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Addio a Gino Strada, il ricordo di Rossi (Emergency): «Lascia un’associazione che porta avanti il lavoro con amore»

Il fondatore, direttore esecutivo e anima della Ong Emergency, è venuto a mancare ieri 13 agosto all'età di 73 anni. Lo ricorda Marco Rossi, dell'Ufficio coordinamento volontari della sede di Roma

Gino Strada, immagine tratta da www.emergency.it)

ANCONA – Rispetto dei diritti umani, garanzia della cura, rifiuto totale della guerra e strutture sanitarie che hanno curato 11milioni di persone nel mondo. È una eredità “luminosa” e di grande portata quella lasciata Gino Strada, fondatore e direttore esecutivo della Ong Emergency, venuto a mancare ieri – 13 agosto – all’età di 73 anni.

«Lascia una associazione che è cresciuta negli anni e che porta avanti un lavoro qualificato e professionale, facendolo con affetto, perché non ci dimentichiamo mai che curiamo persone» racconta Marco Rossi, dell’Ufficio coordinamento volontari della sede di Roma di Emergency, attivo nell’associazione da 21 anni.

L’associazione umanitaria internazionale, impegnata nella riabilitazione delle vittime della guerra e delle mine antiuomo, dall’anno della sua fondazione, avvenuta nel 1994, ha fornito assistenza gratuita a milioni di pazienti nel mondo, sostenendo la costruzione di ospedali e punti di primo soccorso in 18 Paesi.

Un impegno che è valso nel 2006 all’associazione il riconoscimento di partner delle Nazioni Unite – Dipartimento della Pubblica Informazione, mentre nel 2015 è entrata a far parte del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite. Tra i traguardi raggiunti da Emergency c’è anche quello di partner ufficiale dell’European Union Civil Protection and Humanitarian Aid, conseguito nel 2018.

«Come sosteneva Teresa, la moglie di Gino Strada, si ha la sensazione che ciascuno di noi possa fare un pezzettino e tanti pezzettini portano a curare 11milioni di persone» evidenzia Rossi, sottolineando la passione profusa nel lavoro da medici e volontari. Una passione e un impegno che sotto la regia di Strada, medico, filantropo e attivista, ha portato tra gli altri all’apertura di un centro pediatrico a Entebbe in Uganda e ad un centro cardiochirurgico in Sudan «per garantire il diritto di tutti, anche degli Africani ad essere curati». 

Emergency gestisce strutture sanitarie in Afghanistan, Iraq, Repubblica Centroafricana, Sierra Leone, Sudan e Italia e ha portato a termine programmi in Ruanda, Eritrea, a Jenin in Palestina, a Medea in Algeria, Kosovo, Angola, Libia, Nicaragua, Sri Lanka e Cambogia.

«Nel corso degli anni – prosegue – abbiamo cercato di fare ciò che era giusto fare, dove era giusto farlo e dove era possibile farlo, in collaborazione con le Autorità locali». Un lavoro, quello della Ong, «basato sulla qualità e la gratuità della cura – osserva il dottor Marco Rossi -, che essendo un diritto non la si può far pagare».

«I volontari sono straordinari» evidenzia «e Gino Strada ha potuto realizzare tutto quello che ha fatto» grazie anche al lavoro dei volontari che hanno sempre aiutato l’associazione  a fare al meglio il suo lavoro, attraverso raccolte fondi e la diffusione di una cultura di pace che per noi è fondamentale».

Un aspetto sottolineato anche da Barbara Michieluzzi una storica ex volontaria dell’associazione di Jesi, che tiene a rimarcare come per ferma volontà del chirurgo Strada, ogni singolo provento raccolto è sempre stato destinato alle attività benefiche di cui la Ong si è sempre fatta promotrice, ovvero la cura delle persone.

Come ha sempre affermato Gino Strada «i pazienti vengono sempre prima di tutto», un motto che ha animato la sua vita e la sua professione: più di una missione la sua, una visione dell’essere un medico ricco di un profondo senso di umanità e giustizia.

«Appena ho appreso la notizia della sua morte mi sono commossa profondamente, è una persona che lascia una eredità grandissima e una importante lezione di vita. È stato un grande uomo che ha messo i bisogni degli altri davanti ai propri». Lo ricorda così Barbara Michieluzzi.

Ma a ricordare questa la figura del grande medico e filantropo che ha saputo coniugare insieme valori come solidarietà e diritti umani con la medicina, una sanità di eccellenza con la chirurgia di guerra e il diritto alla cura per tutti, sono stati anche esponenti politici del mondo marchigiano.  

Il senatore del Movimento 5 Stelle Mauro Coltorti, parla di «una grande perdita per l’Italia e il mondo intero. Gino era un uomo e un medico straordinario, che ha dedicato tutta la sua vita ad aiutare il prossimo e i meno fortunati».

Per la parlamentare del Pd Alessia Morani «ci ha lasciato un grande italiano che ha dedicato tutta la sua vita agli altri».

«Una vita dedicata alle persone in difficoltà e alla pace, dal Ruanda all’Italia – afferma il sindaco di Pesaro Matteo Ricci – , tra impegno umanitario e medicina. Ci lascia un grande uomo, che lascia grandi insegnamenti e la sua più grande opera di bene al mondo: Emergency».

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