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Ancona

Sisma, slitta la mozione del Pd su stato d’emergenza. Polemiche in Aula

La mozione a firma Pd, Rinasci Marche e M5S, ha suscitato un articolato dibattito in Aula, dove non sono mancate polemiche tra maggioranza e opposizione

ANCONA – La richiesta dello stato di emergenza per il sisma che ha colpito la costa pesarese e anconetana con epicentro in mare, è stata al centro del dibattito odierno in consiglio regionale. Il gruppo consiliare del Pd, ha presentato una mozione, primo firmatario il consigliere Andrea Biancani (sottoscritta da tutto il gruppo) e dai consiglieri di opposizione Luca Santarelli (Rinasci Marche) e Marta Ruggeri (M5s) per chiedere alla giunta di sollecitare il Governo ad attivare lo stato di emergenza.

Mozione che ha suscitato un articolato dibattito in Aula, dove non sono mancate polemiche tra maggioranza e opposizione. Alla fine però è stata rinviata alla prossima seduta assembleare. Il consigliere Andrea Biancani nel suo intervento ha fatto notare che dalle scosse è trascorsa più di una settimana, evidenziando la necessità di chiedere lo stato di emergenza. D parere diametralmente opposto il capogruppo della Lega Renzo Marinelli, che replicando alle parole di Biancani ha spiegato che prima di dichiarare lo stato di emergenza, occorre procedere ad una mappatura dei danni, già in corso. Nell’evidenziare la necessità di porre attenzione a privati che hanno dovuto abbandonare la propria abitazione, ha spiegato che nel 2016, quando venne chiesto lo stato d’emergenza su tutta la regione Marche «poi ci siamo resi conto che sono stati più i danni che i vantaggi, perché poi i turisti non venivano» in quanto con lo stato di emergenza si era creata «una situazione di terrore» per cui «dobbiamo essere attenti e valutare i danni». Inoltre riferendosi al sisma che aveva colpito l’entroterra ascolano e maceratese ha ricordato «c’è chi aspetta da sei anni».

Anna Casini (Pd) si è detta «basita» per le parole del capogruppo della Lega Renzo Marinelli ed ha ricordato gli interventi dell’ex governatore Luca Ceriscioli (Pd) che nel 2016 chiese lo stato d’emergenza il giorno dopo il sisma. «In quell’occasione il presidente chiese ai sindaci un rendiconto veloce per i danni sul territorio» ha detto Casini, ribattendo che «non è vero che in sei anni non si è fatto nulla» e ricordando che la «ricostruzione di Arquata è terminata». Per Casini il tema delle risorse è fondamentale, per questo ha invitato Acquaroli a richiederlo. Il capogruppo di Fratelli d’Itala Carlo Ciccioli, ha chiesto il rinvio della mozione «consegnata mezz’ora prima» e ha sottolineato che «nel frattempo è giusto che la giunta dia una valutazione dei fatti».

Il consigliere del Pd Romano Carancini ha sottolineato che lo stato emergenza va chiesto per gli oltre 800 familiari dei ragazzi anconetani trasferiti perché le loro scuole sono risultate inagibili. «Diamo una mano al presidente Acquaroli – ha dichiarato – : se questa mozione la votiamo tutti, il presidente va al governo con più forza». Parole riprese anche dalla capogruppo del M5s Marta Ruggeri la quale ha spiegato che l’Aula consiliare ha approvato mozioni «che chiedevano di tutto» mentre «una mozione che chiede una cosa doverosa» anche per il terremoto, «si scopre che potrebbe essere la prima mozione che indica che avere a livello nazionale lo stesso colore politico che c’è a livello regionale possa indebolirci anziché rafforzarci». «Non avevamo bisogno di questa sciagura – ha detto Ruggeri, ricordando l’alluvione e il sisma di sei anni fa -: da soli non abbiamo la forza di affrontarla».

Il consigliere della Lega Luca Serfilippi, fanese, ha sottolineato che «prima di chiedere lo stato di emergenza si fa la conta dei danni» e ha fatto un distinguo tra l’attuale sequenza sismica e il terremoto del 2016 quando «sono venute giù le case» evidenziando che «è importante dichiarare lo stato di emergenza quando c’è». Fabrizio Cesetti (Pd) ha rimarcato i danni da sisma testimoniati anche dal trasferimento degli alunni anconetani in altre sedi, mentre il consigliere dei Civici Giacomo Rossi, ha sottolineato l’importanza di una stima corretta dei danni che non sia basata sui ‘colori’ politici: «Non so come il sindaco di Pesaro, dopo un giorno, sia riuscito a calcolare 20 milioni di euro di danni – ha detto Rossi, aggiungendo con ironia -: dalle parti del Metauro abbiamo avuto a che fare con Marco Livio Salinatore, ora abbiamo Matteo Ricci il ‘calcolatore’».

