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Ancona

Ancona: una lite per la corrente staccata dietro la rissa in Fincantieri

Emerge dopo i violenti fatti accaduti al cantiere navale del porto. Il ferito più grave è un somalo di 35 anni, ricoverato in Neurologia. Beldomenico Fiom-Cgil: «Potevano morire, c'è pressione sugli appalti»

L'area Fincantieri al porto di Ancona

ANCONA – Uno avrebbe staccato la corrente all’altro mentre stava facendo una saldatura. E’ bastato questo per innescare la rissa violenta che si è consumata ieri sera al quarto pontile di una nave da crociera in costruzione alla Fincantieri, la Viking. E’ quanto emerge dopo le prime indagini della Polmare intervenuta sul posto mentre i tre feriti venivano trasferiti in ospedale da Croce Rossa e Croce Gialla.

Il ferito più grave è un somalo di 35 anni, ricoverato in Neurologia. Ha 30 giorni di prognosi per una martellata che ha preso in testa. Gli altri due feriti, entrambi bengalesi, di 27 e 30 anni, sono stati subito dimessi con una prognosi di tre giorni ciascuno. Nel parapiglia un quarto operaio è stato medicato dall’infermeria interna del cantiere navale e non c’è stato bisogno di portarlo in ospedale. I feriti ospedalizzati appartengono a due ditte esterne diverse, una è del napoletano, quella del ferito più grave. Due ditte che lavorano in appalto alla Fincantieri.

Sentendo i primi testimoni tutto è esploso attorno alle 22. Mentre era in corso una saldatura uno dei quattro avrebbe staccato l’elettricità. Il somalo e un bengalese avrebbero iniziato a litigare per primi, venendo alle mani. La lite ha fatto intervenire altri due bengalesi a supporto del connazionale. Il gruppetto si sarebbe affrontato a colpi di tubi di ferro, quelli usati per le impalcature, forbici da carpentiere e picchetti usati per togliere le scorie delle saldature. Erano sul quarto ponte di una nave in costruzione, lontano dal resto del cantiere, quando altri operai hanno sentito le urla e hanno dato l’allarme prima che la situazione finisse in tragedia. Attorno c’erano già chiazze di sangue per le ferite e le attrezzature usate per picchiarsi sporche di liquido ematico. Ad avere la peggio è stato il somalo, colpito alla testa da un tubo e ferito anche da diversi fendenti di forbici, ma in maniera superficiale, all’addome. Non sarebbe in pericolo di vita.

La Polmare diretta da Stefano Santiloni, sta cercando di chiarire il motivo dell’aggressione e la dinamica. La polizia di frontiera ha sentito alcuni dei feriti e alcuni testimoni per ricostruire l’accaduto. Si dovrà accertare se il parapiglia si sia creato per un diverbio nato poco prima o se si sia trattato di una spedizione punitiva per vecchie ruggini. Del fatto sarà informata la Procura perché potrebbero esserci gli estremi per i reati di lesioni aggravate e rissa aggravata dall’utilizzo di armi improprie. L’episodio intanto è stato subito condannato dalla Fiom Cgil. «C’è un cantiere fuori controllo – commenta Tiziano Beldomenico – questo è il secondo episodio violento dopo quello di giugno a cui assistiamo. In tanti anni non si era mai verificata una escalation così. Se vuoi mantenere lavoro infatti tutti sanno in cantiere che non devi mai alzare mani. Cosa sta succedendo? C’è pressione sugli appalti? Vorremmo saperlo per escludere che si sia trattato di Caporalato. Di certo gli operai sono sotto pressione, si riposano poco. Va fatto un tavolo subito, anche con la Prefettura, per capire come intervenire e evitare che chi lavora, oltre ad avere il rischio di infortunarsi, rischi di prendersi anche una coltellata. Ieri si sono viste scene da far west. Hanno rischiato la vita». L’episodio precedente riferito da Beldomenico è quello dell’operaio che il 3 giugno scorso era stato preso a picconate in testa da un connazionale poi arrestato per tentato omicidio. La lite era stata per motivi di lavoro dovuti ad un richiamo per l’orario da fare. Il ferito, finito in rianimazione, non si è più ripreso dopo le lesioni riportate e probabilmente avrà danni permanenti.