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Ancona

Report Banca d’Italia: «Marche più colpite di altre regioni dalla pandemia»

La fotografia sull'andamento dell'economia evidenzia un quadro di forte incertezza con un calo stimato per la fine dell'anno del Pil regionale pari a -10,5%. In calo consumi e transazioni immobiliari

Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia, a Roma

ANCONA – Le Marche risultano più colpite dalla crisi economica innescata dalla pandemia, rispetto alle altre regioni italiane. È quanto emerge dal report “Aggiornamento congiunturale sull’economia delle Marche (novembre 2020)” presentato questa mattina (mercoledì 18 novembre) da Banca d’Italia. Un quadro che ripropone un primato negativo delle Marche come era già avvenuto nel corso della grande recessione tra il 2008 e 2010.

Ad influire sulla situazione congiunturale, la conformazione dell’economia regionale che si poggia soprattutto su settori, quali abbigliamento, calzature e beni per la casa come, ad esempio, mobile ed elettrodomestico, che sono risultati fra gli ambiti più penalizzati dal lockdown e dalle nuove restrizioni. Ma a pesare sul risultato negativo è anche l’«atteggiamento precauzionale delle famiglie che rinviano gli acquisti differibili» come evidenzia il direttore della sede di Ancona di Banca d’Italia, Gabriele Magrini Alunno. Un atteggiamento improntato alla prudenza che parallelamente fa crescere il risparmio con un incremento della raccolta sui conti correnti anche da parte delle imprese, che a causa della crisi investono di meno.

Una crisi economica che a differenza delle precedenti è stata «determinata da un fattore non governabile» perché scaturita da una crisi sanitaria di livello mondiale, ha sottolineato il direttore di Bankitalia. Questo ha determinato un quadro di incertezza che sta avendo «un impatto enorme» e che sta colpendo «in maniera diversificata» l’economia, dove ci sono settori molto più colpiti, alcuni dei quali «quasi azzerarti».

Nel primo semestre del 2020 il calo del Pil regionale è stato
più intenso nel confronto con l’Italia e il Centro, anche per il peso più
elevato dei comparti la cui attività è stata sospesa dai decreti governativi
di marzo e poi gradualmente riavviata da maggio. Nel terzo trimestre si
è avuta una ripresa significativa dell’attività economica, ma solo
parziale rispetto alla contrazione registrata nella prima parte dell’anno.
Mentre le prospettive di breve termine sono condizionate dall’incertezza sull’evoluzione della pandemia, secondo le previsioni della Svimez nel 2020 il Pil regionale subirà una contrazione intorno al 10,5%, un punto in più che in Italia. «Un quadro complessivo molto negativo, con uno straordinario calo del prodotto regionale», evidenzia Giacinto Micucci, titolare della Divisione Analisi e Ricerca Economica Territoriale della sede Bankitalia di Ancona.

Il calo del Pil nelle Marche nei primi 9 mesi dell’anno è stato accentuato per le imprese del manifatturiero, specie per i comparti dei beni durevoli per le famiglie, come mobili ed elettrodomestici, e soprattutto nel comparto della moda. Netto calo nel primo semestre anche nel settore delle costruzioni, anche se il recupero è risultato più robusto già nel bimestre maggio-giugno. Forte contrazione anche per il terziario, specie per il commercio, che ha risentito gli effetti del contenimento della spesa delle famiglie. Ad incassare risultati migliori delle attese nel periodo estivo è stato il comparto del turismo, dal momento che le Marche lavorano soprattutto con la componente nazionale, come ha sottolineato Micucci.

Mentre farmaceutico e agro-alimentare non sono interessati dai cali di produzione e di fatturato, il parziale recupero successivo al lockdown degli altri settori, ora è di nuovo in rallentamento.

L’accumulo di capitale registra un indebolimento così come la spesa pianificata per il prossimo anno, che si conferma su valori modesti, effetti della caduta dei ricavi che si è verificata con la pandemia, mentre parallelamente è cresciuto il fabbisogno di liquidità delle imprese che si è tradotto in una cresciuta dei prestiti, maggiore nel periodo estivo. Una crescita, quella dei prestiti, che arriva dopo un decennio di calo nelle Marche.

Anche sul fronte occupazionale l’impatto è stato diverso e a pagare il prezzo più alto sono autonomi, giovani, precari e interinali. Anche in questo le Marche sono state più colpite rispetto altre regioni italiane, vista la più alta percentuale di lavoratori autonomi.
Nonostante la notevole la contrazione delle ore lavorate nel primo semestre 2020 il calo del numero di occupati è stato contenuto dal blocco dei licenziamenti e dal «ricorso eccezionalmente ampio agli strumenti di integrazione salariale – osserva Micucci – . Ciononostante le
ripercussioni sull’occupazione sono state significative per alcune categorie di lavoratori, come gli autonomi e i dipendenti a tempo determinato».

Il saldo tra assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro dipendente nel settore privato è peggiorato soprattutto per i giovani, più spesso lavoratori con contratti meno stabili. Da evidenziare poi che le limitazioni alla mobilità e lo scoraggiamento associato al rapido deterioramento delle prospettive occupazionali hanno portato ad una marcata flessione del numero di persone in cerca di occupazione.

Di fronte a una notevole contrazione delle ore lavorate, grazie al ricorso agli ammortizzatori sociali straordinari il numero degli occupati si è ridotto dello 0,3% (-1,7% in Italia), mentre il tasso di disoccupazione è diminuito (8,3% nel primo trimestre e 4,7% nel secondo), «ma solo perché sono diminuite le persone che hanno cercato un lavoro» spiega Micucci.

Il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie ha provocato una flessione dei consumi e delle transazioni immobiliari: a giugno la crescita dei prestiti alle famiglie si è pressoché interrotta, mentre nella prima parte del 2020 i prestiti erogati al settore privato non finanziario marchigiano sono tornati a crescere, sostenuti dall’espansione  dei finanziamenti alle imprese incentivati dalle misure governative di sostegno al credito (moratorie e garanzie pubbliche).