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Ancona

Cacciatori di cinghiali liberi di spostarsi fuori Comune: Lac protesta e scrive alla Prefettura

Il delegato della Lega Abolizione Caccia lancia l'allarme sul rischio di diffusione della pandemia fra i cacciatori e rimarca come le braccate non facciano che aumentare la popolazione di cinghiali

Cacciatori (Foto di PublicDomainPictures da Pixabay)

ANCONA – «Mentre la stragrande maggioranza degli italiani è soggetta, a causa dall’emergenza del coronavirus, a forti limitazioni della propria mobilità e libertà personale, esiste una ristretta élite di persone, i cacciatori di cinghiali, che invece possono liberamente e spassarsela allegramente ed indisturbati, alla faccia di tutti gli altri cittadini, andando a sparare nei boschi a caccia di cinghiali». Così il delegato Lac Danilo Baldini commenta così la notizia diffusa dal commissario regionale della Lega, Riccardo Augusto Marchetti, che dopo un vertice con la Prefettura e con l’assessore Mirco Carloni, ha chiarito che i cinghialai (cacciatori di cinghiali) possono «effettuare battute di caccia fuori dai confini comunali».

Baldini però lancia l’allarme sul rischio di diffusione del covid-19, dal momento che, come evidenzia, per le “braccate” vengono impiegati «decine e decine di cacciatori». Insomma una tipologia di attività venatoria pericolosa sia sul fronte della pandemia che dell’impiego di armi dotate di una «gittata di tiro anche di svariati chilometri» con il rischio di incidenti.

Secondo il delegato della Lega per l’Abolizione della Caccia, non si tratta di un compito di «utilità sociale» per il contenimento dei danni causati dai cinghiali alle culture agricole e per via degli incidenti stradali, la caccia al cinghiale è piuttosto un «sadico passatempo» pericoloso di questi tempi perché «può veicolare il virus da un cacciatore ad un altro, ai loro familiari, agli stessi cinghiali». Per questo sta preparando insieme ad altre associazioni animaliste e ambientaliste una lettera da inviare in Prefettura per chiedere la sospensione della caccia al cinghiale.

Baldini rimarca che «sono proprio i cacciatori ad avere determinato il “problema” dei cinghiali, avendo introdotto decenni fa la specie di cinghiale dell’Est Europa, molto più grande e prolifera di quella autoctona italica, che era confinata in alcune aree del Paese, come la Maremma e la Sardegna». Inoltre spiega che «i cacciatori hanno fatto incrociare questa specie anche con i maiali, creando un ibrido ancora più prolifico ed adattabile ad ogni tipo di ambiente».

«Tutti gli studi scientifici ed i censimenti faunistici effettuati sui cinghiali – conclude – dimostrano che è proprio la caccia accanita, ed in particolare la braccata, a determinare la dispersione dei branchi di cinghiali sul territorio, l’aumento dell’ “estro” nelle femmine e quindi la loro proliferazione».