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Ancona

Carenza di personale e precarietà in Poste, sindacati in piazza ad Ancona

L’iniziativa, promossa dai sindacati Slc Cgil, Failp Cisal, Confsal comunicazione e Ugl Comunicazione, vuole accendere i riflettori sulla situazione dei lavoratori degli uffici postali

La protesta dei sindacati davanti all'Ufficio Postale centrale di Ancona

ANCONA – In più di un centinaio questa mattina – 18 dicembre – si sono ritrovati a manifestare ad Ancona, davanti alla sede centrale delle Poste, per accendere i riflettori sulla situazione dei lavoratori.

L’iniziativa, promossa dai sindacati Slc Cgil, Failp Cisal, Confsal comunicazione e Ugl Comunicazione, punta il dito contro la mancanza di personale negli uffici postali della regione e contro il precariato. Annalisa Marini di Slc Cgil, evidenzia che dal 2008 nelle Marche sono stati chiusi 66 uffici una situazione aggravata anche dalla pandemia, inoltre spiega che dal 2013 ad oggi il personale impiegato in questi uffici è sceso di 1.000 unità.

Carenze di organico che di traducono in «code davanti agli uffici postali e in disservizi per i cittadini» sottolinea la sindcalista, nell’evidenziare che per quanto concerne i portalettere il problema è quello del «precariato con turni di lavoro estenuanti per il personale».

La manifestazione dei sindacati davanti alle Poste di Ancona

Poi la questione del Centro Multiservizi Ancona, un servizio unico sul territorio italiano e una eccellenza che collabora con le autorità, che sta vendendo un progressivo depotenziamento del personale tanto da passare da 145 a 80 unità in pochi anni e con la previsione di nuove uscite entro la fine di dicembre. «Il lavoro è stato esternalizzato e accentrato a Roma – spiega Marini -, il nostro timore è che venga tolto al territorio un importante servizio, unico nel suo genere in Italia».

Sul fronte dei contagi i sindacati lamentano che Poste «ha rimosso gli stalli, aumentando la capienza degli uffici, rischi per la salute del personale e dell’utenza: dall’inizio della pandemia nelle Marche sono 332 i lavoratori di Poste che hanno contratto il Covid, il 23% di quello in produzione».

«Andremo avanti con le iniziative – spiega – con le altre sigle sindacali apriremo un conflitto di lavoro per arrivare allo sciopero», conclude Marini.