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Ancona

Pagamenti in contante, dal primo luglio cambia tutto. Ecco le novità

Si abbassa la soglia per i pagamenti in contanti, che passano da 3mila a 2mila euro. Una misura adottata per combattere l'evasione fiscale che non convince Confcommercio per gli oneri a carico delle imprese e dei consumatori

Bancomat (Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay)

ANCONA – Contanti al bando e via libera a pagamenti con carte e bonifici. Dal primo luglio scatta infatti l’abbassamento del tetto consentito per i pagamenti in contanti, che passano da 3mila a 2mila euro. Una soglia che verrà ridotta ulteriormente a partire dal primo gennaio 2022 quando scenderà a mille euro. Insomma è una vera e propria guerra al contante quella che si apre questa estate.

In pratica dal primo luglio si potranno dare ad una azienda o ad un’altra persona fino a 1.999 euro in contante, mentre da 2mila euro in su il denaro potrà essere trasferito solo con bonifico bancario, carta di credito, insomma con metodi di pagamento tracciati.

La novità non riguarda solo chi deve fare un pagamento, ma anche chi deve riceverlo, come nel caso di donazioni fra parenti e amici, o nel caso di  prestiti. Non cambia niente invece per quanto riguarda versamenti e prelievi eseguiti sul proprio conto corrente dove i limiti non vengono applicati, così come per i pagamenti in contante rateizzati.

Massimiliano Polacco, direttore di Confcommercio Marche Centrali

Una misura che però non accoglie il favore di Confcommercio Marche Centrali. Il direttore  Massimiliano Polacco, pone l’accento sul fatto che l’operazione avrà dei costi che «non possono ricadere sulle aziende». Il provvedimento era già stato adottato da Monti che aveva abbassato la soglia dei pagamenti in contante a mille euro, poi nel 2016 il governo Renzi l’aveva alzata portandola a 3mila euro e ora si scende di nuovo.

«Ci hanno sempre prospettato queste soluzioni come a costo zero, ma così non è mai avvenuto: i pagamenti con carte continuano ad avere degli oneri per le imprese e per i consumatori», osserva Polacco che evidenzia anche come «strette di questo tipo portano a controlli che ricadono solo sulle imprese e mai su chi dovrebbe esserne realmente colpito, perché la malavita trova comunque altre soluzioni».

Insomma per il direttore di Confcommercio Marche «si tratta del solito balletto che va ad esclusivo beneficio degli istituti bancari, sotto lo spauracchio dell’evasione» e contesta l’adozione di misure di questo tipo nel periodo estivo quando si registra una maggiore mobilità legata al turismo e quindi un impiego maggiore di contanti.

Le sanzioni
La guerra al contante spinge di fatto la moneta elettronica che in Italia non è mai veramente decollata specie fra alcune fasce di popolazione come ad esempio gli anziani, fortemente legati ancora all’utilizzo del “cash”. Se è pur vero che il lockdown ha fatto crescere i pagamenti tracciati con le vendite online che hanno registrato una vera e propria esplosione, ora sulle teste degli italiani arriva una vera e propria mazzata.

Dall’ultimo report di Bankitalia sull’utilizzo del contante in Italia (2017) emerge che i pagamenti in denaro cash sono lo strumento più utilizzato nei negozi. L’85,9% delle transazioni è avvenuto in contanti, per un valore pari al 68,4% del totale, mentre con carte di pagamento (debito, credito e prepagate) è avvenuto il 12,9% delle transazioni. Insomma una bella differenza che rende subito la dimensione reale del fenomeno contante in Italia.

Il nuovo limite, introdotto dal decreto 124/2019 collegato alla legge di Bilancio, con l’obiettivo di combattere l’evasione fiscale, vede sanzioni molto salate per i trasgressori, sia per chi esegue il pagamento sia per chi lo riceve. In pratica per chi effettua pagamenti in contanti fino a 250mila euro la sanzione prevista va da un minimo di 2mila a un massimo di 50mila euro, mentre oltre i 250mila euro scatta una sanzione salatissima che va da 15mila a 250mila euro. Sanzione prevista anche per ii professionisti obbligati alla segnalazione che possono essere sanzionati dai 3mila fino ai 15mila euro.