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Ancona

Rete no Green pass, le famiglie puntano sulle scuole parentali: «I nostri ragazzi non vivranno nella paura del contagio»

Una mamma di una ragazzina 12enne, della rete marchigiana contraria all'obbligo del Green pass a scuola ci racconta la modalità di istruzione in cui si sono organizzati

Scuola, alunni, esame (Foto di Juraj Varga da Pixabay)

ANCONA – Classi da cinque – sei alunni al massimo, lezioni all’aperto, fin quando le condizioni meteorologiche lo consentiranno, impartite da genitori e insegnanti che hanno deciso di mettere a disposizione il proprio tempo per garantire una formazione ai ragazzi in tempo di pandemia.

La rete marchigiana di docenti, studenti e famiglie, contrari all’applicazione del Green pass a scuola, si è organizzata ricorrendo alle cosiddette “scuole parentali” o “homeschooling”: si tratta di una modalità formativa prevista dalla legge, e già esistente nella nostra regione, ma se prima dell’avvento della pandemia questo tipo di istruzione interessava per lo più una nicchia di studenti, 1.300 al massimo secondo dati Unicef Marche, ora vede numeri in forte crescita.

Come ci conferma anche una mamma appartenente alla rete che ha scelto questo tipo di istruzione per la figlia 12enne, oggi in età da vaccino, che già dall’anno scorso frequentava una scuola parentale. «Abbiamo iniziato questo percorso lo scorso anno» racconta «mettendo in piedi una classe di 3 bambini: con le altre mamme ci siamo suddivise i compiti e alcune di noi hanno svolto le lezioni su alcune materie, mentre altre ci siamo affidate ad un docente privato. Abbiamo acquistato i libri e i bambini hanno studiato insieme, proficuamente e senza disagio».

La mamma che ci tiene a precisare di non essere una no-vax, come gli altri del gruppo, ci spiega che la scelta di questo tipo di istruzione è scaturita in seguito alla pandemia, «perché non potevamo avere una classe normale» e «volevamo evitare loro di vivere la scuola con una paura indotta».

«Eravamo e siamo contrari alla didattica a distanza – afferma – , e abbiamo voluto evitare ai nostri figli il disagio di indossare la mascherina in classe, di avere paura ad abbracciare i propri compagni e di socializzare con loro». E l’esperienza si è rivelata «molto utile», tanto che numerose famiglie appartenenti alla rete contraria al Green pass si sono organizzate con le scuole parentali.

Se l’anno scorso erano gruppi sparuti, con l’imminente avvio dell’anno scolastico, il 15 settembre, si sono unite «tante altre famiglie, tanto che riusciremo a formare diverse classi» delle elementari e medie. Classi i cui studenti si incontreranno quotidianamente a casa dei genitori o anche in appositi spazi già individuati e messi a disposizione sempre dalle famiglie della rete.

La mamma no-Green pass racconta di essere a conoscenza di più di una decina di classi che si sono già formate, ma numerose altre sono in via di costituzione su tutto il territorio regionale grazie al passaparola. 

Ma come si svolgono le lezioni in una scuola parentale? «Abbiamo optato per classi poco numerose perché ci teniamo ad evitare che il virus possa diffondersi. I nostri ragazzi però non vivranno nella paura del contagio e del prossimo. Le lezioni si terranno negli spazi messi a disposizione dalle famiglie e saranno svolte da genitori e insegnanti, alcuni volontari altri nell’ottica di uno scambio di servizi. I ragazzi le frequenteranno la mattina o anche il pomeriggio a seconda delle disponibilità dell’educatore».

La mamma ci spiega infatti che si è instaurata una rete di supporto e di collaborazione per lo scambio di servizi nella quale ognuno mette a disposizione le proprie competenze: chi mette a disposizione la location per le lezioni e chi insegna. «Per ora sono numerosi i docenti che vogliono aderire» afferma spiegando che tutti gli alunni «sono ben seguiti e apprendono bene. Visto che si tratta di classi poco numerose, finiscono prima degli altri il programma. Poi a giugno c’è l’esame e quello di quest’anno è andato benissimo».

«Stiamo organizzando anche dei laboratori di tessitura, arte teatro, inoltre i ragazzi possono frequentare fattorie didattiche. Ognuno mette a disposizione le proprio competenze» spiega. «Non è facile remare contro corrente – conclude – , ma spero che questa minoranza possa crescere e avere attenzione».