Il capogruppo del Pd, Maurizio Mangialardi, ha ricordato la rapidità con cui il governo Draghi il giorno dopo l’alluvione che il 15 settembre ha colpito il Senigalliese e Pesarese ha messo a disposizione delle risorse fin dal giorno dopo. Il terremoto «impone la richiesta dello stato di emergenza» ha detto il capogruppo dei dem, affermando «ha ragione Ciccioli, io mi aspettavo la dichiarazione del presidente Acquaroli». Mangialardi ha ricordato che la faglia sismica responsabile della sequenza è localizzata in mare, di fronte alla costa marchigiana, dove erano state localizzate anche altre scosse come quelle del 1930 e del 1972. «Siamo al teatro dell’assurdo» ha aggiunto, spiegando che «tra qualche settimana i Comuni (senza lo stato di emergenza, ndr) rischiano di dover togliere servizi ai cittadini per non disturbare la Meloni. Siamo sbigottiti».

A replicare è stato il consigliere di Fratelli d’Italia Andrea Putzu, il quale ha sottolineato «l’atteggiamento genuflesso del Pd verso Ricci» che ha avanzato la proposta di chiedere lo stato di emergenza mentre la sindaca di Ancona, Valeria Mancinelli propenderebbe per lo stato di calamità. Putzu ha evidenziato che «chi si genuflette a Ricci» contemporaneamente «sputa in faccia alla Mancinelli». Insomma è un «partito democratico Ricci-dipendente» quello descritto dal consigliere FdI, che ha rimarcato la rapidità con cui il governatore Acquaroli ha chiesto lo stato di emergenza per l’alluvione nella quale sono morte 12 persone e c’è ancora una persona dispersa (Brunella Chiù). «Il sisma graze a Dio non ha ucciso nessuno – ha concluso -, non si può paragonare a quello del 2016. Certo però che bisogna trovare una soluzione».

Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche

Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, al termine del dibattito ha spiegato che non c’è «nessuna preclusione sulla richiesta di stato d’emergenza» e che «c’è una interlocuzione con i Comuni più interessati dalle scosse che hanno registrato maggiori danni: 24 milioni di euro sono state richieste di danni per sisma di cui 4 milioni da Comuni minori e 20 milioni da Pesaro». Il governatore ha poi precisato: «Entro domani mattina saprò qual è la situazione nel Comune di Ancona che mi sembra sia il più colpito a livello di danni a strutture pubbliche e private. Penso sia giusto arrivare a una definizione del quadro che non ha avuto danni a infrastrutture come ponti ferrovie».

«Finiamo la ricognizione e poi, se i danni riscontrati e l’assistenza alla popolazione richiede la richiesta dello stato d’emergenza – ha detto – lo faremo entro domani. ma è giusto avere un quadro definitivo della situazione in essere: abbiamo tutto il tempo per definire il quadro e procedere». Anche Acquaroli ha evidenziato che le Marche stanno «ancora aspettando risposte al sisma del 2016: stiamo cercando di affrontare la questione dell’alluvione quindi figuriamoci se può essere un problema dare strumenti necessari alla nostra comunità. È giusto fornire a Protezione civile nazionale un quadro dettagliato altrimenti si rischia di fare una richiesta senza un quadro preciso. Non c’è alcun tipo di contrarietà- ha concluso – , ma c’è attesa di conoscere informazioni definitive».

gruppo pd
Il gruppo assembleare del Pd

Dura la replica del Pd sul rinvio della mozione: «Con una decisione assurda, il centrodestra marchigiano ha impedito la discussione dell’atto che intendeva impegnare il presidente Acquaroli ad avanzare al governo nazionale la richiesta dello stato di emergenza – sostengono – . Atto che, è importante sottolinearlo, avrebbe permesso di accertare correttamente e in tempi brevi i danni per milioni di euro ad abitazioni, scuole, imprese e chiese, accelerando così le procedure per ottenere le risorse necessarie al ripristino degli edifici colpiti. Si tratta di una inaccettabile perdita di tempo, un vero e proprio schiaffo alle comunità costiere colpite dal sisma, che può essere spiegata solo in un modo, e cioè con la volontà del centrodestra di non disturbare il governo Meloni attraverso la richiesta di ulteriori risorse in vista della definizione dei contenuti del prossimo bilancio».

Pd, M5s e Rinasci Marche «stigmatizzano il rinvio della mozione. Quanto accaduto permette di far luce su un nuovo inquietante aspetto dell’ormai famigerato ‘modello Marche’. Scopriamo, infatti, che avere un’amministrazione regionale dello stesso colore politico del governo nazionale, anziché rappresentare un vantaggio rischia di diventare una clamorosa penalizzazione per le nostre comunità. Tutto ciò perché, come denunciamo ininterrottamente da due anni, – concludono – la priorità della giunta Acquaroli e della maggioranza che la sostiene è perseguire i loro interessi politici di parte, mettendo in secondo piano le reali esigenze dei cittadini»-