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Ancona

Trend Marche: calo di fatturato per l’artigianato, -17,8%. Bene le imprese che hanno puntato all’e-commerce

Presentato il report di Confartigianato e Cna, sulla situazione delle piccole e medie imprese del territorio regionale. Ecco i dati nel dettaglio

Un momento della presentazione di Trend Marche ad Ancona

ANCONA – È l’artigianato il settore che ha pagato il prezzo più alto della crisi scatenata dalla pandemia. È quanto emerge da Trend Marche, il report semestrale sull’artigianato e le piccole imprese marchigiane, realizzato da Confartigianato e Cna, in collaborazione con Intesa Sanpaolo e le università Politecnica delle Marche e Carlo Bo di Urbino. Il rapporto è stato illustrato questa mattina, 18 giugno, ad Ancona, a Palazzo Li Madou.

«C’è una leggera ripresa – afferma Giuseppe Mazzarella, presidente Confartigianato Marche – lo dicono anche i dati nazionali, l’export anche nel terzo mese dell’anno è cresciuto più del 3%, un indicatore fondamentale». Tuttavia, come evidenzia Mazzarella ci sono anche indicatori che rimandano ad un quadro piuttosto complicato come «l’incremento delle famiglie povere che ha superato i due milioni secondo l’Istat» poi i «5 milioni di nuovi poveri, queste sono le prime code di una situazione così drammatica come è stato il covid».

Tra i settori che in questo momento stanno riprendendo, come evidenzia Mazzarella, c’è il Turismo, «che però ha avuto dei cali enormi di fatturato, vicini al 90%» e poi il settore Moda, tra i più importanti della nostra regione, «che ha avuto grandi difficoltà». Accanto a questi settori, ce ne sono altri che hanno sentito la crisi anche se in misura minore, come l’Agroalimentare, la Chimica e il Mobile.

Alla politica le associazioni di categoria hanno chiesto di «seguitare sulla strada iniziata» non con «proclami e poca concretezza, ma come si sta già facendo, con la strada intrapresa dal presidente Francesco Acquaroli e il vicepresidente Mirco Carloni che stanno stanno lavorando insieme alle associazioni e alla Camera di Commercio delle Marche per dare una grande spinta e aiuto alle imprese, specie a quelle piccole, dove non c’è bisogno tanto di prestiti bancari, ma principalmente di scoprire il modo per portare a casa più lavoro possibile».

Il presidente Cna Marche Gino Sabatini ha affermato «dovremo rivedere il nostro modello di piccole e micro imprese su alcune dinamiche che possono essere valorizzate con gli investimenti del Recovery Fund e con la Regione Marche, grazie al cui sostegno potremo declinare le risorse». Sabatini ha spiegato che piccola e grande impresa non sono contrapposte, ma che con entrambe «dovremo fare grande la Regione, non solo per le attività produttive, ma anche per il turismo e, questo lo possiamo fare grazie all’aiuto delle università». L’obiettivo è quello di rendere il comparto all’insegna «dell’alta eccellenza, dell’innovazione, della tecnologia, così che possa essere trainante verso una ripresa post-covid».

Nell’ambito delle risorse del Pnrr, secondo Sabatini «dobbiamo essere attenti ad individuare le linee che possano far si che le Marche passino dall’essere una regione in transizione e doventi trainante verso una nuova economia».

Il rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Gian Luca Gregori, ha sottolineato che la tipicità della piccola e media impresa va trattata in maniera differente rispetto alle altre tipologie di imprese, costruendo strumenti ad hoc. Nel rimarcare l’importanza delle filiere e degli ecosistemi, oltre che del credito, ha sottolineato che le imprese che hanno fatto ricorso all’indebitamento per fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia «sono preoccupate per il futuro» e questo accende i riflettori sul tema «della ristrutturazione finanziaria».

Fondamentale per Gregori l’internazionalizzazione, anche quella attrattiva, la sostenibilità che va concretizzata a 360 gradi e il tema dei giovani: «Gli imprenditori si pongono il problema del futuro, di quello che accadrà in termini demografici fra 15 -20 anni, il tema – spiega – è come mantenere oltre che attrarre giovani, pensando ad inserimenti in azienda. Competenze sul digitale ce ne sono poche- fa notare – , per questo c’è una grande richiesta non solo di tipo junior, ma anche senior».

