periodo prima della crisi (2008). Cresce il fatturato nelle costruzioni (+14,1%), dei servizi (+4,8%) e del turismo e ristorazione (+4,4%). In calo invece il manifatturiero i cui ricavi continuano a scendere e toccano quota -3,4%. Il declino maggiore nell’ambito del manifatturiero lo registrano il tessile-abbigliamento e le calzature con il -13%, poi la meccanica che segna il -12,2%, mentre la meccanica di base invece cresce del +4,3%.

Ma se da un lato del rapporto Trend Marche emerge la crescita del fatturato, dall’altro si scopre che 1410 aziende hanno chiuso i battenti nei primi 11 mesi dell’anno (gennaio – novembre 2019). Un’emorragia che si è verificata soprattutto tra anconetano e ascolano e che ha riguardato soprattutto il commercio dove hanno abbassato le serrande 750 imprese e l’agricoltura dove ne sono cessate 688. Nel manifatturiero si sono perse 258 imprese, 334 nelle costruzioni e 79 nel settore trasporti e magazzinaggio. In pratica le imprese della nostra regione sono scese dalle 148.858 dell’anno scorso alle 147.448 di quest’anno. Guardando solo al dato delle imprese dell’artigianato il calo è di 637 imprese: dalle 44.713 dell’anno scorso sono scese a 44.076. Una perdita, quella delle imprese, che non viene compensata dalla crescita nel numero delle imprese registrata nei servizi dove noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese segnano +172%, le immobiliari +160% e le professionali e scientifiche e tecniche +141%.

L’export marchigiano vola, ma solo grazie alla nautica che registra una forte crescita + 355,8 milioni di euro e al farmaceutico + 169,3 milioni di euro. Le esportazioni del manifatturiero nei primo 9 mesi dell’anno crescono del 3,3% attestandosi a 8,9 miliardi di euro, mentre nei primi 9 mesi del 2018 erano 286,3 milioni di euro in più.

Insomma, nonostante la ripresa sia in atto, ci sono segnali di indebolimento, un dato sostanzialmente in linea con quello di Banca d’Italia. Segnali di ripresa quelli evidenziati nel report “Trend Marche” che secondo il rettore dell’Università Politecnica delle Marche Gian Luca Gregori «non bastano a far recuperare alle Marche il gap con l’Italia. Rispetto al 2008, il Pil regionale è inferiore dell’8,4%, mentre in quello a livello nazionale la flessione è inferiore della metà (-3,4%)». Il Pil annuale prodotto dalle Marche infatti ammonta a 38,2 miliardi rispetto ai 41,7 miliardi del pre-crisi, ma a calare è anche il Pil per abitante che è passato da 27,2 mila a 25 mila euro.

A frenare sono anche gli investimenti che dagli 8,3 miliardi del 2008 è passato ai 6,5 miliardi attuali.  Per questo il rettore ha auspicato la necessità di «ripartire dalle imprese e dal contesto territoriale fondamentale per la competitività per questa tipologia di impresa». Secondo Gregori occorre realizzare  «un piano di sviluppo strategico dedicato esclusivamente alle piccole e micro imprese» con una attenzione particolare alla profilazione del modello di business. Il rettore ha poi evidenziato che nelle Marche ci sono 119.139 imprese attive, dove il 76.9% degli addetti lavora nelle aziende con meno di 50 addetti.

Secondo il responsabile della Macro Area Marche-Abruzzo di Ubi Banca, Roberto Gabrielli, è necessario «unire le forze di tutto il sistema per sostenere le imprese a crescere e svilupparsi, puntando verso una maggiore tecnologia e internazionalizzazione». Insomma le imprese devono crescere in dimensioni e innovazione così da poter puntare all’estero. Inoltre Gabrielli ha concordato con il rettore sull’importanza del piano di sviluppo strategico che coniughi l’efficientamento produttivo con il controllo di gestione. Poi ha spiegato che il credito deve lavorare sullo sviluppo di filiere sia verticali che orizzontali.

Gabrielli ha ricordato che dal 2009 ad oggi il calo delle imprese è stato costante ed ha toccato quota -17%, ma ha anche evidenziato il calo dei consumi probabilmente legato alla variazione demografica della popolazione che vede in crescita il numero degli over 64, una fascia della popolazione fra quelle che consumano di meno. Insomma un dato che farebbe presagire una ripresa difficoltosa nei consumi. Gabrielli ha anche evidenziato la crescita delle retribuzioni che «significa che le imprese stanno lavorando sull’assunzione di personale qualificato».

Il professor Ilario Favaretto dell’Università degli Studi di Urbino ha sottolineato l’importanza di aprire un orizzonte di cambiamento.
«Il sistema in qualche modo regge – ha dichiarato all’incontro su Trend Marche – ma è in grande difficoltà», per questo è necessario che «le imprese guardino con molta attenzione a come introdurre innovazione e digitalizzazione»

Il presidente della Camera di Commercio delle Marche e di Cna Marche, Gino Sabatini, ha sottolineato che il calo nel numero delle imprese pone l’accento sulla necessità di interventi rapidi, specie sul calzaturiero e trovare una sintesi con il governo centrale. «Siamo al giro di boa» ha detto, «occorre portare innovazione nella piccola imprese, dare un’ossatura forte a questo sistema per far si che le imprese possano restare sul mercato. Oggi innovazione non è solo prodotto e filiera, ma anche aggregazione tra società. Occorre costruire una rete di imprese, un valore aggiunto», poi ha ricordato il 60% di imprese facevano produzione propria sono diventate contoterziste.

L’assessore con delega all’artigianato Manuela Bora, ha illustrato durante la presentazione di Trend Marche i dati relativi allo stato di attuazione dei fondi europei: al 15 novembre 2019, ammontano al 92% le risorse Fesr attivate, al netto di quelle relative al sisma. «Siamo tra le prime regioni ad aver raggiunto con sette mesi di anticipo sulla tabella di marcia l’obiettivo di spesa», ha dichiarato. Alle imprese sono stati destinati 248,6 milioni di euro, 237,2 milioni a enti pubblici e 40,4 milioni alle università per ricerca e innovazione delle quali 36,7 milioni per investimenti. All’asse 8, sisma, è andato il maggior numero di risorse il 96% delle quali sono state attivate e il 55% concesse (243 milioni, attivati 233,5 e concessi 132,8). Poi spicca l’asse 1, ovvero l’innovazione, con il 79% delle risorse attivate e il 63% concesse. La Bora ha infine chiesto ai comuni di aprirsi al cambiamento e di essere coraggiosi, evidenziando che «le cifre sono il risultato di una politica solida della giunta Ceriscioli». «Siamo una amministrazione efficace che sa programmare e lavorare per tempo evitando di ridursi all’ultimo minuto», ha dichiarato.

Il vice presidente di Confartigianato Marche, Paolo Longhi ha evidenziato come le piccole imprese in alcuni casi innovino, ma spesso nella filiera i benefici vadano alla grande impresa. Per Longhi l’innovazione non basta, «serve un cambiamento di mentalità». «Occorre far crescere le imprese che non devono sopravvivere, ma dotarsi di sistemi di conoscenza».