Centro Pagina - cronaca e attualità

Ancona

Tragedia di Corinaldo, le famiglie chiedono giustizia: «Pena esemplare»

I familiari delle vittime della Lanterna Azzurra chiedono giustizia in tempi rapidi due anni e mezzo dopo la terribile notte in cui hanno perso la vita 5 adolescenti e una mamma di 39 anni

Lanterna Azzurra di Corinaldo
Sopralluogo alla Lanterna Azzurra (foto d'archivio)

ANCONA – «Ci aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso nel più breve tempo possibile e soprattutto che sia esemplare». Così Francesco Vitali, fratello di Benedetta, la 15enne di Fano che la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 perse la vita alla Lanterna Azzurra, la discoteca di Corinaldo, insieme ad Asia Nasoni, 14 anni, di Senigallia; Emma Fabini, 14 anni, di Senigallia; Mattia Orlandi, 15 anni, di Frontone; Daniele Pongetti, 16 anni, di Senigallia ed Eleonora Girolimini, la mamma di 39 anni, di Senigallia.

Irene Ciani e Francesco Vitali

In Aula al Tribunale di Ancona per l’udienza preliminare del secondo filone processuale per la strage di Corinaldo, Francesco Vitali, accompagnato dal legale Irene Ciani, ha rivendicato la necessità di fare giustizia per la morte di 5 adolescenti e una mamma, vite che non dovevano essere spezzate. La famiglia Vitali chiede pene esemplari «nel rispetto di chi ha perso la vita».

Il legale Irene Ciani ha annunciato «chiederemo il risarcimento danni per questa tragedia immane e faremo quanto possibile, per quanto rimesso in capo alle parti civili, per accelerare il più possibile dal momento che sono già trascorsi due anni e mezzo e le famiglie si aspettano giustizia velocemente».

Francesco Vitali con la sorella Benedetta

«Mi auguro che qualcuno sia chiamato a pagare o almeno ad assumersi delle responsabilità per ciò che è successo» afferma Fazio Fabini, papà di Emma, la 14enne di Senigallia rimasta travolta insieme alle altre vittime nella calca. «È molto complesso parlare di giustizia – spiega – quando la prima udienza viene fissata dopo due anni e mezzo dalla tragedia e la seconda dopo quattro mesi. Continuando di questo passo il processo vero e proprio non so quando inizierà: c’è qualcosa che non funziona».

Il papà di Emma si definisce «veramente indignato» per le affermazioni chi di dice che «questo deve servire da esempio e questi fatti non si ripeteranno mai più». Fabini fa un parallelismo con la caduta della cabina della funivia del Mottarone, dove ieri hanno perso la vita 14 persone, tra le quali anche dei bambini. Anche in questo caso «sembrano evidenti responsabilità da parte di coloro che dovevano fare dei controlli», fa notare il papà di Emma.

Emma Fabini, l’adolescente tra le vittime della strage di Corinaldo

Fabini aggiunge: «vorrei che una volta per sempre si facciano le cose in modo corretto, in base alle normative e senza negligenza o superficialità», in ogni caso, sottolinea, «nessuna pena potrà mai darci soddisfazione,  ma una pena esemplare può servire da monito per far comprendere che occorre fare il proprio dovere».

Questa mattina nel Tribunale dorico si sono costituite una cinquantina circa di parti civili nell’ambito del secondo filone processuale della strage di Corinaldo. Davanti al gup del Tribunale di Ancona, Francesca De Palma, si è svolta l’udienza preliminare del nuovo capitolo processuale della strage della Lanterna Azzurra, quello legato al rilascio dei permessi, alla proprietà e alla gestione della struttura dove morirono 5 adolescenti e una mamma 39enne che aveva accompagnato la figlia nel locale nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018. Tutti travolti dalla calca nel fuggi fuggi dalla discoteca.

L’Aula 8 del Tribunale di Ancona

In questo secondo filone processuale, che si è aperto oggi – 24 maggio – sono 19 gli imputati accusati di omicidio colposo plurimo, lesioni anche gravissime, falso e disastro colposo: tra questi figurano i proprietari del locale, i gestori della discoteca, tra i quali la società Magic srl, alcuni addetti alla sicurezza, e chi rilasciò i permessi al locale, tra questi i sei componenti della Commissione di Vigilanza che diede il nullaosta nel 2017 all’esecuzione di pubblici spettacoli all’interno della struttura che un tempo era un magazzino agricolo. Nella commissione oltre al sindaco di Corinaldo, Matteo Principi, ci sono tecnici e consulenti. Secondo i pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai, il locale non garantiva le condizioni di sicurezza necessarie allo svolgimento di pubblici spettacoli.

Nel primo capitolo del processo vennero accertate le responsabilità della “banda dello spray” costituita da un gruppo di giovani della Bassa Modenese: la sentenza emessa a fine luglio 2020 dal gup del tribunale di Ancona, Paola Moscaroli, al termine del processo con rito abbreviato, aveva riconosciuto tutti i capi di imputazione tranne l’associazione a delinquere.

I sei componenti del gruppetto (Ugo Di Puorto, Raffele Mormone, Badr Amouiyah, Andrea Cavallari, Moez Akari e Souhaib Haddada), dedito ai furti con strappo all’interno delle discoteche, dove spruzzavano sostanze urticanti per approfittare della confusione così da mettere a segno i loro colpi, erano stati condannati a pene tra i 10 e i 12 anni, con uno sconto significativo rispetto alle richieste dei pm Paolo Gubinelli e Valentina BavaiUna sentenza che aveva lasciato l’amaro in bocca alle famiglie delle vittime e dei feriti.