Ancona-Osimo

Natale e rincari, tavola delle feste più salata. Federconsumatori Ancona: «Budget ridotto per le famiglie»

Il prezzo del panettone artigianale lievita del +9% quello del pandoro del +10%. Il carrello della spesa è più pesante. A guidare i rincari sono olio, uova, latte, cereali

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Panettone (Foto di Décio Guanabarino Silveira Guanabarino da Pixabay)

ANCONA – La tavola del Natale quest’anno sarà più salata per le famiglie. L’aumento dei prezzi ovviamente non risparmia i prodotti tipici delle festività, come panettone e pandoro artigianale, il cui prezzo lievita, è proprio il caso di dirlo, ad un + 8% rispetto al 2022. In particolare il rincaro per il panettone tradizionale (quello con canditi e uvetta) è del +9%, mentre per un pandoro classico si dovrà sborsare un 10% in più. Sono i dati dell’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori.

Come se non bastasse il prezzo del panettone cresce ulteriormente nel caso del prodotto gluten free (+9%), vegano (+15%) o mini (+14%), più contenuto il costo del panettone senza lattosio (+1%). Anche le versioni più esotiche registrano rincari: il panettone agli agrumi segna un + 4%, quello speciale un +6%.

Rincari che secondo Serena Cesaro di Federconsumatori Ancona «mettono in difficoltà le famiglie che avranno a disposizione un budget ridotto per il menù natalizio, visto l’aumento dei mutui, degli affitti e del carrello della spesa». Insomma sarà un Natale più povero.

Non sono solo panettoni e pandori a lievitare, ma più in generale è il costo del carrello della spesa che sembra ancora non arrestarsi. A metterlo nero su bianco è l’ultimo rapporto di Ismea condotto con NielsenIQ. Secondo la fotografia dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, nei primi 9 mesi del 2023 le famiglie hanno speso un +9,2%. E mentre i prezzi hanno registrato una impennata, molte famiglie si trovano con il carrello semi vuoto anche dopo una spesa da 50 euro. Una batosta che si somma a quella del 2022 quando i prezzi degli acquisti domestici avevano registrato un +7%.

La frenata dell’inflazione, che nel mese di ottobre è passata da un +5,3% a un +1,7%, dovrebbe in teoria far scendere i prezzi, ma intanto le famiglie si trovano a dover sborsare di più per pane, pasta, latte e pomodoro che hanno registrato una impennata media di oltre il 20% con picchi del 32% per la pasta di semola e del 29% per le conserve di pomodoro, prodotti base dell’alimentazione.

L’olio extra vergine di oliva ha registrato l’incremento maggiore (+30%) e di conseguenza gli acquisti sono crollati del -11%. Le uova hanno fatto registrare una impennata del +17%, il latte e derivati del +14,8%, i derivati dei cereali del +13,9%. Ma a lievitare è anche il costo degli ortaggi (+9,4%) e delle carni (+7,6%). Più contenuto l’incremento del costo delle bevande che si ferma a un +5,7%, soprattutto per quanto riguarda il prezzo dei vini.

Neanche i discount riescono più a riparare le famiglie dall’impennata dei prezzi, è questo, infatti il canale dove si registra il maggiore incremento dei prezzi medi. Le famiglie che hanno le difficoltà economiche maggiori nella spesa sono quelle con figli piccoli e adolescenti: per queste il prezzo del carrello cresce del +2,6%, mentre per gli over 55 a crescere sono i volumi acquistati con un aggravio tra il 12 e il 14%.

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