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Ancona

“Storie di strada”, taglio del nastro per la mostra di Letizia Battaglia – VIDEO

Sono oltre trecento le immagini in mostra alla Mole Vanvitelliana, scattate dalla celebre fotografa palermitana. Foto che ripercorrono 40 anni di storia italiana, di uomini, di donne, di bambini e di vittime di mafia

L'ingresso alla mostra "Storie di strada" della fotografa palermitana Letizia Battaglia

ANCONA – «Ribellione e tenerezza» è quanto trasmettono le immagini catturate da Letizia Battaglia, la celebre fotografa palermitana, prima fotoreporter della storia italiana, in mostra alla Mole Vanvitelliana di Ancona. A descrivere i preziosi scatti che hanno immortalato oltre 40 anni di vita e tradizioni del nostro Paese, è Francesca Alfano Miglietti, teorico dell’arte e curatrice della mostra “Storie di Strada”, inaugurata oggi (25 luglio) nel capoluogo.

Dai grandi personaggi che hanno costellato la storia italiana, ai volti delle donne, dei bambini, dei poveri, nelle foto di Letizia Battaglia c’è uno spaccato di una società di un tempo che oggi sembra quasi più vicina, dopo lo “sconquassamento” portato dal covid. Ci sono Berlinguer, Guttuso, Pasolini, Ferlinghetti, Frank Zappa e Peppino Impastato, vittima delle esecuzioni mafiose, quelle stragi che Letizia Battaglia ha documentato come fotoreporter del giornale palermitano L’Ora. 

Oltre trecento immagini che trasudano vita e morte, che trasmetto un arcobaleno di emozioni che tocca tutte le gradazioni: dal cupo delle vittime di mafia, al toni più chiari e luminosi della spensieratezza dei bambini. Una artista dalla «fortissima umanità e grande empatia», la cui lezione di vita è quella di «potersi ribellare sempre», spiega la curatrice dell’evento. «Due contraddizioni che sono anche nel suo nome, nel quale si intrecciano le due anime in modo miracoloso», perché l’artista è Letizia nella sua gioia di vivere, ma allo stesso tempo Battaglia nell’approccio grintoso, anticonvenzionale e battagliero alla vita e alla professione

Paolo Marasca e Francesca Alfano Miglietti

Immagini, quelle dell’artista, che “parlano” anche di diritti sociali, come quelli del Gay Pride, «foto che più che urlare – secondo la sua curatrice – avvicinano moltissimo, e dove si possono sentire anche gli odori. Mi piacciono molto i poveri che ridono – spiega -, perché ridono in una maniera più diretta, più forte che non i ricchi».

L’assessore alla cultura Paolo Marasca che ha portato la mostra alla Mole nonostante le misure anti contagio, parla di scelta coraggiosa, di una scelta politica che «vuole confermare l’importanza dei momenti culturali».