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Ancona

Sanitari non vaccinati, 20 aiutati dal Fondo dignità. Palladino: «Contributi per affitto, mutuo e bollette. Alcuni ricollocati come badanti»

Il sindacalista Laisa fa il punto sul Fondo Dignità, istituito a marzo per aiutare medici, infermieri, Oss e amministrativi rimasti senza lavoro perché non vaccinati

ANCONA – «Sono una ventina» i sanitari non vaccinati contro il Covid aiutati dal “Fondo dignità”, la raccolta fondi istituita ad hoc nelle Marche a fine marzo di quest’anno per sostenere economicamente gli operatori (infermieri, medici e amministrativi) sospesi dal lavoro perché non in regola con l’obbligo vaccinale ancora in vigore (fino al 31 dicembre) per queste figure professionali. Lo rende noto Enzo Palladino, infermiere non vaccinato, presidente nazionale della Laisa, sindacato lavoratori indipendenti della salute.

Secondo la normativa (Dl 24 del 24 marzo 2022), i medici, gli infermieri, gli Oss, i tecnici e gli amministrativi che lavorano nelle strutture ospedaliere, sono soggetti all’obbligo vaccinale contro il Covid, obbligo che se trasgredito comporta la sospensione dal lavoro, con conservazione del posto, ma senza retribuzione.

«Sono persone e famiglie con mutui sulle spalle, affitti da pagare e figli da mantenere – spiega il sindacalista – che hanno scelto di restare coerenti con le loro idee e di rifiutare una imposizione dello Stato, la vaccinazione, che oltretutto li discrimina dai colleghi». Le prime sospensioni scattarono già nell’agosto del 2021, e a parte chi non ha contratto il Covid o chi nel frattempo ha scelto di vaccinarsi contro il Sars-Cov-2, gli altri sono tutt’ora senza lavoro e stipendio, ma con il trascorrere dei mesi, gli eventuali risparmi che stanno consentendo loro di andare avanti si stanno via via esaurendo, fa notare Palladino.

Il sindacalista evidenzia poi che a complicare la questione ci sono anche i rincari (energetici, di carburante, del carrello della spesa) e proprio per questo era nata l’dea della raccolta fondi, a cui alcuni stanno attingendo, specie tra quelli che hanno situazioni più critiche alle spalle, valutate da una apposita Commissione istituita allo scopo di individuare i beneficiari del sostegno.

Numerose le donazioni, elargite «a titolo gratuito a chi ne ha più bisogno – spiega – : tra i criteri per l’assegnazione del contributo si prediligono le famiglie dove sono stati sospesi marito e moglie, la presenza di mutui e figli».

«Sono persone che hanno scelto di restare coerenti con le loro idee e di rifiutare una imposizione dello Stato, la vaccinazione, che oltretutto li discrimina dai colleghi e verso cui la giurisprudenza in alcuni casi sta dando ragione, come ad esempio l’ordinanza cautelativa di un giudice del Tribunale di Padova, che basandosi su dati dell’Iss ha stabilito che i lavoratori vaccinati possono infettarsi e infettare al pari dei non vaccinati, facondo venire meno il presupposto dell’obbligo vaccinale, disponendo la reintegra del sanitario sospeso. Meritano che venga loro restituita dignità». Palladino spiega che oltre al sostegno economico, anche in termini di «contributo per affitto, mutuo e bollette, abbiamo aiutato alcuni a ricollocarsi come badanti, visto che si tratta di professionalità di grande valore».

Intanto Laisa prosegue la sua azione anche dal punto di vista legale, infatti sono «diversi i ricorsi dei sanitari non vaccinati che abbiamo presentato, alcuni anche cumulativi».