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Ancona

Rapporto Federculture, Bocci: «Cultura piattaforma di sviluppo del territorio»

Il futuro delle Marche è nella cultura. Questa la questione affrontata da Regione, Federculture e Istao in occasione della presentazione del Rapporto Impresa Cultura 2018. Formazione degli amministratori locali e sinergia pubblico-privato, queste alcune delle strategie individuate

Un momento della presentazione del rapporto Federculture
Un momento della presentazione del rapporto Federculture

ANCONA – Progetti culturali di ambito vasto, formazione degli amministratori locali e sinergia pubblico-privato. Sono queste le strategie destinate a potenziare l’offerta culturale delle Marche, attualmente in discussione tra Regione Marche, Federculture e Istao.

L’argomento è stato affrontato in occasione della presentazione del 14mo Rapporto Federculture 2018, Impresa Cultura. L’incontro è stato organizzato in collaborazione da Federculture, Regione Marche e ISTAO ad Ancona, presso Villa Favorita. Presenti: Stefania Monteverde, Vice Sindaco del Comune di Macerata e Consigliere Federculture, Gianni Fermanelli, Segretario generale Fondazione Carima, Simona Teodi, Dirigente Beni e attività culturali Regione Marche e Consigliere Federculture, Gino Sabatini, Presidente Camere di Commercio delle Marche, Daniele Vimini, Presidente Consorzio Marche Spettacolo.

«Le marche hanno necessità di riorganizzare il proprio sistema di offerta, solo in questo modo è possibile avvicinarsi alla domanda sia dei cittadini che dei turisti», spiega il direttore di Federculture Claudio Bocci.

Pietro Marcolini
Pietro Marcolini

Una necessità, quella di procedere ad una nuova programmazione, messa in luce anche dal presidente Istao Pietro Marcolini: «Occorre mettere insieme il livello pubblico e quello privato per ottimizzare la gestione dei musei, teatri e cinema. In questo modo si possono cogliere le numerose opportunità offerte dall’art bonus, dalle agevolazioni fiscali e anche dal reddito di cittadinanza». Punti forti delle Marche, secondo Marcolini, la promozione culturale della rete lirica, del teatro, della danza e in generale delle arti performanti, mentre tra le criticità, i consumi culturali e l’aggregazione delle reti.

È allo studio della Regione Marche, di Federculture e di Istao un programma di riorganizzazione dell’offerta culturale regionale che vedrà negli ecosistemi culturali e nella formazione degli amministratori comunali i suoi capisaldi.

«Con la Regione Marche stiamo lavorando su due livelli – spiega Claudio Bocci – da un lato accompagnare i territori nel realizzare progetti culturali di ambito vasto e dall’altro sulla formazione degli amministratori locali, quali progettisti culturali di nuova generazione, dei responsabili dei procedimenti amministrativi, su come realizzate gare appalto e concessioni, dei sindaci e assessori per far comprendere loro che la cultura non è un fatto accessorio di cui occuparsi quando abbiamo tempo. La cultura è una piattaforma di sviluppo del territorio e va presa in chiave strategica. L’esempio più calzante di questo è il modello delle capitali europee della cultura, come Matera».

Villa Favorita, sede Istao
Villa Favorita, sede Istao

Gli ambiti sub provinciali della cultura, ovvero gli ecosistemi, potranno rendere il territorio attrattivo sulla scia di quanto si sta realizzando con l’ecomuseo della Valle dell’Aso, come sottolinea Bocci, un integrazione tra amministrazioni che condividono come obiettivo comune quello di valorizzare l’intero territorio.

«Una riorganizzazione su base territoriale che deve rispettare le vocazioni del territorio e le risorse non solo della cultura in senso stretto – ha detto il direttore di Federculture – ma anche del paesaggio dell’enogastronomia, tutte le eccellenze di cui le Marche sono una Regione prototipale perché rappresentano in piccolo il modello Italia del museo e patrimonio diffuso».

In termini di accessibilità economica dell’offerta, questa può essere attuata attraverso l‘impresa cultura, «due parole che sembrano antitetiche – dichiara Claudio Bocci – ma che possono stare insieme. La cultura deve cominciare a ragionare come un impresa tenendo ferma la finalità che non è quella di dividere utili, ma di essere accessibile a tutti, attraverso un efficientamento di modelli organizzativi il cui obiettivo è quello di rendere fruibile il patrimonio e l’esperienza culturale per lavorare sullo spirito e sul benessere dei cittadini, perché la cultura è una medicina dello spirito».

Federculure sta già sperimentando il modello degli ecosistemi culturali in altre regioni, come Lombardia, Toscana e anche con il Ministero dei Beni Culturali con il Must (musei e sistemi territoriali). Una iniziativa portata avanti anche da Simona Teoldi, dirigente del Servizio Sviluppo e Valorizzazione delle Marche, Beni e attività culturali, membro del consiglio direttivo nazionale di Federculture.

IL REPORT
Per quanto riguarda la spesa culturale il dato (2017) nella regione Marche è di 94 euro al mese spesi in media dalle famiglie di residenti per consumi legati alla cultura e alla ricreazione; dato al di sotto della media Italina pari a 129 euro.

Nella regione vanno bene i musei statali che nel 2018 hanno accolto circa 550mila visitatori, + 10% e incassato quasi 2 milioni di euro di introiti, +33,7%.

Nell’ambito dello spettacolo, sono positivi i dati di spesa del pubblico per i concerti che cresce dell’8,7%; sono in negativo (come nel resto del paese) invece i dati di spesa per il cinema -11,3% e in modo più contenuto quelli dell’attività teatrale, -1%.
Nell’ambito della fruizione culturale sono positivi i dati sulla lettura. Nelle Marche i cittadini che leggono almeno un libro l’anno sono il 41,8% (in linea con i valori nazionali), in crescita però nel 2017 del 4,5%.

Nel 2018 infine si registrano valori di crescita per la spesa turistica in particolare degli stranieri. Dopo, infatti, una serie di dati negativi nel 2017, naturale conseguenza degli eventi sismici che hanno interessato la regione, nel 2018 si evidenzia una crescita del 20% della spesa turistica internazionale che raggiunge nel territorio i 240 milioni di euro. Lo stesso indicatore nel 2017, rispetto al 2016, era diminuito del 34%. Evidente dunque la ripresa.