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Ancona

Tumori, anche nelle Marche la Car-T-cells per la cura del linfoma Non Hodgkin. Speranze di guarigione oltre il 50%

L'ultima frontiera nella cura oncologica della malattia del sangue approda nelle Marche tra le prime regioni italiane. Saltamartini: «Cure oncologiche, uno dei cardini del nuovo piano sociosanitario»

La presentazione della terapia CAR-T-cell per la cura specializzata del Linfoma non Hodgkin. Da sinistra: Caporossi, Dusmet, Saltamartini, Di Furia, Olivieri

ANCONA – Via libera nelle Marche, tra le prime tre regioni italiane, alla terapia cosiddetta CAR-T-cells per la cura del Linfoma non Hodgkin. L’ultima frontiera nella cura oncologica della malattia del sangue CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) consiste nel prelievo dei linfociti T, da una persona con tumore, modificati geneticamente in laboratorio in modo da renderli capaci di attaccare la malattia una volta re-infusi nella stessa persona da cui sono stati prelevati. Un approccio innovativo, nella lotta contro il cancro. La terapia verrà eseguita nel reparto di Ematologia della Clinica Universitaria dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona e con tutta probabilità il primo paziente verrà trattato già dal prossimo mese.

La terapia, un punto di svolta nel trattamento dei linfomi

Ad illustrare i dettagli a Palazzo Raffaello sono stati l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini, la dirigente del servizio Salute Lucia Di Furia, il professor Attilio Olivieri, primario di Ematologia degli Ospedali Riuniti di Ancona, il dottor Guido Gini specialista in Ematologia, il direttore generale degli Ospedali Riuniti di Ancona Michele Caporossi, il presidente Fondazione Lorenzo Farinelli Amalia Dusmet. La terapia, gratuita per i malati, perché rimborsata dal Servizio Sanitario, rappresenta un punto di svolta nel trattamento dei linfomi, consentendo per la prima volta ai malati marchigiani di non doversi recare oltre oceano, negli Stati Uniti, per usufruirne. con costi fortemente onerosi e poche possibilità di accesso, o con il rischio di non fare in tempo, come accaduto a Lorenzo Farinelli, il medico 34enne anconetano morto due anni fa a causa di un Linfoma Non Hogking.

Lorenzo, per gli amici “Lollo” aveva commosso il web lanciando un video appello nel quale raccontava il suo desiderio di vivere e sconfiggere la malattia che lo aveva colpito, grazie anche alla raccolta fondi, attivata dagli amici che gli avrebbe consentito di volare negli Stati Uniti per tentare la strada di una terapia sperimentale, la CAR-T cells appunto. Un sogno che però è rimasto sulla carta, nonostante la grande generosità di tantissime persone.

I 500 mila euro raccolti in pochi giorni, lui purtroppo non li ha potuti utilizzare, ma già quando era ancora in vita si era distinto per generosità: aveva effettuato una donazione in favore di un ragazzo siciliano, Calogero Gliozzo, anche lui affetto da un linfoma Non-Hodgkin resistente alle terapie e anche lui intenzionato a curarsi con la terapia sperimentale, tuttavia Calogero, curato in Israele, non riuscì a guarire.

Dopo la sua scomparsa prematura la famiglia ha aperto una fondazione in suo onore, guidata dalla mamma Amalia Dusmet, nella quale sono confluiti i 300mila euro rimanenti delle donazioni: 200mila euro la famiglia li aveva donati a Calogero Gliozzo, il 27enne siciliano, malato anche lui di linfoma, con cui si era messo in contatto Lorenzo, ma che purtroppo solo un anno dopo è venuto a mancare anche lui.

Nei mesi scorsi la Fondazione si è resa protagonista di una importante iniziativa: aveva messo a disposizione una borsa di studio per un anno che erogata a un ricercatore impegnato in studi clinici di approfondimento per la cura di patologie linfoproliferative e clonali midollari, quelle di cui ha sofferto Lorenzo.

