Microzonazione sismica, Ingv: «Utile per la ricostruzione post terremoto»

Il sismologo spiega i vantaggi dell'individuare le zone nelle quali la geologia del luogo può creare un'amplificazione della scossa, ma avverte anche sull'importanza di costruire bene e verificare gli edifici esistenti

Carlo Meletti, sismologo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv)
Carlo Meletti, sismologo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv)

ANCONA – L’87% dei comuni marchigiani coperti dalla microzonazione sismica. È quanto aveva annunciato martedì 9 luglio l’assessore regionale Angelo Sciapichetti. «Uno strumento utile per la pianificazione delle aree in cui ricostruire dopo un terremoto e dove eseguire verifiche alle abitazioni – spiega il sismologo dell’Ingv nazionale, Carlo Meletti – . Consiste nell’individuare in un comune le aree che per caratteristiche geologiche possono dare origine ad amplificazione di una scossa sismica e le zone in cui questo non avviene. Quando un’onda sismica attraversa le rocce, a seconda del tipo e della topografia che trova nel suo percorso si può avere una risposta del suolo diversa. Questo è molto importante per scegliere dove ricostruire e i terreni da destinare ad utilizzi diversi rispetto a quelli dedicati all’urbanizzazione».

Tra le aree da evitare in caso di ricostruzione, come spiega il sismologo di Ingv, ci sono quelle franose e le aree con terreni sciolti, come ad esempio quelle con sabbie fini fluviali, dove i depositi possono causare amplificazione dell’onda sismica: «In questi casi si può scegliere di non ricostruire in quelle aree o di utilizzare degli accorgimenti opportuni in sede di edificazione. In occasione del terremoto del 2016 abbiamo riscontrato che nella stessa zona, spostandosi di soli 100 metri, riscontravamo situazioni molto diverse, con quartieri distrutti e aree vicine che invece avevano retto meglio al sisma riportando meno danni».

«Oggi abbiamo informazioni e strumenti utili a contrastare gli effetti devastanti di un terremoto: dalla microzonazione alla normativa più recente sulle costruzioni che dà la possibilità di progettare case più sicure – spiega Meletti – . Ovviamente bisogna intervenire correttamente: abbiamo avuto occasione di vedere a L’Aquila come le case siano crollate per errore umano o difetti di progettazione e realizzazione».

Le macerie a Pescara del Tronto

Le Marche sono un territorio ad elevata sismicità e tra le zone più a rischio c’è la catena appenninica, interessata dal terremoto del 2016 e del 1997. Ma anche la zona costiera è soggetta a scosse come quelle avvenute a Senigallia nel 1930, ad Ancona nel 1972, nell’ascolano nel 1943.

«Dal momento che non possiamo prevedere quando ci saranno scosse, occorre – suggerisce Meletti – lavorare sulla prevenzione, è l’unico modo per difenderci. È importante costruire bene e verificare gli edifici esistenti, molti dei quali in Italia sono stati edificati tra gli anni 50-70. Sono queste le armi che abbiamo a disposizione, perché le case che non crollano sono quelle che salvano vite».

Intanto l’Ingv pubblicherà entro fine anno la mappa nazionale aggiornata sulla pericolosità sismica, realizzata con il supporto di ricercatori di molti enti e università: «Una sintesi delle nuove conoscenze della comunità scientifica sulle singole faglie e sui terremoti». Questa andrà a sostituire l’ultima realizzata nel 2004.

«È importante che ognuno inizi a guardare alla propria abitazione per verificare se è sicura o se necessita di interventi. In questo senso si può usufruire del Sisma Bonus – conclude Carlo Meletti –  che permette di avere un rimborso dallo Stato fino all’80% in 5 anni sulle sese per l’adeguamento sismico degli edifici».