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Ancona

Covid, Storti (Asur Marche): «Ancora un piccolo margine di equilibrio negli ospedali». Ma manca personale sanitario

Il direttore generale Asur Marche ha voluto lanciare un appello ai marchigiani sulla vaccinazione con l'avvio della quarta ondata della pandemia. Una questione che si intreccia con la carenza di personale e la necessità di recuperare le liste d'attesa

ANCONA – «L’attività no-Covid negli ospedali è stata attivata ed è finalizzata a portare avanti lo smaltimento delle liste d’attesa per i ricoveri e soprattutto per gli interventi chirurgici, sia urgenti che programmati». Lo ha detto il direttore dell’Asur Marche, Nadia Storti parlando con i giornalisti, questa mattina 15 novembre.

Con la recrudescenza dei contagi da Covid che si sta registrando nelle Marche, come nel resto d’Italia, c’è preoccupazione per il rischio che gli ospedali possano tornare sotto pressione, ed essere stravolti nel loro assetto per far fronte ad una nuova ondata di ricoveri legati al virus. «Siamo in una fase di equilibrio – spiega – , che dobbiamo mantenere: abbiamo ancora un piccolo margine, però non ne possiamo approfittare». Storti ha affermato che negli ospedali «come nel resto dell’Italia e di tutta l’Europa si sta vivendo una situazione di carenza del personale sanitario, in particolare dei medici e soprattutto quelli legati alla medicina d’emergenza» nei Pronto Soccorso, nelle Terapie Intensive e nelle emergenze territoriali.

Il direttore Asur Marche Nadia Storti

Una questione annosa, per la quale il direttore Asur ha voluto raccomandare alla popolazione «prevenzione e copertura vaccinale», perché «qualora i posti letto che sono stati attivati dovessero essere occupati da pazienti affetti da Covid, è chiaro che dovremo in qualche modo non chiudere, ma limitare l’attività ordinaria».

Le ondate di ricoveri di pazienti affetti dal Covid nei mesi scorsi, hanno messo a dura prova le strutture ospedaliere, le quali hanno dovuto riconvertire interi reparti in aree destinate a questi pazienti, con una paralisi delle attività ambulatoriali legate a visite, controlli e interventi non urgenti che sono slittati, e questo ha causato un conseguente allungamento delle liste di attesa. Una situazione, che chiaramente con la carenza di sanitari, non è semplice da “sistemare”.

I contagi nelle Marche

Per questo il direttore Asur Marche ha voluto rivolgere alla popolazione anche un appello alla vaccinazione: «In questo momento in cui abbiamo una ripresa del virus, si parla di quarta fase della pandemia», afferma, nonostante ci sia ancora un livello «di accettabilità per quanto riguarda la possibilità di controllo, sia nel contact tracing dei positivi sia dei ricoveri negli ospedali», tuttavia «il fatto di essere arrivati a 100 positivi su 100mila abitanti, significa che stiamo crescendo in modo vertiginoso».

Storti ha infatti spiegato che i numeri del contagio «si sono raddoppiati negli ultimi giorni, quindi diventa fondamentale procedere con la terza dose» che va ad assicurare una copertura più duratura contro il virus, visto che dopo il ciclo vaccinale primario (prima dose e richiamo) «la percentuale di anticorpi si riduce nel tempo, raggiungendo, per alcune persone, un valore poco tutelante dopo i 6-7 mesi».

Una terza dose che permette di «rinfrescare la memoria immunitaria e far sì che il nostro sistema immunitario, di nuovo a contatto con il virus possa agire in modo energico». Tuttavia nei giorni scorsi la somministrazione della dose aggiuntiva aveva registrato una fase un po’ di stasi.

Facendo il punto sulle vaccinazioni con i giornalisti, il direttore generale Asur Marche, ha evidenziato che la popolazione giovanile nelle Marche ha mostrato una sensibilità maggiore, rispetto ad altre fasce d’età alla vaccinazione contro il Covid. 

«I giovani sono ancora più sensibili rispetto ai cittadini della fascia di età compresa tra 40 e 59 anni, nella quale la percentuale dei non vaccinati è più elevata» ha detto, sottolineando che «forse l’opportunità di avere il Green pass e di avere maggiore libertà, sta spingendo i giovani a vaccinarsi. Mi auguro che lo capiscano e che tutelino sempre più loro stessi e i loro compagni».

