Mamma costretta a prostituirsi per riavere la figlioletta, condannato il padre del suo ex

Due anni e due mesi con il rito abbreviato per un romeno di 60 anni residente a Collemarino di Ancona che insieme ai suoi due figli avrebbe fatto venire una giovane connazionale in Italia, con la promessa di matrimonio, per poi farla lavorare come squillo. I due fratelli affronteranno il processo in Corte d'Assise il 14 maggio

Violenza sulle donne (foto di repertorio)
Violenza sulle donne (foto di repertorio)

ANCONA – Pensava di venire in Italia e sposarsi invece si è ritrovata a fare la prostituta per rivedere la figlia di soli 18 mesi che i suoi presunti aguzzini le avevano tolto. In tre, tutti romeni, padre e due figli di 24 e 31 anni, dello stesso nucleo familiare, sono finti sotto accusa per sequestro di minore, sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale (questo reato solo ai due figli). Vittima una 24enne romena, residente a Collemarino, arrivata in Italia a settembre 2016 con la sua bambina e con uno dei due fratelli che credeva di sposare.
La giovane avrebbe subito violenze da parte dei due figli del 60enne (uno era il suo fidanzato) che insieme al padre avrebbero poi preteso che la giovane si prostituisse pagando loro i guadagni come riscatto per riavere la bambina che tenevano nell’abitazione del 60enne, in una stanza chiusa a chiave. Oggi è arrivata la condanna per il padre dei due fratelli, giudicato con il rito abbreviato, solo per lo sfruttamento della prostituzione: due anni e due mesi ha stabilito il gup Paola Moscaroli. Il 60enne, difeso dall’avvocato Filippo Paladini, è stato assolto dal reato di sequestro di minore a scopo di estorsione. Già annunciato il ricorso in appello. I due fratelli, rinviati a giudizio, affronteranno il processo il prossimo 14 maggio, davanti alla Corte di Assise. Attualmente però sarebbero irreperibili.

L’incubo per la romena era iniziato una settimana dopo essere arrivata a Collemarino. Il fidanzato aveva iniziato a farla prostituire parlandole di difficoltà economiche. La cosa però sarebbe dovuta durare una settimana ma in realtà, stando alle accuse, sarebbe durata mesi. La bimba di 18 mesi le sarebbe stata tolta e chiusa in una stanza dell’abitazione del padre dei due fratelli romeni. Sequestrati anche i documenti alla giovane che sarebbe stata costretta a vendere il suo corpo in un albergo della zona e ad ubbidire a tutto quello che i due fratelli le ordinavano. I guadagni dell’attività sarebbero stati consegnati poi ai due e al padre di questi, fino a maggio 2017. In quel mese la 24enne avrebbe disubbidito all’ordine dei due fratelli di non pagare l’albergo dove alloggiava e come punizione sarebbe stata portata vicino alla raffineria e obbligata ad avere un rapporto sessuale con uno dei due, appoggiata ad un albero. Dopo pochi giorni un’altra violenza, subita di notte, sempre da parte di uno dei fratelli. «Se non lo fai ti butto dalla finestra», l’avrebbe minacciata uno dei due romeni. Riuscita a fuggire aveva poi denunciato tutto ai carabinieri, riabbracciando la figlioletta e portando il trio familiare dritto in tribunale.