Al museo Omero il realismo della scultura di Antonio Ligabue

L’esposizione è visitabile da oggi al 24 giugno ed è costituita da trentuno bronzi in mostra, affiancati da tre dipinti. Il pubblico potrà apprezzare per la prima volta queste sculture non solo mediante il canale visivo, ma anche attraverso l’osservazione tattile e suggestioni uditive e olfattive

Una scultura di Antonio Ligabue

ANCONA – Istintivo, selvaggio, folle. Il Museo Tattile Statale Omero dedica una mostra ad Antonio Ligabue, considerato uno dei massimi esponenti dell’arte naif in Italia. Oggi pomeriggio è stata inaugurata l’esposizione Antonio Ligabue. Il realismo della scultura, dedicata al Ligabue scultore (1899-1965), popolarmente conosciuto come l’artista folle di Gualtieri, il “buon selvaggio” della pittura italiana. In lui arte e vita sono fortemente legate, e quest’ultima ha trovato riscatto proprio grazie all’arte, che gli ha permesso di dare un senso alla sua infelice esistenza.

Uno dei dipinti di Antonio Ligabue

L’esposizione è visitabile da oggi (7 aprile) al 24 giugno, è curata da Antonello Rubini,  ed è costituita da trentuno bronzi in mostra, affiancati da tre dipinti in rappresentanza della sua, più nota oltre che molto più ricca numericamente, produzione pittorica. I bronzi sono quasi tutti a soggetto animale, per una sua predilezione, e coprono un arco cronologico che va dal 1936 al 1958: «In pittura e in scultura egli rappresenta gli stessi animali: leoni, tigri, iene, leopardi, lupi, cinghiali, cervi, caprioli, scimmie, aquile, tori, buoi, cavalli, capre, galli, galline, volpi, conigli, gatti e cani… Animali feroci, animali esotici, animali domestici. Ma nella sua rappresentazione risiedono almeno due diverse e fondamentali inclinazioni del sentimento: ora prevale un sentimento disteso, calmo, come un desiderio di serenità, di pacificato idillio nella natura o in un mondo di evasione fantastica: e di ciò parlano in genere le opere dove appaiono i buoi dei campi, i cavalli da tiro, o i quadri evocativi di una Svizzera immaginaria; ora invece prevale un sentimento di furore, di rabbia, d’aggressività, che si traduce nelle risse o negli atti di violenza degli animali feroci. Mentre però nella pittura le immagini animali sono immerse nel paesaggio, nella scultura vivono invece unicamente definite nella propria isolata fisionomia» (Mario De Micheli, 1972).

Potenti e realistiche, le sculture venivano realizzate da Ligabue in creta, adoperando l’argilla che trovava abbondante sulle sponde del Po, nella Bassa reggiana, dov’era stato “catapultato” nel 1919 a seguito di un’espulsione dalla natia Svizzera, rimanendovi fino alla morte. L’allestimento della mostra, progettato dall’architetto Alessandra Panzini, esalta l’approccio multisensoriale alle opere esposte, rispecchiando lo spirito e la finalità del Museo Omero, fra i pochi specializzati a livello mondiale nel campo della fruizione tattile all’arte e già organizzatore di importanti esposizioni. Il pubblico potrà apprezzare per la prima volta le sculture di Ligabue non solo mediante il canale visivo ma anche attraverso l’osservazione tattile e suggestioni uditive e olfattive.

«Il museo Omero non poteva non dedicare una mostra ad Antonio Ligabue – dichiara Aldo Grassini, direttore del museo Omero – perché risponde perfettamente all’esigenza di andare contro l’emarginazione. Lui è stato sempre un emarginato e, attraverso l’arte, è riuscito ad avere un’identità culturale. Logicamente abbiamo puntato su Ligabue scultore perché il museo Omero è un museo tattile, ma abbiamo scelto anche tre quadri».

Antonello Rubini, curatore della mostra

«Ligabue scultore è stato sempre considerato dalla critica in modo marginale – dichiara Antonello Rubini, curatore della mostra – era povero, viveva nei boschi della Pianura padana e un giorno prendendo la creta cominciò a lavorarla con semplicità e spontaneità. Realizzò circa duecento sculture, ma la maggior parte è andata perduta perché erano sculture in creta e i collezionisti erano persone di campagna e qualcuna veniva utilizzata dai bambini per giocare. Solo 70 sculture sono state salvate e il nucleo principale si può ammirare in questa mostra. I temi sono gi animali domestici, come il cane che amava molto e gli animali selvatici. Lavorava nei circhi da giovane come garzone e lì aveva avuto modo di vedere tanti animali esotici. Se nei quadri costruisce una scena, nella scultura predilige sempre un soggetto, massimo due. Nella pittura c’è un’evoluzione continua, invece nella scultura è più costante, e questa nel tempo diventa sempre più complessa. La mostra si intitola il realismo perché le sculture sono verosimili: è un realismo calmo, vibrante, parla dell’autore che è un’artista folle da una parte e dall’altra intelligente, furbo e a volte cattivo. Era un personaggio complesso, non ingenuo come si vuole far credere».

«Aveva una mente fotografica, diceva di vedere gli animali dentro e fuori, girava per i musei naturali – continua – e conosceva gli animali anatomicamente molto bene. Lui era un autodidatta e, se questo carattere acerbo si nota nella pittura, nella scultura invece aveva padronanza di linguaggio e rappresentava i soggetti in modo completo. Era sempre espressionista e non freddo. Era un visionario e inventava la realtà. La sua è una natura traslata, vista secondo la sua ottica». Da molte delle sue opere sono state ottenute fusioni in bronzo, per preservarle dal tempo.

La mostra è visitabile dal martedì al sabato dalle 16 alle 19; domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Ingresso: intero 7 euro; ridotto 5 euro per over 65 anni, 19-25 anni, Coop Alleanza 3.0, Selecard, FAI, Italia nostra, Touring Club, University Card Comune Ancona Univpm, possessori biglietto Mostra Henry Cartier Bresson, Arci, Biblioteca Benincasa Ancona. Gratuito per scuole, disabili e loro accompagnatori, 0-18 anni, guide turistiche abilitate, giornalisti accreditati, soci ICOM.

Visite guidate su prenotazione: gruppi (minimo 10 pax): ingresso ridotto più visita guidata 8,50 euro. Scuole: ingresso gratuito per alunni e docenti accompagnatori; visita guidata = euro 3,50 ad alunno. Disabili e rispettivi accompagnatori: ingresso e visita guidata gratuiti. Proprietà delle sculture: Patrizia Lodi – Gallera centro Steccata – Parma.