Nelle Marche l’84,9% della popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino, mentre il 79,8% ha ultimato il ciclo vaccinale (prima dose e richiamo), resta dunque un 15% circa di persone che non si sono vaccinate, con una incidenza maggiore di non vaccinati nella fascia over 40.

Rivolgendosi proprio ai marchigiani tra i 40 e i 59 anni, Storti ha affermato che vaccinarsi contro il Covid non significa «limitare la propria libertà, anzi, è una scelta ragionata e consapevole per la propria tutela e per quelli che ci stanno accanto. Sono state dette tante cose sul vaccino, ma penso che in un mondo civile ed in una società moderna come quella che abbiamo, dovremmo tenere conto di due dati, quello epidemiologico e avere fiducia nei dati scientifici: avere paura di questo vaccino è come dire che abbiamo paura del vaccino per il vaiolo e di quello antipolio, i quali hanno sconfitto malattie che hanno portato a morte e invalidità».

«Non bisogna lasciarsi abbagliare da tante voci che non sono supportate dalla tecnicità e dalla scientificità delle cose» ha detto, sottolineando che occorre essere consapevoli che vaccinarsi «è un senso di responsabilità per la propria salute: l’articolo 32 della Costituzione dice che il sistema deve tutelare la salute dei cittadini, ma che lo stesso cittadino deve pensare a tutelare la propria salute. Tra i fattori che determinano lo stato di salute della popolazione – prosegue – non c’è solo il sistema sanitario, ci sono soprattutto gli stili di vita, l’ambiente in cui si lavora e l’attività lavorativa» svolta.

Secondo Storti, non vaccinarsi contro il Covid significa «non tutelarsi, limitare la propria libertà, ma anche quella degli altri. Ritengo che la mia libertà arriva laddove non va a limitare la libertà degli altri». Intanto con la recrudescenza dei contagi in atto ha spiegato che si sta lavorando al potenziamento del contact tracing, oltre che sull’applicazione «della nuova disposizione della circolare per quanto riguarda la prevenzione nelle scuole dei casi positivi».

Tuttavia, il personale che va nelle scuole, che si occupa del contact tracing e che esegue le vaccinazioni «è sempre quello» per cui è importante che l’attività possa essere programmata. Sollecitata sul rischio zona gialla per le Marche ha glissato affermando «c’è una domanda di riserva?» e sottolineando la necessità di usare prudenza nel fare previsioni sull’andamento della pandemia.

Le terze dosi

Le terze dosi «stanno andando a rilento purtroppo – spiega Storti – è importante che le persone comincino a capire la necessità di poter permettere a tutti di fare una vita normale, cosa che desideriamo tutti, e soprattutto di tutelare le persone più fragili. Una responsabilità civile nei confronti dei nostri anziani, dei nostri fragili. Tutti dobbiamo mettere a disposizione questa opportunità a tutela della sanità pubblica».

Attualmente la terza dose viene somministrata agli over 60, agli immunocompromessi, ai fragili e agli ospiti delle Rsa, nei punti vaccinali di popolazione, negli ospedali (per i pazienti in carico), negli ambulatori dei medici di famiglia, nelle farmacie e nelle Rsa. Dal primo dicembre saranno coinvolti in questa campagna vaccinale anche gli over 40 anni.

Con l’estensione della terza dose ad una fetta più ampia della popolazione, diventa fondamentale puntare sulle prenotazioni: se fino ad adesso questa dose aggiuntiva è stata offerta anche senza appuntamento, ora «vorremmo fare un richiamo alla prenotazione» dichiara Storti, così da «organizzare meglio le sedute vaccinali, evitare assembramenti e file come si è avuto negli ultimi giorni della settimana scorsa». Una situazione, che ha interessato il centro vaccinale Paolinelli, ma che, come evidenzia «non è cattiva volontà da parte degli operatori, anzi, talvolta quando si presentano queste situazioni cercano in ogni modo di agevolare».

«I cittadini hanno capito l’importanza della terza dose e si sono rivolti ai centri, e quindi avendo delle prenotazioni esattamente al 50%» di quelli che poi si sono effettivamente recati ai centri vaccinali di popolazione «abbiamo avuto dei piccoli problemi per i quali ci scusiamo». Prenotazione fondamentale oltre che per snellire il percorso, anche per avere a portata di mano la modulistica del consenso informato e dei dati anamnestici che dovrà essere sottoscritta di nuovo all’atto della somministrazione della terza dose.

«Si sta facendo il massimo per raggiungere tutta la popolazione» spiega e in particolare «i fragili e gli anziani, per i quali i medici di medicina generale ci danno un grosso contributo».