Crac Banca Marche, Goffi sotto torchio su leasing, esposizioni e rapporto con Ubi

L'ex direttore dell'istituto di credito marchigiano è tornato sul banco dei testimoni per essere interrogato dai legali degli imputati e delle parti civili Luchetti, Santagata e Canafoglia. Prossima udienza il 18 novembre

Banca Marche

ANCONA – Terza udienza nel controinterrogatorio di Luciano Goffi. L’ex direttore di Banca Marche è tornato sul banco dei testimoni per essere interrogato dai legali degli imputati e delle parti civili nel processo per il crac dell’istituto di credito marchigiano. 

Direttore dell’istituto di credito dal 14 settembre 2012, Goffi era stato nominato direttore generale di Banca Marche, dopo che il presidente Lauro Costa lo aveva chiamato a raccogliere il testimone da Massimo Bianconi. A metà del 2013 l’incarico alla presidenza di Medioleasing, mentre dal 22 novembre 2015 era divenuto amministratore delegato della Nuova Banca Marche in seguito al piano di salvataggio dell’istituto di credito approvato dal Consiglio dei Ministri.

Tredici gli imputati nel processo sul crac di Banca Marche, tra i quali, l’ex presidente Lauro Costa, l’ex direttore generale Massimo Bianconi e altre figure dirigenziali indagate per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e di aver posto in essere condotte che hanno impedito l’attività di vigilanza degli organi di controllo.

ll collegio penale è stato presieduto dal giudice Francesca Grassi e Goffi non è tra gli indagati. Il controinterrogatorio terminato nel pomeriggio (4 novembre), è stato condotto prima dall’avvocato Luchetti legale difensore di Giuseppe Barchiesi (direttore generale di Medioleasing), poi da Santagata (difensore di Franco D’Angelo, Marco Pierluca e Piero Valentini) e infine dall’avvocato Canafoglia, difensore delle parti civili di Unione Nazionale Consumatori.

Al centro dell’esame di Luchetti le politiche di leasing con le valutazioni e svalutazioni attuate da Medioleasing. Una questione centrale nel processo quella relativa all’appurare se la banca aveva svalutato correttamente dal momento che, se come sostenuto dai legali delle parti civili gli 823 milioni di svalutazioni erano troppi, senza quel “peso” l’istituto di credito marchigiano avrebbe potuto essere salvato. In questo senso Goffi ha spiegato che l’operazione era necessaria.

In merito al criterio delle svalutazioni l’ex direttore di Banca Marche ha dichiarato che il consiglio di amministrazione vagliava caso per caso l’andamento dei contratti di locazione finanziaria e il bilancio veniva deciso sulla base di questa evoluzione. Inoltre ha spiegato che era impegnata in queste valutazioni una task force di esperti che però non ricorda chi fossero a parte alcuni «colleghi dell’ispettorato». L’ex presidente di Medioleasing ha spiegato che dopo la gestione commissariale circa il 50% dei crediti erano deteriorati.

Inoltre nel corso dell’udienza Goffi ha spiegato che su alcune delibere di consiglio c’era stata una «manomissione evidente», ovvero «il cda non aveva deliberato, ma la delibera risultava a sistema». Una situazione che Goffi ha raccontato di aver denunciato alla Procura della Repubblica.

Poi il legale lo ha interrogato sulle delibere relative al controllo interno dei poteri e Goffi ha spiegato che venivano stabilite dal consiglio di amministrazione che per ogni organo ne stabiliva i limiti.

Nella seconda parte della mattinata l’ex direttore è stato interrogato dall’avvocato Santagata che ha chiesto chiarimenti sulle sofferenze e sugli incagli di Banca Marche: secondo quanto dichiarato da Goffi nelle udienze del 23 settembre e del 14 ottobre. Poi lo ha interrogato sulle 5 delibere del 2015, oltre che sulle percentuali di abbattimento delle sofferenze e degli incagli.

