Decreto sisma, Ceriscioli scrive a Conte: «La svolta non c’è ancora stata»

Dopo aver manifestato l'intenzione di voler protestare, il presidente regionale si appella direttamente al premier al quale chiede di risolvere i nodi critici del provvedimento. Fra questi ne individua 3 salienti: l'autocertificazione, il personale e le gare negoziate

Da sinistra il governatore Luca Ceriscioli, il sindaco di Castelsantangelosul Nera Mauro Falcucci e il presidente del consiglio Giuseppe Conte

ANCONA – «La svolta non c’è ancora stata». Recita così un passaggio dela lettera con cui il presidente regionale Luca Ceriscioli chiede al premier Giuseppe Conte di intervenire sul Decreto Sisma varato alla Camera giovedì scorso. Una missiva scritta all’indomani della protesta paventata dal governatore proprio per dire no al provvedimento del governo.

Secondo Ceriscioli «il testo approvato alla Camera dei deputati non contiene le misure necessarie ad una accelerazione della ricostruzione privata e pubblica» scrive nella lettera diretta a Conte. A non piacere a Ceriscioli è soprattutto l’autocertificazione dei professionisti che, secondo il governatore, «non serve a nulla, non verrà utilizzata, rimarrà tutto come oggi con tempi lunghissimi di presentazione e istruttoria dei progetti di ricostruzione privata».

Nodo cruciale le responsabilità dei professionisti su «eventuali difformità fra lo stato di diritto e quello di fatto che il professionista provato teme nell’attività di autocertificazione» che Ceriscioli chiede di eliminare inviando un teso presentato dalle regioni che focalizza i punti fondamentali.

Poi la ricostruzione pubblica che può essere resa ancora più semplice secondo il governatore «applicando i limiti europei sulla procedura di gara negoziata, accorciando di mesi i tempi delle procedure già allo stato di progettazione o addirittura prossimi all’appalto».

Infine la questione del personale che lavora nei Comuni e negli uffici ricostruzione con contratti a termine: «Una ricostruzione di questa portata – spiega Ceriscioli – non può perdere l’esperienza, la competenza e la passione di questi ottimi tecnici».

«Prima che il Senato chiuda la partita – si appella a Conte – solo un suo intervento può cambiare il corso della ricostruzione. Il 10 dicembre – conclude – ricorre la giornata delle Marche, alla quale è invitato come ogni anno, e poter dire ai 40mila sfollati marchigiani che finalmente il suo governo ci ha dato gli strumenti per stringere i tempi della ricostruzione, la trasformerà nella più bella festa delle Marche di sempre».