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Ancona

Sciopero medici convenzionati, il sindacato: «Nelle Marche adesione molto alta. Colleghi ucraini nel cuore»

La mobilitazione a Roma per contestare la proposta del governo circa l’accordo collettivo nazionale per la medicina convenzionata. Uno sciopero con il pensiero rivolto ai colleghi ucraini

ANCONA – «Scioperiamo per tutelare i diritti della categoria medica con l’Ucraina nel cuore. In questa giornata il nostro pensiero non può che andare a questo popolo e ai colleghi medici che in quel paese stanno fronteggiando una terribile emergenza, i cui effetti si sommano a quelli della pandemia ancora in atto». Così Alessandra Moraca, segretario regionale del Sindacato Medici italiani – Smi, che insieme al Simet – Sindacato Italiano Medici del Territorio, ha indetto lo sciopero dei medici dell’area convenzionata, con la chiusura degli ambulatori il 1° e il 2 marzo, per contestare la proposta del governo circa l’accordo collettivo nazionale per la medicina  convenzionata.

Uno sciopero che sta vedendo una adesione molto alta, come fa sapere la sindacalista: «L’adesione allo sciopero ha superato ogni più rosea aspettativa sia nelle Marche che a livello nazionale – spiega -, riscuotendo la partecipazione anche di medici convenzionati non iscritti né a Smi né a Simet, a testimonianza di quanto i temi al centro della mobilitazione siano sentiti dalla categoria».

«Dopo inutili tentativi di trattativa» spiega Moraca, Smi e Simet hanno «deciso di apporre solo una firma tecnica per poter così contrastare a livello regionale ulteriori derive» ed hanno indetto due giornate di sciopero «con la chiusura degli ambulatori l’1-2 marzo convocando anche una manifestazione a Roma» che si tiene oggi 2 marzo dalle 9 alle 13 davanti al ministero della Salute.

Alessandra Moraca, segretario regionale Smi

«Anche i medici marchigiani faranno la loro parte» afferma, nel sottolineare che «l’inaccettabile proposta ricevuta a livello centrale ha costretto il sindacato ad utilizzare lo sciopero, così come prevede la Costituzione italiana, come modalità di tutela dei diritti di questi medici per ciò che concerne carichi di lavoro insostenibili, mancanza di tutele (maternità, ferie, malattia), il non riconoscimento dell’infortunio sul lavoro e l’eccessiva presenza di burocrazia che rallenta il lavoro di tutti i giorni  e sottrae sempre di più tempo che il medico dovrebbe dedicare al paziente».      

Uno sciopero che vuole anche accendere i riflettori sui «medici deceduti per la pandemia Covid a cui inizialmente non era stato riconosciuto alcun indennizzo, ma ora sembra che qualcosa verrà liquidato, anche se questa sarà una quota irrisoria rispetto al valore che questi medici hanno dimostrato, morendo nell’espletamento della loro professione di medico».

Il Sindacato dei Medici Italiani, chiede «fermamente di poter effettuare a tal proposito una modifica strutturale prevedendo  anche per i medici convenzionati una copertura Inail e ribadiscono che è indispensabile che venga liquidato un indennizzo congruo per le famiglie che hanno perso i loro cari e non l’irrisoria somma proposta. In memoria di questi Colleghi deceduti per il Covid, durante lo sciopero del 2 marzo verrà osservato un minuto di silenzio».

«È inutile dire solo a parole che i medici svolgono un ruolo cruciale ogni giorno – aggiunge -, dimostrato ancora una volta durante questa pandemia che li ha spinti a non risparmiarsi, ma anzi ad essere in prima linea con la loro professionalità ed il loro spirito di sacrificio, limitando perdite ancora più ingenti di pazienti, perdendo in alcuni casi loro stessi la vita. I medici hanno ora bisogno di fatti concreti, è importante in questo frangente evidenziare quali sono le reali necessità dei servizi e dell’emergenza territoriale dei medici che lì lavorano».

Uno sciopero, rassicura Moraca, che «non danneggerà i cittadini perché l’assistenza sanitaria essenziale verrà comunque garantita in tutti i servizi con i contingenti minimi previsti. Siamo convinti del valore che ha il nostro sistema sanitario, universalistico ed equo nell’accesso alle cure, finanziato attraverso la fiscalità generale, che fino ad oggi ha permesso la stessa tutela alla salute per tutti i cittadini».