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Ancona

Scissione 5 Stelle, il senatore marchigiano Coltorti: «Invio armi a Ucraina lascia interdetti»

Il senatore marchigiano del Movimento 5 Stelle commenta la scissione del gruppo con la nascita di Insieme per il Futuro costituito da Di Maio. Il Popolo della Famiglia attacca

Mauro Coltorti, presidente della Commissione Infrastrutture e Trasporti del Senato

ANCONA – «Ogni parlamentare che lascia è un po’ di forza in meno per ottenere provvedimenti utili per il paese e contrastare quelli deleteri. Di Maio ha formato un gruppo a pieno supporto del governo Draghi divenendone uno dei più fedeli sostenitori. Ovviamente sono scelte laceranti che dispiacciono». Così il senatore del Movimento 5 Stelle Mauro Coltorti sulla scissione del gruppo politico con Di Maio che ha fondato “Insieme per il Futuro” portandosi dietro una cinquantina circa di parlamentari pentastellati (10 senatori e 40 deputati), e l’ex premier Conte che resta alla guida del movimento. Una crisi che covava sotto la cenere già da diverso tempo, quella del movimento fondato da Grillo, deflagrata, manco a dirlo, sul tema dell’invio delle armi in Ucraina sul quale i 5 Stelle sono implosi.

Il senatore marchigiano evidenzia che «il Movimento ha sostenuto sinora il governo per fronteggiare la pandemia e per vegliare il più possibile su un corretto utilizzo dei 208 miliardi del Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza) . Sin da subito abbiamo detto che non si trattava di una cambiale in bianco. Avremmo valutato di volta in volta la bontà dei provvedimenti. Ora il continuo invio di armi all’Ucraina, che dopo la situazione iniziale rischia di prolungare all’infinito la durata del conflitto, lascia interdetti molti membri del Movimento, incluso il sottoscritto».

Coltorti fa notare che «in Germania la lista delle armi fornite è stata resa pubblica mentre in Italia è secretata ed è dunque difficile stabilire cosa stiamo inviando. Il Movimento chiede inoltre da tempo che Draghi tutte le volte che va in un consesso internazionale interpelli prima il Parlamento e si faccia portavoce delle linee dettate dallo stesso. Draghi sinora ha esautorato il Parlamento di ogni ruolo, una prerogativa che non dovrebbe avere ma purtroppo sinora il Movimento 5 Stelle è stato l’unico a richiedere una discussione preventiva».

Nelle Marche ad aderire al nuovo gruppo costituito da Di Maio è stata la deputata fabrianese Patrizia Terzoni, unica adesione. «È evidente che la crisi ucraina ha avuto ripercussioni immense sulla vita dei cittadini ed anche su molti provvedimenti in corso finanziati con i fondi europei – osserva -. Al Movimento duole vedere riattivare l’uso delle energie fossili che è stato deciso di interrompere al 2035. Ad esempio è anacronistico l’uso delle centrali a carbone che hanno così pesanti ripercussioni su tutti gli ecosistemi e sulla salute dei cittadini. Il Movimento – conclude Coltorti – continuerà a lavorare avendo sempre come stella polare la salvaguardia dei beni comuni ed il benessere dei cittadini e credo che su questi temi i membri del nuovo gruppo ci saranno a fianco».

Fabio Sebastianelli

Ad andare all’attacco è Il Popolo della Famiglia che chiede le dimissioni del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in seguito alla scissione. «In qualsiasi paese del mondo il ministro si sarebbe dimesso», tuona il partito che per voce de3l coordinatore regionale Fabio Sebastianelli rilancia le parole di Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia. «La polverizzazione del M5s – dice Adinolfi in una nota stampa – è l’esito più clamoroso di questa indegna legislatura, aperta con Di Maio che chiede l’impeachment per Mattarella, chiusa con Di Maio che va da Mattarella per farsi blindare la poltrona. In nessun Paese al mondo un ministro degli Esteri organizzerebbe la scissione del principale partito e gruppo parlamentare in un tempo di guerra come questo. Se lo facesse darebbe inevitabilmente le dimissioni perché alla Farnesina è stato indicato in quanto leader di quel partito. Alle dimissioni per motivi siffatti del ministro degli Esteri seguirebbero crisi di governo e libere elezioni, come in Francia o Israele dove siamo alla quinta tornata di elezioni politiche in tre anni e mezzo. Da noi la volontà popolare dal 2011 viene stuprata, i partiti e i loro leader si comportano in modo indegno, ma tutti vogliono prioritariamente salvare poltrona e relativo stipendio».

Adinolfi chiede il voto anticipato: «Si ponga termine a questo insopportabile e triste spettacolo prima che i cittadini si stanchino del tutto della politica, convocando finalmente i comizi elettorali: si vada al voto anticipato e si lasci lo spazio agli italiani per giudicare la peggiore delle legislature repubblicane».

Sebastianelli, evidenzia che «quanto accaduto nell’ultima legislatura e in particolare gli avvenimenti di questo ultimo periodo, dimostra che ormai in Parlamento le lotte intestine» prevalgono «sul bene dei cittadini e del Paese. È ora di dire Basta. A questo proposito faccio un appello ai cittadini che fino ad oggi, alle elezioni, si sono astenuti: Se non votate, le cose resteranno sempre come ora».