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Ancona

Al via la monografica su Daniele Gaglianone: tre film e uno spettacolo in esclusiva regionale

Al Cinemuse si potranno vedere “Pietro”, “La mia classe” e “Dove bisogna stare”. Dal 31 gennaio al 2 febbraio andrà invece in scena “Cinque minuti di gazzarra”

Cinque minuti di gazzarra

ANCONA – Al via da oggi (28 gennaio) al 2 febbraio tra Cinemuse e Sala Melpomene del teatro delle Muse, la monografica dedicata al regista Daniele Gaglianone. Tre film e uno spettacolo teatrale, per raccontare questo artista, di origini anconetane, a cavallo tra cinema e teatro. Il regista sarà presente in sala.

Si parte stasera, alle ore, 21, con il film “Pietro” (2010), con Pietro Casella, Francesco Lattarulo, Fabrizio Nicastro, Carlotta Saletti, Diego Canteri, Giuseppe Mattia film. Il film racconta la storia di Pietro, che vive nella periferia di Torino. Guadagna pochi soldi distribuendo volantini. La sua casa è il vecchio appartamento lasciato dai genitori dove abita con Francesco, il fratello tossicodipendente. L’unico modo che Pietro sembra avere per mantenere un contatto con Francesco è assecondare il ruolo di buffone affibbiatogli dalla banda degli amici del fratello. Qualcosa sembra cambiare nel momento in cui conosce una ragazza ma quando la presenta alla banda l’incontro prende una brutta piega. Sarà la miccia che innescherà la reazione di Pietro.

Domani sera (29 gennaio), sempre alle ore 21, sarà la volta de “La mia classe” (2013), con Valerio Mastrandrea e attori non professionisti. Nel film, un attore impersona un maestro che dà lezioni a una classe di stranieri che mettono in scena se stessi. Sono extracomunitari che vogliono imparare l’italiano, per avere il permesso di soggiorno, per integrarsi, per vivere in Italia. Arrivano da diversi luoghi del mondo e ciascuno porta in classe il proprio mondo. Ma durante le riprese accade un fatto per cui la realtà prende il sopravvento. Il regista dà lo “stop”, ma l’intera troupe entra in campo: ora tutti diventano attori di un’unica vera storia, in un unico film di “vera finzione”.

Giovedì 30 gennaio, alle ore 21, l’appuntamento sarà con il documentario “Dove bisogna stare” (2019). Un giorno Georgia ha trovato di fronte alla stazione di Como un accampamento di migranti. Ha pensato di fermarsi a dare una mano, poi ha pensato di spendere una settimana delle sue ferie per dare una mano un po’ più sostanziosa. E ancora è lì. Così Lorena, una psicoterapeuta in pensione a Pordenone, Elena, che lavora a Bussoleno e vive ad Oulx, fra i monti dell’alta Valsusa, e Jessica, studentessa a Cosenza. Sono persone molto diverse ma a tutte è successo quello che è successo a Georgia: si sono trovate di fronte una situazione di marginalità, di esclusione, di caos, e non si sono voltate dall’altra parte.

In esclusiva regionale, dal 31 gennaio al 2 febbraio nella Sala Melpomene del Teatro delle Muse, andrà invece in scena “Cinque minuti di gazzarra”, scritto e diretto da Evandro Fornasier e Daniele Gaglianone, con Pietro Casella, Francesco LattaruloeClaudio Zanotto Contino. Tecnico del suono Marco Jena Ielacqua, costumi Lina Fucà. La produzione è di Marche Teatro, in collaborazione con mancolicani, ilBuioFuori2018. Il 31 gennaio e l’1 febbraio, lo spettacolo sarà alle ore 20, mentre il 2 febbraio alle 16.

Il regista Daniele Gaglianone

In Cinque minuti di gazzarra tre attori sono in scena illuminati da una sola luce. Ciò che devono fare li mette in crisi da subito, a partire dal ruolo che devono interpretare: non si tratta di dare vita a dei personaggi e basta. Uno di loro si sostituisce ad un leggio, un altro regge il microfono come un’asta umana perché di questi tempi «non è il lavoro che manca: è la voglia». Il terzo arriva e mette subito in chiaro di non essere padrone del proprio destino in quanto interprete; anzi, ha un gran desiderio di andarsene e di tornarsene a casa. Ma non può, né lui né i suoi compagni, perché non c’è nessun altro posto dove andare: devono stare là, in un luogo dove sono i personaggi a impossessarsi di loro.

Inizia un viaggio dentro uno spazio mentale dove il passato e il presente convivono sullo stesso piano temporale, dove nonni, madri e padri da vecchi e da giovani si incontrano nel cuore dell’attore/personaggio, portatore in/consapevole dei cuori di chi lo ha preceduto. È una battaglia intorno ad una nascita negata, ad una rapina: «hanno preso un bambino ad una donna bambina».

Le storie prendono forma letteralmente nei corpi degli attori in continuo conflitto con i propri personaggi. Gli attori si oppongono, soccombono, si ribellano, a tratti sembrano perdersi per poi ritrovarsi repentinamente in un continuo slittamento tra storie familiari che riemergono dal nulla apparente, da un vuoto pieno di segreti e cose non dette ma sempre vive, di silenzi, di racconti di un tempo lontano che bruciano qui e ora in una zona sospesa dove il tempo che passa non passa mai: «Tanti anni fa, non piangere; non piangere, tanti anni fa».

Ci sono storie che forse non possono essere raccontate perché troppo terribili. Alla fine gli attori si arrendono o lanciano una sorta di sfida a chi li sta guardando e ascoltando: continuate a raccontare voi, se ne siete capaci, prima che queste storie frammentate in una rapsodica rivolta tornino (di nuovo?) nell’oblio, «prima che vadano a finire nei ricordi di nessuno».