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Ancona

Ancona, l’ombra del dolo sulle fiamme all’ex Tubimar

Il maxi capannone del porto nel mirino di un piromane. Lo rivelano le anticipazioni di alcune perizie di parte

ANCONA – I vigili del fuoco non avevano trovato inneschi e questo aveva spinto la Procura a mantenere il fascicolo con l’ipotesi solo di incendio e senza indagati. Ma da alcune anticipazioni delle perizie di parte, ancora non depositate, emerge invece che l’incendio all’ex Tubimar è di natura dolosa. Lo sostengono gli accertamenti tecnici fatti dai consulenti delle aziende rimaste danneggiate dal rogo avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 settembre dello scorso anno.

Un vasto incendio durato tre giorni prima che i vigili del fuoco dichiarassero spenti anche gli ultimi focolai. In fumo 30 mila metri quadrati di capannone su un totale di 55 mila metri. Non un fatto accidentale dunque su quelle fiamme che svegliarono la città, terrorizzata, come nel peggiore degli incubi, ma una mano umana.

Stando a quanto trapela dalle anticipazioni degli elaborati, al capannone della zona industriale si sarebbero susseguiti inneschi multipli, almeno tre, e poi ci sono quattro mezzi trovati senza tappo del serbatoio. Si tratta di due muletti, un furgone e una cisterna che fungeva da deposito carburante, tutti alimentati a gasolio. I mezzi si trovavano all’interno dei capannoni della Frittelli Maritime, l’ala che è rimasta maggiormente danneggiata dal rogo. Perché i mezzi non avevano più i tappi? Soltanto uno, quello del furgone, sarebbe stato di plastica e potrebbe essersi sciolto ma gli altri erano in ferro. L’ipotesi è che chi ha appiccato le fiamme potrebbe aver prelevato il carburante all’interno dei serbatoio usandolo per gli inneschi.

Nei tre punti dove sarebbero avvenute le esplosioni inoltre il terreno è stato trovato più bruciato. La Procura attende il deposito della perizia del proprio consulente, l’ingegnere Gianluigi Guidi, di Bologna. L’incarico era stato affidato a metà ottobre. L’incendio aveva creato danni per 10 milioni di euro. Inizialmente si era ipotizzato che le fiamme fossero partite da un mal funzionamento dei pannelli solari.  Ma non sarebbe così. Le indagini, delegate dal pm Irene Bilotta alla squadra mobile e ai carabinieri del Noe, vanno avanti.