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Marco Rizzo lancia la volata di Pasquinelli: «Ripartire dal lavoro»

Il segretario nazionale del Partito Comunista, oggi ad Ancona, ha affrontato i temi caldi per la regione, ponendo l'accento sulla sanità pubblica

Da sinistra Marco Rizzo e Fabio Pasquinelli (immagine di repertorio)

ANCONA – «Ripartire dal lavoro». È la proposta di Marco Rizzo, arrivato ad Ancona per sostenere la candidatura a governatore di Fabio Pasquinelli, in corsa per le elezioni regionali con Lista Comunista.

Il leader nazionale del Partito Comunista Italiano, nel suo intervento ha rimarcato gli storici principi ispiratori del partito evidenziando che falce e martello sono proprio il simbolo del lavoro: «Solo dal lavoro si può ricostruire una nazione – ha affermato -. Dopo la grave crisi sanitaria ed economica, ci rivolgiamo a tutti i lavoratori, quelli dipendenti, ma anche quelli autonomi», che secondo Rizzo «stanno precipitando nella povertà assoluta».

Per il segretario generale del Pci, sono ancora molte le zone che aspettano l’intervento dello Stato per la ricostruzione post-sisma. Una situazione critica alla quale si è sommata la crisi scatenata dalla pandemia di covid, che «ha mostrato quanto è importante la sanità pubblica». «Oggi tutti a parlare di eroi – prosegue -, ma negli ultimi 30 anni, sia il centrodestra, sia il centrosinistra, sia i 5 Stelle hanno demonizzato il settore pubblico ed esaltatole privatizzazioni che non danno alcuna risposta».

E di sanità ha parlato anche il candidato governatore Fabio Pasquinelli che ha parlato di un modello sanitario centrato sul pubblico e ha ribadito il suo no alla privatizzazione: «Fino al 2010 avevamo uno dei migliori sistemi sanitari – osserva -, ma negli ultimi 10 anni è stato smantellato da una politica di privatizzazione, portata avanti da una sinistra che è la brutta copia della destra». L’aspirante governatore ha ricordato che il sistema marchigiano nel 2010 era «uno dei migliori d’Europa», e per farlo tornare tale, nei suoi piani c’è la volontà di «ricostruire un servizio sanitario territoriale». Per fare questo l’intenzione è quella di tagliare i finanziamenti alla sanità privata, e potenziare l’esistente: «Non si possono progettare nuovi grandi ospedali finalizzati a chiudere l’esistente», occorre piuttosto «completare le incompiute», come il nuovo Inrca a Camerano.

Secondo Pasquinelli è necessario tenere aperti gli ospedali di San Benedetto del Tronto, Fano e riaprire il punto nascite a Fabriano. E le risorse per attuare il piano sanitario della Lista Comunista ci sono e possono essere reperite dal bilancio: «Parliamo di 350 milioni all’anno di bilancio pubblico che vengono tolti alla sanità pubblica e vanno alle convenzioni con i privati».

Poi l’affondo al competitor di centrosinistra Maurizio Mangialardi: «Mangialardi continua a dire che lui avrà 8 miliardi dall’Europa – spiega – : io credo che chiunque sarà il presidente delle Marche avrà quella somma, e non solo Mangialardi. Anzi, chiunque se la merita più di un esponente del centrosinistra, ma credo che queste risorse non risolvano tutte le questioni». Il candidato governatore evidenzia infatti che si tratta di «soldi a debito, non finanziamenti di una Unione Europea buona, come vogliono farci credere. Sono soldi reperiti sul mercato finanziario: i finanziamenti a fondo perduto sono una partita di giro e in gran parte finanziati dal bilancio italiano».

Pasquinelli rimarca che degli 8 miliardi provenienti dal Recovery Fund, «sono 5 mila euro a testa per i cittadini marchigiani», insomma una cifra considerata esigua dal candidato che puntualizza come «non siano quelle grandi risorse che ci vogliono far credere, destra, sinistra e Movimento 5 Stelle: se ce li dessero non ci cambiano la vita, se invece se li tengono loro forse ce la peggiorano».

Sulla crisi economica ha detto che «le crisi industriali sono state una scelta politica nazionale e regionale, perché i governi di centrosinistra quando hanno parlato di internazionalizzazione, hanno parlato di una internazionalizzazione negativa, che abbiamo subito e non agito», poi ha rimarcato «i contributi pubblici dati dalla Regione alle multinazionali venute nella Regione Marche, che li hanno presi e poi hanno chiuso», ma ha ricordato anche i contributi pubblici erogati alle imprese che hanno delocalizzato.

«Credo che i guasti che vediamo, abbiano chiari responsabili: destra e sinistra, due facce della stessa medaglia che non stanno con i lavoratori, con i soggetti produttori, ma stanno con le multinazionali, con le banche e con i poteri economici forti».