Marche Pride ad Ancona, più di 3mila al corteo

Grande partecipazione di persone dalla regione e da oltre i confini regionali per il primo gay pride delle Marche che ha voluto richiamare l'attenzione sui diritti delle persone Lgbt. Il lungo corteo colorato ha invaso il Viale della Vittoria per arrivare fino a piazza Cavour

ANCONA – Opporsi a ogni forma di discriminazione di cui sono vittime le persone con un diverso orientamento sessuale e una diversa identità di genere nell’ambito della vita familiare, sociale e lavorativa. Il Marche Pride, la manifestazione per i diritti delle persone Lgbtiq (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer) ha voluto richiamare l’attenzione proprio su questi temi. Primo gay pride nelle Marche, il corteo colorato si è snodato oggi pomeriggio (8 giugno) dal Monumento ai caduti del Passetto fino a Piazza Cavour. Più di 3mila le persone giunte ad Ancona da tutte le Marche e anche da fuori regione per prendere parte alla manifestazione, e oltre 65 associazioni presenti.

Madrina d’eccezione la due volte campionessa olimpica del ciclismo Antonella Bellutti. Tanti i traguardi raggiunti negli anni dalle persone con diverso orientamento sessuale, anche se ancora tante altre battaglie li attendono come spiega Matteo Marchegiani dell’associazione Comunitas Aps di Ancona, specie per quanto riguarda «la legge sulla omobitransfobia che attualmente solo alcune regioni applicano» per contrastare l’omofobia.

Per quanto riguarda invece la legge Cirinnà sulle unioni civili Marchegiani spiega che «non prevede il vincolo di fedeltà che invece dovrebbe essere contemplato anche nella coppia omosessuale, e non è prevista la possibilità di riconoscere il figlio del proprio partner».

Soddisfatto Danilo Musso del Comitato Organizzatore per la grande partecipazione di pubblico, oltre le aspettative. A sfilare in corteo per far sentire il loro supporto anche alcuni disabili in carrozzina.

Alla parata hanno preso parte anche la consigliera provinciale di parità Pina Ferraro Fazio che ha ricordato come siano numerose le segnalazioni relative a casi di discriminazioni anche in ambito lavorativo dovute ad un diverso orientamento sessuale tra le 600 giunte al suo ufficio in 6 anni di attività. Insomma una parità su cui occorre ancora lavorare. Presente al corteo anche la presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità Meri Marziali, il presidente nazionale dell’Arcigay Luciano Lopopolo e l’attivista dei diritti Lgbtiq Franco Grillini.

Una realtà molto complessa quella racchiusa sotto l’etichetta Lgbtiq che “racconta” di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer, dove la questione non ruota solo attorno all’orientamento sessuale, ma in alcuni casi all’identità di genere che la persona sente e che non corrisponde al sesso di nascita, come nel caso dei transgender, degli intersessuali e dei queer. Nel caso degli intersessuali ad esempio (capita a circa due persone su mille secondo i dati ISNA, Intersex Society of North America) in queste persone coesistono sia caratteri maschili che femminili, quindi cromosomi sessuali e organi genitali che non si possono attribuire esclusivamente al genere maschile o femminile perché presentano delle particolarità anatamo-fisiologiche di entrambi i sessi. Non un orientamento sessuale, bensì una condizione dovuta a cause genetiche e fisiologiche. Gli intersessuali infatti possono avere ad esempio genitali esterni femminili (la vagina) e quelli interni maschili (le gonadi), oppure l’anatomia può non corrispondere ai cromosomi sessuali. Accanto a questi ci sono i queer o genderqueer che rifiutano la visione binaria del genere, perché non si sentono né maschio, né femmina.