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Ancona

Malattie Infettive di Torrette per metà Covid. Giacometti: «È un’ondata, il picco dopo Natale»

Il primario spiega che in un solo weekend a Torrette sono raddoppiati i ricoveri e che un'alta della Palazzina di Malattie Infettive è già stata riempita per metà. Il punto sulle sperimentazioni e la possibile evoluzione della pandemia

L'ospedale regionale di Torrette
L'ospedale regionale di Torrette, ad Ancona

ANCONA – Sono raddoppiati nell’ultima settimana i ricoveri in Clinica e Divisione di Malattie Infettive a Torrette. La crescita vorticosa dei contagi sta facendo aumentare anche il numero delle polmoniti che richiedono il ricovero ospedaliero. Se la scorsa settimana agli Ospedali Riuniti di Ancona c’erano una decina di pazienti, è bastato un solo weekend per salire a quota 25. In Clinica di Malattie Infettive sono 11 i degenti, stesso numero anche in Divisione, mentre in Terapia Intensiva i ricoverati sono 3, tutti in gravi condizioni.

«Abbiamo riempito tutta un’ala del reparto con i pazienti affetti da polmonite da covid-19 – spiega il primario della Clinica di Malattie Infettive, Andrea Giacometti –, i contagi sono cresciuti nel weekend, raddoppiando». La palazzina delle Malattie Infettive può ospitare fino a 50 pazienti, ma come osserva il professor Giacometti «per quasi la metà abbiamo riempito. Se l’andamento della pandemia proseguirà con questi numeri temo che per novembre saremo già pieni».

Secondo il primario però «non sarà un’ondata travolgente come quella di marzo e aprile», dal momento che si osservano delle differenze fra l’epidemia della fase emergenziale e quella attuale. L’età media dei pazienti Covid ricoverati a Torrette si aggira sopra i 70 anni, anche se sono stati ricoverati e successivamente dimessi anche tre persone 30enni, tutte con polmonite curata con il Remdesivir, uno dei farmaci che si sta sperimentando a Torrette e che sta dando risultati incoraggianti. «I pazienti che abbiamo ricoverato in questo momento sono tutti affetti da comorbilità, arrivano un pò da tutta la regione e si tratta dei casi più critici» puntualizza.

Andrea Giacometti, professore di Malattie Infettive e Pneumologia presso l’Università Politecnica delle Marche

«Tra marzo e aprile l’età media dei ricoveri era più bassa – spiega – avevamo anche persone 40enni e 50enni, ma in genere la media si aggirava intorno ai 60 anni». L’altra differenza saliente con i mesi più bui della pandemia è che «le polmoniti sono meno gravi rispetto a marzo e aprile», sottolinea il professor Giacometti, che tuttavia non abbassa la guardia e raccomanda prudenza.

Agli Ospedali Riuniti sono 3 le linee di sperimentazione attualmente attive: il plasma iperimmune, il Tofacitinib e il Remdesivir.  Il plasma è stato somministrato a 18 pazienti nelle Marche, Il Tofacitinib a due persone e il Remdesivir a 7 pazienti. Ma fra questi il farmaco che sta dando i risultati più incoraggianti è il Remdesivir, lo stesso utilizzato anche per curare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

«Il plasma se funziona non lo fa velocemente come avremmo sperato – spiega il primario – mentre il Remdesivir cambia la situazione nel giro di un giorno, massimo due: lo ho utilizzato anche in un paziente trapiantato di rene che è migliorato sensibilmente in una sola giornata. Il Tofacitinib lo abbiamo impiegato invece su un paio di pazienti ed agisce come un potente anti infiammatorio, ma ha degli effetti collaterali da considerare. Il Remdesivir al momento è il più promettente».

Cosa ne pensa della curva epidemiologica?
«Il virus non è cambiato, sta solo colpendo in maniera diversa rispetto al passato: forse può aver subito qualche mutazione puntiforme, ma ritengo che per Natale ci sarà una ulteriore crescita, con un picco dopo le festività. Bisogna considerare che le scuole restano aperte fino al 23 dicembre, che le temperature si abbassano: certo, non vedremo lo tsunami di marzo e aprile, ma una onda lunga si».

Il professor Giacometti richiama l’attenzione sulla concomitante ondata influenzale: «Il rischio, specie per gli anziani è quello di una doppia infezione, da covid e virus influenzale, che avrebbe esiti preoccupanti, anche solo se avvenisse in sequenza. Il contagio da parte di entrambi i virus è possibile, perché agiscono su recettori diversi: il virus influenzale agisce sui recettori Neuramidasi e Neuroglutina, mentre il covid sui recettori Ace. Fondamentale sarà la vaccinazione antinfluenzale».

Come vede le misure inserite nel nuovo Dpcm?
«Serviranno ad abbassare la curva, ma l’ondata arriverà lo stesso».
È preoccupato per la capacità ricettiva dell’ospedale?
«No, se ce l’abbiamo fatta a marzo e aprile ce la faremo anche adesso, ma vorrei evitare che quelle che sono le eccellenze di Torrette come la Neurochirurgia, la Cardiochirurgia e i Trapianti possano finire per paralizzare la loro attività per accogliere i pazienti covid». Al momento intanto la palazzina delle Malattie Infettive è già per metà area covid.