Ma accanto alle problematiche c’è anche la ripartenza che si affaccia: «Bisogna dare fiducia, certezza» spiega, sottolineando che nelle Marche il 95-96% del nostro tessuto è costituito dalle piccole e medie imprese, per questo «se saltano queste imprese, non salta l’economia, salta il sistema».

«Stiamo attraversando un momento storico senza precedenti – ha affermato Cristina Balbo, direttrice regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo – : per la pandemia, le trasformazioni che questa ha accelerato e l’occasione unica rappresentata dal Pnrr e dai fondi del Next Generation Eu. TrendMarche, vuole fornire al sistema economico regionale una visione strategica e una conseguente capacità attuativa cui dare continuità nel tempo. Ora è fondamentale sostenere la ripresa della fiducia e degli investimenti delle nostre imprese, in primis in innovazione, ricerca, digitalizzazione e sostenibilità ambientale. Ed occorre passare da un sistema forte per l’iniziativa di singoli imprenditori ad un ecosistema di energie, risorse e competenze integrate per rendere le Marche competitive e aperte a cogliere e interpretare le opportunità del cambiamento. Intesa Sanpaolo, prima banca in regione, è presente con tutta la suo solidità e il suo know how per sostenere i percorsi di sviluppo e rilancio delle PMI marchigiane e del sistema Marche».

«Nel triennio 2022-24, l’industria manifatturiera tornerà a essere il motore della crescita – ha dichiarato Giovanni Foresti, economista della direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo – . La transizione verso un’economia più digitalizzata e sostenibile offrirà opportunità di rafforzamento a tutto il manifatturiero, in particolare a Elettronica, Elettrotecnica, Meccanica e Automotive. Tornerà a essere trainante la filiera delle Costruzioni e del Sistema Casa, grazie alla ripresa degli investimenti pubblici e agli incentivi statali. Meno dinamica, almeno nel breve termine, è l’evoluzione attesa per il Sistema moda, condizionato da una propensione al consumo di beni voluttuari che richiederà tempo per tornare sui livelli pre-covid. I prossimi anni saranno decisivi per il rilancio dell’economia marchigiana che, se saprà cogliere le opportunità offerte dal PNRR, potrà superare i suoi ritardi in termini di infrastrutture digitali, propensione a innovare e a investire in tecnologia, e interrompere la perdita di giovani laureati. Tutto ciò sarà funzionale a rivitalizzare settori in crisi già da alcuni anni e a favorire lo sviluppo di settori ad alto potenziale, come la Meccanica, la Farmaceutica, la filiera Agro-alimentari».

I dati del report Trend Marche

L’artigianato ha registrato nel 2020 un calo di fatturato del 17,8% rispetto al 2019, il manifatturiero ha segnato un – 15,4% e le costruzioni un calo dell’11,4%. Il crollo dei ricavi si è avuto in particolare nell’abbigliamento (-28,8%), nella metallurgia (-37,7%), nel turismo (-27,1 %) e nei servizi alla persona (-31,1%). In controtendenza la fabbricazione di computer e prodotti elettronici (+33,9 per cento). Crollo degli investimenti che per le imprese marchigiane sono diminuiti del 63% rispetto al 2019.

Ad andare meglio, sono le imprese che hanno saputo riconvertirsi all’e-commerce e al digitale. Nell’ultimo anno ben il 53% dei marchigiani ha acquistato on line mentre il valore delle vendite al dettaglio è diminuito del 10,2%. Unico settore in controtendenza quello del commercio elettronico, che ha registrato un incremento del 34,7 per cento. Cresce anche l’indice di fiducia delle imprese manifatturiere, che tra maggio 2020 e maggio 2021 passa da 70,1 a 104,2. Più basso l’indice di fiducia delle imprese dei servizi, che risale da 40,4 a 98,1.

Se le imprese in attività, reagiscono e ripartono, di fronte al lockdown e alle chiusure causate dalla pandemia, i marchigiani esitano ad avviare nuove attività. Tra marzo 2020 e aprile 2021, la nostra regione è ultima in Italia per la costituzione di nuove imprese, con una flessione del 20,7% rispetto ad una media nazionale del 15,4%. In termini assoluti, nei dodici mesi della crisi pandemica, ci sono state 2.164 iscrizioni in meno ai registri della Camera di Commercio delle Marche.