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Ancona

Super green pass, nelle Marche baci e scambio di lecca lecca per contagiarsi. Parola al sindacalista Palladino

Il presidente del Laisa, sindacato Lavoratori autonomi indipendenti, racconta un fenomeno anche nel resto d'Italia, dove molte persone anche over 50, cercano di infettarsi per avere la certificazione verde rafforzata

Enzo Palladino, segretario generale Laisa in Piazza Roma

ANCONA – Scambio di tessera sanitaria per effettuare un tampone, cene o pranzi clandestini per infettarsi. La caccia al Covid è aperta anche nelle Marche per ottenere il Super Green pass, e gli episodi come questi, già presenti, si sono intensificati nell’ultimo periodo, in seguito all’introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50 e della certificazione verde rafforzata (quella che si ottiene solo con il vaccino e la guarigione dal virus, ma non con l’esito negativo del test) sui luoghi di lavoro.

L’universo dei non vaccinati si mette in contatto utilizzando le chat e su Telegram sono nati dei canali come Coronavirus party o Casual Coronavirus party dove chi non ci pensa proprio a vaccinarsi cerca persone positive per infettarsi con il virus ed ottenere il Super Green pass che consente di lavorare per i successivi sei mesi, periodo di validità della certificazione verde. Qualche esempio? «Ciao, in Nord Italia dove c’è un corona party?» si legge in uno dei messaggi diffusi in questi canali, o ancora «Positivi a Verona o limitrofi?», oppure «Io cerco positivi a Catania».

Nessun messaggio apertamente marchigiano, ma alcuni scrivono sulle chat chiedendo di essere contattai in privato, ma il fenomeno è presente anche nella nostra regione, come conferma il sindacato Laisa, per voce del presidente nazionale Enzo Palladino.

Tra i lavoratori non vaccinati a caccia del Covid-party «ci sono un po’ tutte le categorie: dagli impiegati, agli operai, dagli insegnanti fino ai sanitari». Secondo il presidente nazionale del sindacato dei Lavoratori autonomi indipendenti «ci sono molti lavoratori che hanno timore di sottoporsi al vaccino – spiega – e in alcuni casi sanitari che si sono sottoposti al primo ciclo vaccinale ora non se la sono sentita di fare la terza dose, per gli effetti collaterali che hanno avuto dopo la vaccinazione».

Un mondo parallelo e ben organizzato che cerca di “sopravvivere” alle norme che reputa «incostituzionali e lesive della liberta personale» afferma Palladino, infermiere dipendente degli Ospedali Riuniti di Ancona, sospeso dal servizio dal mese di settembre perché non vaccinato.

La prassi «nelle Marche come anche nel resto d’Italia, è quella di incontrarsi a casa dei positivi dove si cerca di infettarsi con il virus per ottenere il Super Green pass» complice la vicinanza ridotta, l’assenza di mascherina, e «lo scambio dei bicchieri. Spesso si tratta di pranzi dove magari ci sono una decina di persone, più che di veri e propri Covid-party, durante i quali ho saputo che ci sono anche persone che si baciano in bocca fra loro per contagiarsi». Ma «c’è anche chi dà la propria tessera sanitaria ad un positivo, così da risultare positivo al test in farmacia ed ottenere il Super Green pass».

Non solo «c’è chi si scambia il cosiddetto Chupa Chups, il lecca lecca, per contagiarsi con il virus. In alcuni casi si arriva anche a pagare per infettarsi, anche se sono casi più sporadici». Una prassi che nell’ultimo periodo ha registrato una impennata anche in seguito alla diffusione della nuova variante Omicron «più contagiosa delle altre e apparentemente con effetti meno pesanti rispetto alle precedenti», osserva Palladino che si dice «contrario a questi escamotage, che persone sane mettono in atto per ammalarsi e dimostrare poi la loro guarigione per lavorare».