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Ancona

Lavorare dopo il cancro, nelle Marche il progetto di inserimento per 15 donne. Storti: «Sanità non è solo curare, ma prendersi cura»

L'iniziativa, finanziata dalla Regione con 150mila euro, interesserà donne guarite dal tumore al seno dell'area del Fabrianese. 18 le imprese che hanno aderito

Da sinistra Saitta, Silva, Saltamartini e Storti

ANCONA – «La sanità non è solo curare, ma prendersi cura». È racchiuso nelle parole del direttore generale dell’Asur Marche Nadia Storti il cuore del progetto denominato “Lavorare è vivere, è rinascere!”, il cui obiettivo è quello di favorire il reinserimento nella vita sociale e lavorativa delle donne guarite dal carcinoma mammario. Un rientro tutt’altro che semplice, tanto che solo un 60% delle donne che hanno superato il cancro riesce a tornare al lavoro.

Molti i fattori che impediscono alle survivor, sopravviventi, ovvero le donne che si sono lasciate alle spalle un tumore, di riprendere completamente il filo della vita lavorativa, finita tra parentesi durante la malattia. A rendere il tutto più complicato le cure intensive, che lasciano conseguenze fisiche e psicologiche di lunga durata.

Ad illustrate il progetto, integrato e sperimentale, questa mattina a Palazzo Raffaello, sono stati l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini, il direttore generale Asur Marche Nadia Storti, il direttore dell’Area Vasta 2 Giovanni Guidi, il direttore dipartimento Specialità Mediche dell’AV2 e primario di Oncologia di Fabriano Rosa Rita Silva insieme al presidente dell’Associazione oncologica fabrianese Giorgio Saitta.

Nadia Storti e Giovanni Guidi

Destinatarie dell’iniziativa, finanziata dalla Regione Marche con 150mila euro dei 750mila euro di risorse europee a disposizione, 15 donne dell’area del Fabrianese, con pregresso carcinoma mammario, disoccupate o perché hanno perduto il lavoro in seguito alla malattia, o perché non hanno mai lavorato ed ora non riescono a collocarsi nel mercato del lavoro. Le donne saranno seguite da due psico oncologhe.

Il progetto oltre a provvedere al reinserimento lavorativo, punta al recupero psicologico dopo una malattia che lascia la donna debilitata dal punto di vista fisico e psichico. Le 15 donne, che sono in fase di selezione, nell’ambito dell’iniziativa che penderà avvio entro il mese di settembre, verranno formate ad hoc, in base alle caratteristiche dell’azienda in cui saranno ricollocate, dopo aver eseguito un primo bilancio delle loro competenze professionali. Oltre alle azioni di orientamento sono previste borse lavoro finanziate dalla Regione Marche, che coprirà i costi legati alla remunerazione, mentre i contributi saranno a carico delle imprese. Ad aderire sono state 18 aziende marchigiane.

Capofila del progetto è l’Area Vasta 2 di Ancona, guidata dal direttore Giovanni Guidi, in collaborazione con l’Associazione Oncologica Fabrianese e l’agenzia del lavoro During. Meccano Spa, una delle partecipate della Regione Marche, che si occupa di ricerca, sviluppo e formazione, si occuperà della selezione delle partecipanti al progetto e della loro formazione. Nel progetto anche l’Associazione Kulturando di Fabriano esperta di pari opportunità, orientamento e formazione, Digital Smart e Progetto Crescita di Fano, il Centro Papa Giovanni 23esimo ed il Polo9 di Ancona.

Filippo Saltamartini

L’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini ha spiegato che l’iniziativa è stata «studiata per promuovere e sostenere la sperimentazione di interventi che possano rafforzare la ripresa psicologica, motivazionale e fisica delle donne affette da pregresso carcinoma mammario, finalizzata al pieno recupero della loro autostima e delle condizioni necessarie per proiettarsi nuovamente con successo nella vita sociale e nel mondo del lavoro».

Un percorso «importante che nei prossimi anni intendiamo corroborare con finanziamenti aggiuntivi. Dobbiamo garantire la prevenzione e le cure, ma dobbiamo garantire anche il dopo, ossia il benessere psicologico dei pazienti. È questo il salto di qualità che vorrei facesse il sistema sanitario regionale e sono convinto che raggiungere questo obiettivo sia possibile grazie alla passione che riscontro in tanti medici e operatori».

L’assessore ha poi spiegato che nella roadmap della Regione, tra le tappe fondamentali c’è quella di investire sull’oncologia, che insieme alle patologie cardiologiche e neurologiche rappresenta una delle prime cause di morte. Inoltre ha rivolto «un plauso a tutte le aziende che accoglieranno queste donne».

«Progetti sperimentali come questi – ha detto Nadia Storti – sono fondamentali anche perché costituiscono esempi di buone pratiche che possiamo replicare su tutto il territorio regionale», mentre Giorgio Saitta ha sottolineato che una delle problematiche più sentite dalle donne operate di tumore al seno è proprio quella del lavoro. Con questo progetto, che non si è fermato neanche durante la pandemia – spiega -, cercheremo di accompagnare le donne in questo percorso in collaborazione con le aziende che si sono dimostrate disponibili. L’auspicio è di poter rinnovare questa iniziativa che riteniamo fondamentale». E a tal proposito Saitta ha annunciato di aver già attenzionato la Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana per cercare di dare continuità all’iniziativa. 

Rosa Rita Silva e Giorgio Saitta

Rosa Rita Silva entrando nel merito dei dati dei malati di cancro alla mammella, ha spiegato che nei 3 anni di osservazione (2010-2012) del registro tumori della Regione, da poco attivato, è stata osservata una incidenza di 3.616 casi osservati con una media di 1.305 nuovi casi l’anno. Su 3.600.000 persone vive in Italia dopo la diagnosi di cancro, un 5,7% della popolazione italiana, sono 834.200 le donne che si lasciando un tumore alla mammella alle spalle.

«Il miglioramento della sopravvivenza, quindi l’aumento del numero di guariti ha portato a nuovi bisogni come il reinserimento lavorativo che risulta spesso molto difficile – prosegue -. Le statistiche ci dicono che questa percentuale è in media del 64%, e con un elevato range di disoccupazione. Gli interventi che promuovono il ritorno al lavoro sono rivolti al miglioramento dello stato fisico e psicosociale della paziente, alla valutazione delle abilità lavorative, delle richieste lavorative, attraverso un training, la formazione non solo della lavoratrice ma anche del datore di lavoro».