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Ancona

Processo per il crack di Banca Marche, in Aula Bianconi

Nuova udienza nell'ambito del processo per il crack di Banca Marche. In Aula l'ex direttore generale Massimo Bianconi, interrogato dai Pm e dal legale di parte civile

ANCONA – La testimonianza dell’ex direttore generale di Banca delle Marche, Massimo Bianconi, è stata al centro dell’udienza del 25 ottobre del processo per il crack dell’istituto di credito marchigiano, tenutasi in Tribunale ad Ancona.

Tra gli imputati, oltre Bianconi e l’ex presidente Lauro Costa, ci sono altri 11 imputati, vertici della banca. Il teste, interrogato dai Pm Laurino, Puccilli e Bizzarri, ha ricostruito i suoi rapporti con l’impresa Lanari, con un focus su un suo viaggio in Argentina effettuato in previsione di un finanziamento ad un intervento immobiliare in ambito turistico e residenziale.
Successivamente l’ex direttore generale aveva acquistato un appartamento proprio nel Paese Sudamericano, poi venduto alcuni anni dopo: un acquisto che Bianconi ha motivato attribuendolo al suo amore per questo Paese e precisando che il denaro impiegato proveniva da suoi risparmi.

I Pm hanno interrogato il teste anche sulle operazioni immobiliari di ingenti importi alcune delle quali sarebbero state condotte in affari con un imprenditore, successivamente risultato insolvente ai finanziamenti erogati da Banca Marche. Operazioni che Bianconi ha giustificato affermando che sarebbero state eseguite dalla ex moglie, in parte con denaro proveniente da finanziamenti erogati da altre banche. Ad interrogare l’imputato è stato anche l’avvocato di Unione Nazionale Consumatori Corrado Canafoglia, che rappresenta oltre 3.000 azionisti azzerati,

Bianconi, come riferisce il legale Canafoglia, «ha riferito che appena entrato in Banca Marche nel 2005 subito ha affrontato un’operazione di fusione tra Banca Marche e Cassa di Risparmio di Firenze per creare il polo bancario più importante del Centro Italia», operazione però «non portata avanti da Banca Marche».

Inoltre ha ricordato che tra il 2007 ed il 2009 «Banca Marche ha ricevuto 3 offerte di acquisto da parte del Gruppo San Paolo per 2 miliardi di euro circa, dal Credite Agricole per 2, 4 miliardi di euro e da Banca Popolare dell’Emilia Romagna per 2,6 miliardi».

«In tali operazioni – spiega il legale – Banca Marche è stata assistita da Deutsche Bank come advisor-consulente e Credite Agricole e Banca Popolare dell’Emilia Romagna  hanno effettuato un’attività di due diligence, ovverosia una verifica in contraddittorio sui dati di bilancio e sullo stato patrimoniale–finanziario della banca e a fronte di tale verifica sono state effettuate le citate offerte di acquisto, che però non sono andate a buon fine».

Ma sul perché delle offerte di acquisto giunte, mentre appena un anno e mezzo dopo avvenne il commissariamento, Bianconi avrebbe spiegato che «ciò è stato causato da un mutamento dei criteri di valutazione del credito imposta».