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Ancona

Ancona, ecco la strana Pasqua dei ristoratori: menù, asporto e… rinunce

Abbiamo parlato con Roberto Picciafuoco del Pincio, Giorgio Tucci del Ristorante della Rosa e Giorgio Capitanelli della Trattoria Norma di Loreto: ecco i loro punti di vista sulla situazione

Risotrante Rosa copertina

ANCONA- I ristoratori, insieme ai baristi, sono probabilmente una delle categorie più colpite in assoluto dall’avvento della pandemia fino ad oggi. Prima il lockdown, poi il coprifuoco e l’Italia a fasce hanno di fatto interrotto da tempo immemore il regolare servizio a cena e come se non bastasse, nelle nuove misure scelte dal Governo Draghi per contrastare il virus, il prolungamento della zona rossa/arancione (con chiusura anche a pranzo dei ristoranti) ha interessato anche le festività pasquali. Nonostante questo, alcuni hanno provato a riorganizzarsi con la scelta di un menù particolare fondandosi sulla possibilità dell’asporto, altri ancora hanno tentato di reinventare scegliendo la strada dell’originalità ma c’è anche chi si è arreso optando per una chiusura totale nei giorni di festa.

Roberto Picciafuoco, titolare del Pincio

«Per il menù di Pasqua, anche quest’anno, abbiamo scelto due piatti di carne e due di pesce che possono essere consultati dettagliatamente sui nostri canali social – spiega Roberto Picciafuoco del Ristorante Pizzeria il Pincio di Ancona -. Non c’è bisogno di prendere il menù completo ma si può comporre tranquillamente a seconda dei piatti che si preferiscono. Le prenotazioni stanno andando bene, ormai con l’asporto abbiamo preso una certa familiarità. Oltre alla pizza, già da mesi, la gente chiede anche piatti di carne e pesce affidandosi alla qualità».

Sulla Pasqua che i ristoratori si apprestano a vivere, Picciafuoco racconta una chiara verità: «Sarà una festività molto tranquilla, la gente ormai si cucina molto a casa perchè bisogna anche riempire il tempo delle giornate. Capita spesso che ci vengano chiesti precotti o semplicemente sughi per non perdere l’abitudine di cucinare. Dal canto nostro ci siamo ormai abituati all’asporto, cerchiamo di migliorarlo e di alzare gli standard scanalando le prenotazioni soprattutto nel finesettimana sia per dare orari precisi ai clienti e sia, naturalmente, per evitare assembramenti».

Giorgio Tucci del Ristorante della Rosa

La qualità è di casa al Ristorante della Rosa di Sirolo ma come ci spiega il titolare Giorgio Tucci le difficoltà sono evidenti: «Abbiamo proposto un menù che si può trovare pubblicizzato sui social con delle indicazioni su come terminare le cotture o riscaldare e per tutti coloro che ritireranno il pranzo di Pasqua il giorno prima oltre ad un prezzo esclusivo regaleremo anche una bottiglia di Passerina. Le richieste, purtroppo, non sono tantissime ma le difficoltà sono ovviamente nelle consegne che non ci agevolano certo il margine di manovra».

C’è anche un pensiero al futuro, nella speranza di lasciarsi il prima possibile dietro questo duro momento: «La situazione non mi sembra in miglioramento, almeno per il momento. Una schiarita è prevista per maggio/giugno, attendiamo speranzosi».

Una foto di repertorio dello staff Trattoria Norma

Nel panorama dei ristoratori esiste anche chi, a fronte delle difficoltà, ha deciso momentaneamente di rimanere chiuso. È il caso della Trattoria “Norma” di Loreto il cui volto storico Giorgio Capitanelli ci racconta i motivi di questa scelta: «La scelta di rimanere chiusi deriva dal fatto che il nostro piatto forte, quello della carne alla griglia, non è particolarmente adatta per l’asporto. Non so se abbiamo fatto bene o male ma attrezzare rischiando che avanzi tanta roba non è il massimo. Non potevamo fare altrimenti».

Il presente e il futuro non offrono grandi certezze ma la voglia di ripartire e di ritrovare serenità e normalità è alla base di tutto: «La Pasqua dipende da che lato la prendiamo. Dal punto di vista lavorativo siamo bloccati, togliendoci le cene siamo stati ampiamente penalizzati. Con l’asporto non si può pensare di sopravvivere. Ne approfitteremo per stare a casa in famiglia. Speriamo solo di riaprire quanto prima, si parla di maggio ma metà aprile sarebbe meglio. La cosa importante è trovare regolarità, la zona gialla con i soli pranzi non basta più».