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Ancona

Ancona: minorenne violentata in ospedale, condanna bis per un operaio

L’uomo si è visto confermare i 5 anni dalla Corte di Appello già decisi in primo grado. I fatti denunciati erano accaduti in Psichiatria

ANCONA – Violenza sessuale su una minorenne ricoverata all’ospedale di Torrette, arriva la condanna di secondo grado per un operaio osimano, oggi 44enne, ritenuto responsabile dei fatti. L’uomo si è visto confermare i 5 anni dalla Corte di Appello di Ancona, già decisi in primo grado. La sentenza è della settimana scorsa e la difesa, uscite le motivazioni, valuterà se ricorrerà in Cassazione. La minore era ricoverata al Sert nel reparto di Psichiatria, ed è lì che sarebbero accaduti i fatti, a dicembre 2018. L’uomo era stato arrestato prima di Natale dai carabinieri di Collemarino, dopo la misura cautelare firmata dal gip Sonia Piermartini, emessa a seguito della denuncia della giovane che aveva 16 anni all’epoca dei fatti. La ragazzina era riuscita a confidarsi con una dottoressa del reparto. I due erano entrambi ricoverati a Torrette quando si sarebbero consumate le violenze. Stando alla versione della minore, che prima aveva raccontato gli episodi ad un altro degente della struttura e poi ad una dottoressa, l’operaio sarebbe entrato di notte nella sua stanza, tra il 2 e il 3 dicembre 2018. Prima le avrebbe alzato la maglietta palpandole i seni poi sarebbe via via sceso alle parti intime consumando infine un rapporto sessuale con la giovane. Anche le due notti successive l’uomo sarebbe tornato nella sua stanza, iniziando gli approcci spinti, ma la minorenne era riuscita a mandarlo via. La ragazzina si era tenuta tutto dentro fino a quando un degente le aveva detto di aver visto uscire, una di quelle notti, il 44enne  dalla sua stanza. Così lo sfogo. Durante l’interrogatorio di garanzia l’operaio osimano aveva negato le violenze e ha sempre continuato a negare i fatti. 

La 16enne è stata seguita in Appello dallo studio legale Miraglia Associato di Modena che ora procederà a chiedere un risarcimento per danni morali e materiali sia all’imputato che al responsabile della struttura di recupero a cui era stata affidata la 16enne per «non aver saputo sorvegliare e prendersi cura adeguatamente della minore». Lo studio,  rivolgendosi al ministro della Salute Roberto Speranza, osserva «come siano pochissime le strutture in grado di accogliere i minori affetti da dipendenza che possono alloggiare con dei coetanei».