Da sinistra Guido Gini e Attilio Olivieri

Il professor Attilio Olivieri, primario della Clinica di Ematologia, entrando nel dettaglio della terapia, ha spiegato che l’Ematologia di Torrette per attivare il trattamento genico ha ricevuto un accreditamento internazionale e ne ha evidenziato i risultati molto promettenti in termini di riduzione della mortalità. «Un nuovo farmaco, vivo» che applicato a pazienti con malattia refrattaria, i quali attualmente hanno una speranza di guarigione inferiore al 5%, ha mostrato di essere in grado di «aumentarla di oltre il 50%».

Lucia Di Furia

La dirigente del Servizio Salute della Regione, Lucia Di Furia ha sottolineato l’aspetto innovativo del trattamento, spiegando che rappresenta l’apertura di un percorso che «potrà essere replicato». Il dottor Guido Gini ha parlato di «un nuovo capitolo di cura per tanti pazienti che prima avevano poche speranze di essere guariti, una terapia innovativa e costosa, sulla quale le Marche hanno il privilegio di poter contare, che poche nazioni hanno».

Il direttore generale degli Ospedali Riuniti di Ancona, Michele Caporossi, nel suo intervento ha ricordato che il 21esimo secolo si è aperto con il sequenziamento del genoma umano, avvenuto nel 2000 e che a 20 anni di distanza la medicina si basa su due variabili, il micro esplorabile e la micro conoscenza delle leggi della natura. Secondo Caporossi la sfida è quella di riallocare «risorse cospicue attorno a questi segmenti» e di puntare sull’intelligenza artificiale. Inoltre ha sottolineato che la Regione Marche «si sta caratterizzando per una lungimiranza e generosità di sistema, che non tutte le regioni hanno».

La presidente della Fondazione Lorenzo Farinelli, Amalia Dusmet, mamma del giovane medico scomparso a 34 anni, ha ricordato che quando ha ricevuto la lettera che le comunicava l’attivazione della terapia ad Ancona «sono rimasta combattuta tra due sentimenti opposti: da una parte la recrudescenza di un dolore fortissimo mai sopito e dall’altra il dolore di non aver potuto per mio figlio avere questa possibilità». Lorenzo riconosciuto idoneo alla terapia, non era riuscito ad usufruirne perché il linfoma lo aveva strappato alla vita. La terapia due anni fa era erogata solo negli Stati Uniti e in Israele con costi elevatissimi, oltre un milione di dollari. Inoltre ha ricordato che i fondi raccolti in parte erano stati messi a disposizione di Gliozzo e in parte sono confluiti nella Fondazione omonima, nata per dare impulso alla ricerca.

«Non è facile gestire la fondazione – ha detto – c’è tanta burocrazia, ma la ricerca non si deve fermare. Cerchiamo aiuto per incrementare i fondi, il nostro primo atto è stato attivare una borsa di studio alla clinica ematologica proprio per la Car-T cells, una terapia che ora è arrivata anche ad Ancona e che speriamo possa curare tante persone».

L’assessore Filippo Saltamartini ha sottolineato come da 8 mesi dal suo insediamento, quella odierna sia stata la prima conferenza stampa nella quale non si è parlato di covid, poi ha anticipato che le cure oncologiche, saranno uno dei cardini del nuovo piano sociosanitario, insieme a quelle cardiovascolari e neurologiche. Ha ricordato poi che la Regione Marche è stata tra le prime ad introdurre la terapia con gli anticorpi monoclonali contro il covid, e «una delle prime per efficienza nelle vaccinazioni, primati che tendono a dire che il sistema dei professionisti, la cooperazione tra università e ospedale e la caratura dei medici e dei ricercatori, è così alta da permetterci qualunque traguardo».

Saltamartini ha annunciato che intende «rinsaldare il rapporto» con il professor Guido Silvestri, patologo, immunologo e virologo, professor & chair presso Emory University di Atlanta, e che un ulteriore obiettivo è quello di portare ricercatori di livello nazionale e internazionale in oncologia nelle Marche. Infine si è detto «emozionato» per il ricordo del giovane medico scomparso.