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Ancona

Nuovo Dpcm, è valzer di reazioni. E cresce la preoccupazione di palestre e bar

Con l'aumento dei contagi nel Paese, il ministro della Salute Roberto Speranza ha anticipato alcune novità: stretta sulle feste, più smart working, chiusure anticipate dei locali. Ecco cosa dicono i diretti interessati

tampone, laboratorio

ANCONA – Stretta sulle feste, più smart working, chiusure anticipate di bar, ristoranti e locali alle 24, e nuove regole per quarantena, isolamento fiduciario e sport. È quanto promette il nuovo Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) che dovrebbe arrivare tra oggi e domani (13 ottobre). Con la crescita dei contagi nel Paese, il ministro della Salute Roberto Speranza ha anticipato di voler vietare tutte le feste, incluse quelle private, nei locali e nelle abitazioni con l’obiettivo di arginare la situazione. Dal monitoraggio del ministero e dell’Istituto Superiore della Sanità, risulta infatti che i nuovi contagi si stanno muovendo soprattutto in ambito familiare, mentre la situazione sul fronte delle nuove positività riscontrate in ambito lavorativo, scolastico e di divertimento sembrano al momento contenute.

In serata dalla conferenza Stato-Regioni dovrebbero arrivare i primi lumi, ma le dichiarazioni lasciano trapelare che verranno prese iniziative anche sul fronte delle sport di contatto a livello amatoriale. L’intenzione del governo, per ora, è quella di consentire la prosecuzione degli sport praticati all’interno di palestre e società sportive, ma di imporre uno stop alle attività eseguite al di fuori di questi ambiti: palestre e società sportive, infatti, osservano i protocolli anti contagio stabiliti dal ministero, garantendo dunque la sicurezza ai loro iscritti, mentre a sfuggire al controllo sono le altre attività, come ad esempio le partite di calcetto e basket giocate nei campetti dei paesi e delle città. Nessuna limitazione invece per la corsa, eseguita all’aria aperta, o per gli sport eseguiti a livello professionistico.

Sul fronte sanitario il Comitato Tecnico Scientifico si è già espresso chiaramente per la riduzione della quarantena e dell’isolamento fiduciario da 14 a 10 giorni e sull’esecuzione di un solo tampone, con esito negativo, per poter tornare “alla normalità”, ma è via libera anche ai test rapidi che verranno eseguiti negli ambulatori dei medici di medicina generale e dei pediatri.

Lo smart working verrà esteso: l’intenzione del governo è quella di incrementare il lavoro agile, portandolo dal 50 al 70%, in modo da limitare il contatto fra le persone negli ambienti di lavoro, dove se si lavora in presenza è obbligatorio l’uso della mascherina, con la sola eccezione se si lavora in stanza da soli.

La stretta più dolorosa arriva per i locali: bar e ristoranti verranno chiusi alle 24 e dovrebbe scattare il divieto di sostare davanti ai locali dalle 21 di sera alle 6 di mattina. Un divieto che vuole evitare il prolificarsi di casi legati alla movida. Inoltre, per garantire il rispetto delle misure, dovrebbe scattare lo stop alla vendita di alcolici dalle 22.

Ma che ne pensano i diretti interessati? Temono una nuova serrata le palestre e i centri sportivi. «Sarebbe sbagliato togliere alle persone la possibilità di fare sport e attività fisica, anche all’aria aperta» dichiara Tiziana Lazzari, referente tecnico e dirigente del Judo Club Sakura di Osimo, sottolineando l’importanza della pratica sportiva nella salute e nel benessere di adulti e bambini.

«Non è nel mondo dello sport che nascono i contagi, palestre e società sportive osservano con grande attenzione i protocolli anti contagio, dovrebbero invece essere eseguiti controlli sugli assembramenti che sfuggono al controllo, come quelli che vediamo ogni giorno alla fermata dei bus o davanti ai locali».

«La cucina dei ristoranti in genere chiude alle 22,30 di sera, per cui la chiusura anticipata alle 24 non ci creerebbe alcun problema – commenta Daniele Cingolani, uno dei titolari del ristorante La Pagodina di Marcelli di Numana – . Certo che se fosse alle 23 già potrebbe essere un problema, ma chiudere alle 24 non lo vedo come un danno all’attività: se serve a limitare la pandemia siamo d’accordo, anche se immagino che per i locali che lavorano su due turni potrebbe esserci qualche problema in più».

Daniele Cingolani, socio titolare ristorante La Pagodina

Nessun disagio neanche per quanto concerne lo stop alla vendita di alcolici dalle 22: «In genere gli asporti, nei quali può esserci anche la vendita di bevande alcoliche, si chiudono intorno alle 20.30 – prosegue – per cui anche in questo caso non vedo una criticità da questo provvedimento».

Diversa l’opinione invece di chi lavora nell’ambito della somministrazione bevande. Ad esprimere la contrarietà della categoria è Giada, co-titolare del Joy’s Coffee & Food di Osimo, che svolge sia attività di ristorazione che di bar.

Giada del Joy’s Coffe & Food

Se da un lato la chiusura alle 24 per la ristorazione non penalizza, lo stop alle 22 alla vendita di alcolici invece può creare problemi. «Non capiamo il perché di queste restrizioni che interessano solo bar e ristoranti, mentre nelle altre attività notiamo un allentamento nell’applicazione delle misure e sul fronte dei controlli – spiega – Continuano a prendere di mira solo la nostra categoria che ha pagato un prezzo già alto per le chiusure durante il lockdown».