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Ancona

Palestre e piscine chiuse: le richieste alla Vezzali tra voucher, docce e ristori. L’associazione Fitness Marche fa il punto

Provate da 10 mesi di chiusura, le strutture sportive chiedono fondi adeguati, la proroga del preammortamenti dei finanziamenti e una diversa gestione dei voucher. Ecco le richieste presentate al sottosegretario allo sport

Gianluca Egidi, presidente regionale associazione Afm

ANCONA – Sostegni per le palestre e le piscine rimaste chiuse a causa della pandemia, una diversa gestione dei voucher, proroga del preammortamento dei finanziamenti e utilizzo delle docce. Sono sostanzialmente queste le richieste poste sul tavolo dall’Afm, associazione fitness Marche, in vista della riapertura delle palestre e piscine che scatterà il primo giugno. Punti che l’associazione marchigiana ha chiesto al presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, di rappresentare e sostenere al confronto con il sottosegretario con delega allo sport, Valentina Vezzali l’11 maggio.

Costrette a 10 mesi di chiusura, per limitare la circolazione del virus, le strutture sportive annaspano a causa di «ristori non adeguati» come evidenzia Gianluca Egidi, presidente regionale di Afm e amministratore delegato di Fitness Square di Camerano, per questo nei giorni scorsi l’associazione ha inviato le proprie richieste al sottosegretario allo sport, al presidente del Coni Marche, oltre che alla Regione. La situazione degli impianti sportivi è critica, perché come ci spiega Egidi, «mediamente ogni palestra ha perso in questi 10 mesi di chiusura 600mila euro di fatturato, ha maturato mediamente 350mila euro di debiti verso i propri clienti ed ha sostenuto spese, durante la chiusura, per circa 100mila euro» ottenendo ristori complessivamente «per circa 26mila euro, ricevuti dalle palestre più grandi».

Numeri che preoccupano in vista delle riaperture. «La situazione reale è che riapriamo senza liquidità» sottolinea il presidente dell’associazione, che pone l’accento sulla necessità di avere ristori adeguati per le attività, visto che alla riapertura delle piscine e delle palestre verrà al pettine anche il nodo dei voucher, ovvero degli abbonamenti pagati ma non goduti dagli utenti delle strutture a causa delle chiusure.

«Gli utenti giustamente devono recuperarli – spiega -, però aprendo senza liquidità non siamo in grado di garantire gli allenamenti gratis perché andiamo incontro alle spese fisse di gestione, che oscillano dai 30mila agli 80mila euro al mese a seconda della struttura».

Grazie ad un emendamento al decreto sostegni, il credito dei voucher dovrebbe essere riconosciuto dalle palestre nei primi sei mesi dal termine dello stato di emergenza, «ma è tutto troppo sulle nostre spalle», spiega Egidi. Per questo l’associazione ha proposto di “spalmare” il credito su due annualità, una metà quest’anno e l’altra neo 2022: «Questo consentirebbe agli utenti di recuperare e alle strutture di incassare per differenza, così da utilizzare la liquidità per coprire i costi».

L’altro nodo critico è quello dei finanziamenti che le palestre e le piscine si ritroveranno a dover pagare alla riapertura: somme prese nell’agosto-settembre del 2020 per rilanciare le attività, ma che sono state «spese per stare chiusi», fa notare Egidi. Oltre a questo poi ci sono le linee guida per le riaperture che non prevedono l’utilizzo delle docce. Un aspetto tutt’altro che secondario, come fa notare l’associazione, «una mazzata per noi: chi viene in palestra se poi deve andare al lavoro e non può farsi una doccia?».

Un tema sul quale hanno proposto di stringere le maglie del contingentamento, consentendo l’utilizzo «di una doccia si ed una no» o anche di utilizzare un prodotto di sanificazione certificato dall’università di Milano specifico per il covid. «Se ci fanno utilizzare le docce, possiamo assumerci l’impegno di investire su questi prodotti – conclude -. Dobbiamo avere la possibilità di lavorare durante tutto l’arco della giornata e non solo dopo le 18 di sera quando poi le persone possono andarsi a fare la doccia a casa».

Nelle Marche sono complessivamente 170 le strutture, delle quali 70 gestite da società sportive dilettantistiche e altre 100 da associazioni sportive. Un settore che da lavoro a circa 4mila persone e che vede circa 250mila persone usufruire di questi servizi.