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Ancona

OBI Chirurgica agli Ospedali Riuniti, Nursind: «Tre posti letto in più senza aggiungere personale», Cordoni: «Nessun aumento di lavoro»

Botta e risposta tra il sindacato degli infermieri e l'azienda Ospedali Riuniti di Ancona sul progetto sperimentale, partito il 4 giugno, che riguarda il trasferimento di tre posti letto di Osservazione Breve Intensiva presso il reparto di Chirurgia

Medici in corsia

ANCONA- Partito in via sperimentale agli Ospedali Riuniti, il progetto di Osservazione Breve Intensiva (OBI) Chirurgica. L’OBI è parte integrante del Pronto Soccorso e in questa area vengono collocati «i pazienti che necessitano di monitoraggio strumentale e clinico mirato a valutare l’evoluzione del quadro patologico e/o a completare gli accertamenti necessari per una miglior definizione diagnostica». Dopo un’osservazione di 24 ore, il paziente o viene ricoverato nei reparti specialistici o dimesso. L’obiettivo principale è di evitare una dimissione troppo precoce ma anche di ridurre i ricoveri impropri. La novità degli Ospedali Riuniti consiste nell’OBI Chirurgica: tre posti letto vengono trasferiti nel reparto di Chirurgia rendendo più fluido l’accesso dei pazienti chirurgici in ospedale.

Il sindacato Nursind esprime le proprie perplessità riguardo al progetto e in particolare, per i carichi di lavoro del personale infermieristico. «L’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona in controtendenza rispetto a tutte le altre aziende sanitarie proprio nel pieno del piano estivo delle ferie, che spettano anche agli operatori sanitari, invece di diminuire i posti letto li aumenta e chiaramente, nell’ottica del risparmio, senza aggiungere il dovuto personale infermieristico d’assistenza- denuncia il sindacato-. Accade così che il 4 giugno scorso, spuntano 3 letti in più della cosiddetta Osservazione Breve Intensiva Chirurgica, presso il reparto di Chirurgia che ha una capienza normale di 51 posti letto. I tre nuovi posto letto dedicati sono in aggiunta a quelli già presenti di ordinaria degenza. L’AOU Riuniti ha spiegato che il progetto sarà avviato in via sperimentale per sei mesi (…entro i quali si monitorerà l’andamento e si applicheranno i necessari correttivi…), dopodiché diverrà definitivo. Alla presentazione avvenuta pochi giorni prima del suo inizio, il personale infermieristico e di supporto quasi incredulo ha espresso non poche perplessità. Infatti i carichi di lavoro sono attualmente talmente elevati, che pensare di aggiungere “altri pazienti” con necessità di monitoraggio/assistenza e cure “intensive” sembra una scelta quanto mai azzardata».

Gli Ospedali Riuniti spiegano il progetto sperimentale e rassicurano sindacato e personale. «L’Osservazione Breve Intensiva Chirurgica permette di trovare allocazione ai pazienti chirurgici che hanno bisogno di un’osservazione breve. Considerati gli accessi al Pronto Soccorso, che sarà oggetto di ristrutturazione, non c’è al momento il numero sufficiente di posti letto per gli OBI- spiega il direttore sanitario Alfredo Cordoni-. In pratica, il paziente accede al pronto soccorso, viene effettuata la diagnosi e viene trasferito nel posto letto per continuare l’iter diagnostico. I tre posti letto vengono trasferiti in Chirurgia- quindi non vengono aumentati- perché il paziente o sarà interessato all’interventistica oppure sarà dimesso in 24 ore. Noi vogliamo dare una migliore risposta al paziente e quindi, anziché farlo aspettare che si liberi un posto letto, glielo diamo subito. Non c’è bisogno di una particolare organizzazione, non c’è un aumento di lavoro quindi non c’è nemmeno bisogno di ulteriore personale. Ciò è stato valutato. C’è anche un documento scritto e la responsabile delle professioni sanitarie ha acconsentito».

«Si tratta di un’importantissima innovazione per rendere più fluido l’accesso in ospedale dei pazienti che arrivano in Pronto Soccorso. È una forma di specializzazione di Osservazione  Breve Intensiva: il paziente viene preso in carico subito dai chirurghi senza andare in reparto. Ci aspettiamo come Azienda, la massima collaborazione dei sindacati» commenta il direttore generale degli Ospedali Riuniti, Michele Caporossi.

Il sindacato, dal canto suo, auspica che «i necessari “correttivi” che l’Azienda si propone di attuare dopo la fase sperimentale, siano posti in essere prima che ne risenta inevitabilmente la qualità di vita di tutti i soggetti coinvolti, pazienti e sanitari».

Non è la prima volta che il Nursind pone l’attenzione sulla carenza di personale all’interno dell’ospedale. «I carichi di lavoro del personale sanitario in generale e degli infermieri in particolare, con salti riposo, doppi turni, instaurano un grave e costante stress lavorativo. La Dirigenza dell’AOU Riuniti di Ancona non può prescindere dal conoscere che gli standard curativi assistenziali sono correlati alla numerosità di personale d’assistenza. Evidenze e studi scientifici accreditati a livello internazionale lo dimostrano- afferma il sindacato evidenziando i dati di alcune ricerche-. Una ricerca pubblicata nel 2017 su BMJ Open ha evidenziato che l’aumento del numero d’infermieri, diminuisce la mortalità associata alla riduzione della spesa sanitaria. In pratica investire nelle assunzioni di un maggior numero di professionisti sanitari è costo efficace. Lo Studio RN4CAST finanziato anche dal NurSind e pubblicato su Lancet, condotto su 300 ospedali Europei tra cui 40 ospedali Italiani, ha analizzato 422.730 cartelle cliniche, e stimato il rischio di mortalità ospedaliera a 30 giorni dal ricovero. I risultati sono sorprendenti, per ogni paziente aggiunto in più, di cui gli infermieri devono prendersi cura, il rischio di morire entro 30 giorni dal ricovero aumenta del 7%. All’opposto il rischio si riduce quando è aumentato del 10% il personale infermieristico. La mortalità si riduce del 30% negli ospedali dove gli infermieri si occupano in media di 6 pazienti, rispetto ai pazienti curati nelle strutture in cui il rapporto infermieri assistiti è di 1 a 8 pazienti…e purtroppo nel reparto di Chirurgia il rapporto infermieri/pazienti è anche superiore!».