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Ancona

Stress e covid, lo psichiatra: «Epidemia di disagio. Necessarie risorse per la salute mentale»

Il professor Umberto Volpe, primario della Clinica di Psichiatria dell'ospedale regionale di Ancona, spiega che ansia e depressione sono in crescita, così come i suicidi: lo evidenzia uno studio sul Journal of Affective Disorder targato Torrette

ragazza, ansia, finestra
Foto di Free-Photos da Pixabay

ANCONA – «Molte persone stanno mostrando segni di sofferenza psicologica, come se fosse una vera e propria epidemia di disagio mentale». A lanciare l’allarme è il professor Umberto Volpe, primario della Clinica di Psichiatria degli Ospedali Riuniti di Ancona. «Esistono ormai molte e consolidate evidenze, nazionali ed internazionali, che dimostrano come si stia verificando in questi mesi una sorta di “pandemia nella pandemia”» che vede il disagio mentale al centro di una notevole diffusione, fra le cui manifestazioni c’è anche «la “fobia da covid”» spiega lo psichiatra.

«I primi ricercatori a riportare questo effetto sono stati, ovviamente, quelli cinesi in ragione della diffusione dell’infezione prima in quella regione del mondo – prosegue -. Vari articoli hanno riportato, ad esempio, tassi di prevalenza di depressione e ansia che si attestano al 20 – 35%, valori significativamente più alti del solito, al di sotto del 10%».

A sostegno di questa tesi c’è anche lo studio italiano Comet, «il più ampio sull’argomento realizzato in Italia, su oltre 20mila soggetti, a cui ha partecipato anche la Clinica Psichiatrica universitaria di Torrette» dal quale è emerso «un notevole incremento dei livelli di stress della popolazione generale nella cosiddetta “fase 1″» e «un significativo aumento del rischio di sviluppare ansia e depressione».

Umberto Volpe, primario della Clinica di Psichiatria di Torrette

Il professor Volpe spiega che il rischio di manifestare questi disturbi è più marcato nelle persone che avevano già sofferto in passato di queste patologie e nelle donne. «Ovviamente, va considerato che a livello individuale si è osservata una certa variabilità dei quadri allegati che andavano da sintomi più sfumati e aspecifici, come percezione individuale di aumentato stress, lieve ansia, insonnia, a quadri clinici più gravi e clinicamente significativi come ad esempio, un netto aumento dei tassi di suicidio».

Una situazione che oltretutto si sta prolungando vista la seconda ondata del virus, creando ulteriore stress nella popolazione e ansie non solo legate alla salute, ma anche di tipo economico per le limitazioni imposte per frenare la diffusione del virus.

«Non sono ancora disponibili dati attendibili relativi alla fase che stiamo vivendo, per vari motivi» afferma lo psichiatra, spiegando che occorre tempo per raccogliere ed analizzare i dati sanitari ed alcuni effetti della diffusione del virus e dell’isolamento legato alle misure di lockdown «sono “acuti”, si sono cioè rilevati nell’immediatezza degli accadimenti, come nel caso di ansia e depressione, mentre altri si articolano in una cornice temporale più ampia, anche a distanza di mesi dall’evento indice, come nel caso dei disturbi post-traumatici».

Insomma ci vorrà del tempo per capire la reale portata dell’impatto della pandemia sulla salute mentale, ma già un primo polso della situazione non lascia trasparire dati confortanti. Il professor Volpe, infatti, osserva che nei mesi a venire, oltre agli effetti della pandemia in sé e del lockdown, «probabilmente avremo una percezione più concreta sia delle reazioni da “lutto complicato” che affliggono sempre più persone che hanno perso i loro cari, in circostanze peraltro non usuali e spesso traumatiche, ma anche degli effetti negativi della pandemia sull’economia del paese: non è difficile prevedere un ulteriore incremento dei sintomi ansioso-depressivi nella popolazione generale».

Lo psichiatra spiega che in un articolo di prossima pubblicazione sul Journal of Affective Disorder, a firma del professore associato alla Clinica di Psichiatria di Torrette, Virginio Salvi, «si prevede nei mesi a venire che si osserveranno effetti più gravi e duraturi sulla salute mentale, proprio in termini di un aumento di casi di ansia e depressione: è da attendersi che il tasso di disoccupazione in Italia salga dall’attuale 10% al 17%, il che significa circa un 1.800.000 disoccupati in più, che potrebbe a loro volta determinare circa 130.000 casi di depressione in più rispetto alla situazione attuale».

Ma se da un lato i disturbi mentali sono previsti in aumento, dall’altro lato «bisogna anche considerare che molte delle persone che attualmente esperiscono ansia e depressione potrebbero auspicabilmente, a fine lockdown e con la riduzione della percezione di isolamento e solitudine, ritornare ad un livello di funzionamento individuale e sociale “normale” con minori effetti sulla salute mentale – evidenzia Umberto Volpe – . Tuttavia, è probabile che non sarà così per tutti. Molto dipenderà anche dalle risorse che verranno destinate dalla politica sanitaria verso la gestione degli effetti a breve, medio e lungo termine della pandemia sulla salute mentale».