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Ancona

Suicidio medicalmente assistito, l’assessore Saltamartini: «Serve una norma»

Il titolare regionale della Sanità, intervenuto sul caso di “Mario” e “Antonio”, i due pazienti marchigiani tetraplegici che chiedono di accedere all'eutanasia, ha spiegato che serve un intervento del legislatore

ANCONA – «La Corte Costituzionale italiana, ma anche la Cedu, Corte europea dei diritti dell’uomo, hanno detto che le Costituzioni moderne proteggono il diritto alla vita, quindi immaginare che vi sia la possibilità per un individuo di decidere in che condizioni morire e quando morire è un tema di assoluta attualità: dobbiamo inserire nell’ordinamento una norma che fino ad oggi è stata considerata quasi “blasfema” perché il diritto alla vita e le costituzioni che proteggono questo diritto, in particolare l’articolo 2 della nostra Costituzione, hanno stabilito appunto la garanzia della vita». È quanto ha affermato l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini, rispondendo ai giornalisti sul caso “Mario” il tetraplegico marchigiano di 43 anni immobilizzato in seguito ad un incidente, che sta combattendo da oltre un anno una battaglia per poter accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia.

«È improprio chiedere alla Regione di attuare un percorso di fine vita, di aiuto al suicidio, senza che questo sia stato delineato compiutamente a livello normativo» ha detto l’assessore. Nelle Marche quello di “Mario” non è l’unico caso di persona tetraplegica che chiede di accedere al suicidio medicalmente assistito. L‘Associazione Luca Coscioni sta supportando anche “Antonio”, immobilizzato da 8 anni e la cui prima udienza del procedimento si è svolta lunedì scorso (17 gennaio). 

Ma se “Antonio” è in attesa di sentenza da parte del giudice, “Mario” aveva già avuto una sentenza dalla sua con la quale il giudice aveva disposto da parte di Asur Marche l’accertamento dei requisiti per il suicidio medicalmente assistito in base alla sentenza Cappato-dj Fabo. E il Comitato Etico, dopo alcune diffide ad Asur e al governo da parte di “Mario” si era pronunciato, ma la vicenda si è bloccata sul farmaco da utilizzare.

Filippo Saltamartini, assessore regionale alla Sanità

Saltamartini fa notare che si tratta di «temi di una complessità enorme che richiedono l’intervento del legislatore. Non si può chiedere alla Regione, o ai dirigenti, con un atto amministrativo di stabilire queste norme, tanto più per il fatto che se queste persone subiscono un danno ci può essere anche il concorso nel reato di omicidio colposo».

Insomma per l’assessore «serve una norma» e in tal senso il «disegno di legge» in discussione in Parlamento, sta affrontando «in quali forme e modalità è possibile somministrare delle sostanze venefiche ad una persona da parte del settore pubblico» dal momento che «non c’è un obbligo da parte del personale sanitario di aiutare le persone a suicidarsi, non sono definite le modalità per giungere a quella finalità».

Il legislatore, «dovrà conformare questa nuova domanda, che viene dalla società civile, di poter assicurare a delle persone che si trovano in determinate condizioni di poter ricevere la somministrazione letale» aggiunge, ma servono norme «chiare» in modo che «chi deve applicarle sia nella certezza di muoversi in uno stato amministrativo». Infine l’assessore ha tenuto a precisare che «gli atti amministrativi chiesti alla Regione, sono atti non per provvedere al fine vita, ma per provvedere ad una organizzazione sanitaria».