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Ancona

Tragedia di Corinaldo, in aula la “banda dello spray”. Udienza rinviata al 2 aprile

Presenti i sei componenti del gruppo della Bassa Modenese. Sul volto le mascherine. «Mi aspetto che venga fatta giustizia perché noi familiari delle vittime non ne possiamo più», le parole di Francesco Vitali

ANCONA -«Mi aspetto che venga fatta giustizia, nei tempi più brevi possibili, perché noi familiari delle vittime non ne possiamo più». Nelle parole di Francesco Vitali c’è tutta la disperazione e la rabbia dei familiari delle vittime della Lanterna Azzurra di Corinaldo.

Dopo più di un anno da quel tragico 8 dicembre 2018 quando 5 adolescenti e una mamma 39enne persero la vita schiacciati dalla calca nel fuggi fuggi dall’interno della discoteca, questa mattina in Tribunale ad Ancona ha preso avvio il processo con rito abbreviato alla cosiddetta “banda dello spray”. 

Il gruppo di ragazzi della Bassa Modenese, tutti di età compresa fra 19 e 20 anni, sono accusati di aver spruzzato spray al peperoncino all’interno del locale per mettere a segno dei furti di collane e orologi, ma la sostanza urticante ha finito per provocare sintomi respiratori che hanno spinto le persone a scappare dalla discoteca creando poi una calca nel tentativo di uscire dal locale.

Il blindato con cui sono arrivati i sei componenti della banda dello spray

L’ipotesi di accusa per Ugo Di Puorto, Andrea Cavallari, Moez Akari, Raffaele Mormone, Souhaib Haddada e Badr Amouiyah (questi i loro nomi), è quella di omicidio preterintenzionale, associazione per delinquere, lesioni personali e singoli episodi di rapine e furti con strappo. Accompagnanti dai loro legali gli imputati sono arrivati in Tribunale ad Ancona per l’udienza preliminare, a porte chiuse, nella quale si sono costituite le parti civili e sono state calendarizzate 7 udienze, la prima, che è stata rinviata, si terrà il 2 aprile prossimo, mentre le successive seguiranno una ogni 15 giorni circa.

A costituirsi parte civile sono state quasi un centinaio di persone, fra familiari delle vittime, feriti, la Regione e il Garante dei Diritti, il Comune di Corinaldo e la Magic srl (la società che gestisce la Lanterna Azzurra). 

I legali fuori dall’aula

I legali degli imputati avranno tempo fino al 22 marzo per presentare eventuali eccezioni sulla costituzione delle parti civili e all’uscita dal Tribunale il legale difensore di Souhaib Haddada, l’avvocato Mario Marchiò, ha già annunciato l’intenzione di voler presentare eccezioni sui  capi di imputazione del suo assistito. Al centro delle obiezioni del legale c’è soprattutto «l’associazione per delinquere», secondo il legale infatti Haddada quella notte non avrebbe «maneggiato nessun tipo di spray. Con l’associazione a delinquere sono tutti dentro, ma se salta verranno fuori le responsabilità di ognuno», ha dichiarato.

A sollevare dubbi sulla opportunità di costituzione tra le parti civili del Comune di Corinaldo e dalla Magic srl alcuni legali dei familiari delle vittime, perché sarebbero coinvolti nell’altro filone dell’inchiesta relativo alle autorizzazioni concesse al locale e al rispetto delle normative di sicurezza.

Francesco Vitali e il legale Irene Ciani

Presente in aula, al quinto piano del Tribunale dorico, Francesco Vitali, fratello di Benedetta, la 15enne rimasta uccisa quella terribile insieme a insieme a Emma (14 anni), Asia (15 anni), Daniele (16 anni), Mattia (17 anni) e Eleonora, ma mamma 39enne che aveva accompagnato la figlia nel locale.

«Li ho visti e ho avuto ribrezzo e anche pena, perché forse non sono neanche consapevoli di ciò che hanno causato e stanno causando – racconta Francesco Vitali dopo aver incontrato in aula la banda dello spray – . Hanno cambiato la vita di tante persone, soprattutto quelle di noi fratelli».

Un’attesa, quella del processo, che è quasi uno stillicidio per i familiari delle vittime, tanto che Francesco la definisce «snervante». «Ogni mattina, noi ci svegliamo costretti a ricominciare una giornata – spiega – mentre invece ci sono persone che hanno rovinato la nostra vita e che si svegliano tranquillamente in casa e con le loro abitudini. Questa è la cosa che ci da più fastidio. Finalmente oggi c’è stato il primo passo, ma finché non arriveremo ad una giustizia fatta noi non saremo tranquilli e sereni».

«Mi auguro si facciano un esame di coscienza e che capiscano quello che hanno fatto» si sfoga Francesco dopo aver perso l’amata sorellina, «ogni giorno, per noi, è un sopravvivere».

Le restrizioni legate all’emergenza Coronavirus hanno manifestato i loro effetti anche nell’udienza preliminare per la strage di Corinaldo: questa mattina infatti parti civili e legali (una quarantina circa) sono stati inizialmente dislocati nella biblioteca del Tribunale per poi farli entrare in aula a gruppi di 5 così da evitare assembramenti. Disposizioni finalizzate a  garantire la sicurezza, la stessa ragione per cui i legali i sei membri della “banda dello spray” non hanno incontrato i loro legali e avevano il volto coperto dalle mascherine.