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Ancona

Ordinanza scuole, Acquaroli: «Scelta combattuta. Dobbiamo limitare l’avanzata del contagio»

Il governatore motiva la scelta di far slittare la riapertura delle scuole superiori a febbraio chiarendo che è a rischio la tenuta delle strutture ospedaliere in caso di una terza ondata

Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli al PalaIndoor di Ancona

ANCONA – «Questi che stiamo vivendo sono giorni molto complessi. Le scelte devono essere dettate da un forte senso di responsabilità. Quella di rinviare la riapertura delle scuole superiori in presenza è stata difficile e combattuta perché avremmo voluto dare un senso di ritorno alla normalità. Ma purtroppo ci sono due ostacoli insormontabili». Sono le parole del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli all’indomani della decisione della Giunta di prorogare la didattica a distanza al 100% nelle scuole superiori fino al 31 gennaio.

Una decisione, concertata con il mondo scolastico, nel corso di un vertice che si è tenuto nel primo pomeriggio di ieri e che ha visto la partecipazione degli assessori Giorgia Latini (Istruzione) e Guido Castelli (Trasporti) che si sono confrontati con l’Ufficio Scolastico regionale, i sindacati della scuola, le rappresentanze degli studenti e le associazioni legate al mondo della scuola.

Il governatore firmerà oggi una ordinanza regionale restrittiva che sposta a febbraio il ritorno sui banchi per gli studenti delle scuole superiori marchigiane, una opzione scelta anche da altre regioni, come il Veneto e il Friuli. Intanto questa notte il Consiglio dei Ministri ha varato il nuovo Decreto che entrerà in vigore dal 7 gennaio fino al 15, nel quale è stato fissato il ritorno sui banchi l’11 gennaio al 50%, per quelle regioni che non sceglieranno di siglare ordinanze restrittive.

A preoccupare il presidente delle Marche è il rialzo dell’Rt che potrebbe portare ad una terza ondata, con gli effetti della seconda ancora ben presenti negli ospedali  e la vaccinazione contro il covid che sta entrando nel vivo. Acquaroli spiega il ritorno alla normalità per ora non è possibile perché «ci sono due ostacoli insormontabili. Il primo è inerente alla tenuta delle strutture ospedaliere: Dopo due mesi di restrizioni abbiamo oltre 550 ricoveri e 65 persone in terapia intensiva. Numeri preoccupanti davanti all’ipotesi di una terza ondata».

Poi la necessità di limitare l’avanzata del contagio per cui «e con esso le misure restrittive che stanno producendo danni economici enormi». Ma a pesare sulla scelta di rinviare il ritorno sui banchi di scuola è anche la riduzione dell’indice Rt decisa dal Governo per la classificazione delle regioni nelle fasce di rischio: «Con l’indice Rt superiore a 1 si diventerebbe “arancioni” e a 1,5 “rossi”, il rischio di passare anche le prossime settimane “chiusi” diventa elevatissimo» spiega il governatore.

«La mole di persone che si rimetterebbe in movimento con la riapertura delle scuole superiori, anche al 50%, è molto importante in un momento così delicato. Per questo non possiamo far altro che mettere in campo tutte le misure per cercare di evitare scenari sanitari e socioeconomici peggiori. Non è una situazione semplice ma ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, noi ci stiamo provando». Restano in presenza, come prima di Natale, le lezioni per le altre scuole e per gli studenti con disabilità. Questa mattina davanti a Palazzo Raffaello la protesta del Comitato Priorità alla Scuola che chiede il ritorno sui banchi per gli studenti in dad (didattica a distanza).