Ancona-Osimo

Ancona, studenti in piazza: «Non siamo un voto, la scuola ci ascolti. Sì al sostegno psicologico»

Il Gulliver in piazza Roma: «Il manifesto per la salute mentale incarna una visione del mondo scolastico agli antipodi rispetto alla cosiddetta scuola del merito. Vogliamo un’estensione strutturale del servizio di assistenza psicologica»

Il Gulliver in piazza

ANCONA – «Vogliamo scuole a misure di studenti. Noi non siamo un voto». È questo il grido lanciato da piazza Roma, dove ieri 15 marzo si sono ritrovati diversi giovani della lista universitaria Gulliver. Una manifestazione per promuovere la salute mentale negli spazi scolastici e accendere i riflettori sull’importanza dell’attenzione verso i giovani.

«Il 17 febbraio 2024 – ha esordito la neopresidente del Gulliver, Veronica Barlassina – l’Istituto Superiore Savoia Benincasa è stato teatro dell’ennesimo caso di uno studente che ha pensato fosse meglio togliersi la vita piuttosto che continuare a sostenere il peso delle aspettative di una società sempre più esigente e sempre meno incline all’ascolto delle necessità del singolo».

«A suonare più forte del solito – dicono – è una campanella amara che ci ricorda quanto siamo immersi in un sistema dell’istruzione aziendalistico, che fa dell’efficienza e della produttività i suoi capisaldi e promuove una soffocante gara al risultato. Il movimento scolasticamente sani nasce dall’esigenza degli studenti di Ancona e della sua provincia di discutere dei problemi di stigmatizzazione della salute mentale nelle scuole e problemi del sistema scolastico più generali».

«La criticità della situazione ci ha spinti ad organizzare vari momenti di scambio e confronto in un clima propositivo e caratterizzato da un dialogo aperto tra pari. Dopo l’assemblea pubblica del 27 Febbraio, che ha rappresentato l’apertura di un cantiere di riflessione per immaginare un sistema scolastico diverso, abbiamo deciso di scrivere assieme agli studenti un manifesto per la salute mentale che possa fungere da piattaforma di riferimento per chi fosse interessato a far confluire le sue energie in questa sfida».

«Il manifesto incarna una visione del mondo scolastico completamente agli antipodi rispetto alla cosiddetta scuola del merito, che, trovando le sue radici nel classismo, crea disparità, competizione, aumenta la pressione sulle prestazioni e contribuisce ad accrescere quelle disuguaglianze che lacerano da anni l’istruzione pubblica. Vogliamo un’estensione strutturale del servizio di assistenza psicologica, un maggiore coinvolgimento della rete dei servizi socio-sanitari e assistenziali territoriali anche  per la stipulazione di convenzioni accessibili e una particolare attenzione alla prevenzione».

E ancora: «È necessario predisporre un ambiente di apprendimento responsabilizzante e motivante, attraverso cui individuare in anticipo situazioni di disagio, legate in particolare ai disturbi alimentari, alla disforia di genere e alle dipendenze, nonché a situazioni di devianza, quali bullismo e cyberbullismo. Vogliamo spazi negli istituti che consentano di vivere la scuola come un luogo di scambio e d’incontro in cui poter esprimere sé stessi in contesti che esulano prettamente dallo studio.  Accanto a questi, rivendichiamo la necessità di spazi di aggregazione cittadini per giovani e studenti che possano restituire centralità alla cultura nelle sue varie sfumature».

«Riteniamo imprescindibili una costante formazione del corpo docenti, una cura per l’educazione sessuale e affettiva, l’implementazione della carriera alias e un drastico ripensamento del metodo di valutazione usato nella quasi totalità degli istituti italiani. Il metodo quantitativo fomenta la competitività tossica e il senso di inadeguatezza, pertanto chiediamo una riflessione su altri modelli di stampo qualitativo più incentrati sugli studenti e sulle relazioni».

«Questi punti rappresentano un punto di partenza di una strada molto lunga che ha come orizzonte il rinnovamento del mondo scolastico. La nostra generazione è estremamente fragile, visto il periodo storico che viviamo e la pandemia, esperienza ormai passata ma ancora vivida nella nostra memoria. A causa della classe dirigente degli ultimi 30 anni l’instabilità e l’incertezza del futuro sono le nostre principali prospettive. La salute mentale non è un capriccio ma un diritto che va tutelato mediante una rete di strumenti messi a disposizione di chi ne ha bisogno senza spese. La scuola non è solo nozioni, verifiche ed interrogazioni, noi non siamo un voto. Esigiamo la fine dello stigma sulla salute e sul benessere psicologico, spazi di aggregazione e un sistema scolastico inclusivo che tenga conto di tutte le soggettività che lo vivono».

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