Ancora interrogato da Santagata, Goffi ha precisato che al momento in cui aveva assunto la guida dell’istituto di credito marchigiano l’esposizione di Banca Marche verso Bce ammontava a 4 miliardi e 350 milioni e che a metà del 2013 si era già reso contro dello stato di dissesto dell’istituto di credito. L’ex direttore di Banca Marche ha poi spiegato che questa esposizione era coperta da cartolarizzazioni: una parte fu rimborsata attraverso la messa sul mercato dei titoli (1 miliardo e 600 milioni furono rimborsati a Banca d’Italia). In merito all’operazione Fonspa con il finanziamento di 2 miliardi e 750 milioni, attuata per salvare la banca, il legale gli ha chiesto lumi sul perché le garanzie sono state messe sul mercato dal creditore e non da Banca Marche.

Dopo il controinterrogatorio di Santagata è toccato a Canafoglia, legale delle parti civili di Unione Nazionale Consumatori, terminare l’esame del teste. Incalzato dal legale Goffi ha ammesso di aver tenuto delle condotte analoghe a quelle degli imputati seppure per importi più ridotti rispetto alle ipotesi contestate. In particolare ha ricordato di aver erogato in due casi, 1 milione e 500 mila euro e 600 mila euro in favore di imprese che non hanno più restituito i finanziamenti (il primo importo fu erogato ad un cantiere bolognese, l’altro alla Mattioli).

Fondamentale poi nell’udienza il passaggio sul rapporto con Ubi Banca: sulla questione Goffi sollecitato sempre da Canafoglia ha riferito che Ubi nell’acquistare Banca Marche a 0,33 centesimi “ha portato a casa” 900 milioni di credito di imposta e ha introitato una liquidità di 1 miliardo e mezzo derivante dalla cessione dei crediti della ex Banca Marche.

Nella sua ricostruzione Goffi ha ammesso che la Rev, società costituita ad hoc per acquistare i crediti deteriorati di Banca Marche, ha acquistato 5 miliardi di credito deteriorato al prezzo di 1 miliardo e mezzo: di tale somma però Rev non aveva disponibilità e l’ha ottenuta chiedendo un prestito a Nuova Banca Marche che a sua volta li aveva reperiti da altri istituti bancari, fra i quali Ubi, Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Goffi ha poi raccontato nella sua testimonianza che creditori di Banca Marche furono sia la Bce che Banca d’Italia, entrambe saldate prima della dichiarazione di dissesto. Il legale Canafoglia ha concluso il suo interrogatorio chiedendo al Tribunale di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per indagare sull’operato di Goffi e ha invitato i sostituti procuratori presenti in Aula, ovvero Laurino, Bizzarri e Puccilli a procedere autonomamente nei confronti del teste Goffi che non è tra gli indagati nel processo per il crac bancario.

Il Tribunale deciderà all’esito dell’istruttoria, ma intanto Canafoglia ha chiesto chiarimenti a Goffi sui criteri di determinazione del prezzo di cessione di Banca Marche ad Ubi e di come potessero essere stati chiesti solo 0,33 centesimi, considerato il miliardo e mezzo di liquidità, i 900 milioni di credito di imposta e l’offerta di acquisto di Carilo per 30 milioni di euro da parte della Bcc di Civitanova Marche, a fronte di due miliardi e 430 milioni di attivo ricostruiti in Aula, ma Goffi non ha risposto alla domanda del legale.

Infine Canafoglia ha chiesto a Goffi per quale motivo è stato applicato il bail in (prelievo forzoso e tutele) nei confronti dell’istituto di credito marchigiano, dal momento che, secondo il legale, non si trattava di una banca sistemica il cui default avrebbe creato problemi all’intero sistema bancario. Una domanda che Goffi ha lasciato senza risposta.

«Nell’interrogatorio del teste Goffi sono emerse verità pesanti sulle sorti di Banca Marche – ha commentato Canafoglia -, soprattutto in merito alla cessione ad Ubi. Si sta incominciando a far chiarezza su una pagina oscura che ha colpito, solo nelle Marche, oltre 40mila persone».

Infine è intervenuto uno degli indagati, Vallesi, che ha contestato la tesi di Goffi circa la concessione dei finanziamenti, spiegando che i crediti non venivano concessi facilmente come sostenuto durante la lunga testimonianza rilasciata dall’ex direttore di Banca Marche. La prossima udienza il 18 novembre quando partirà l’interrogatorio degli indagati con Maiola, componente dell’audit che controllava i crediti dell’istituto marchigiano.