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Ancona

Kairos Air, Tanoni: «Puntiamo ad avere almeno 10 aeromobili in gestione quotidiana»

L'avvocato, alla guida la cordata di imprenditori marchigiani che ha dato vita alla compagnia aerea marchigiana, ci ha parlato degli orizzonti del progetto e dell'importanza di intercettare le risorse del Recovery Fund

ANCONA – «Contemporaneamente al lancio delle rotte su Milano, Roma, Napoli e l’est europeo o Alghero in estate, pensiamo di partecipare alle gare di prossimità territoriale delle regioni e di collegare la Sicilia con le isole».

La Kairos Air, compagnia aerea marchigiana nata una settimana fa (7 gennaio) dalla “matita” dell’avvocato Paolo Tanoni, legale recanatese amministratore di Ariston Thermo, guarda già ad ambiziosi obiettivi. I primi voli saranno percorsi da due aeromobili Atr72, ma l’orizzonte è più ampio e punta a raggiungere «rapidamente la massa critica di almeno 10 aeromobili in gestione quotidiana» spiega l’avvocato in una intervista esclusiva concessa a CentroPagina.

Un progetto ambizioso che vede in campo l’impegno di una cordata di imprenditori marchigiani, che annovera figure di spicco come Francesco Merloni, le famiglie Guzzini e Ottaviani e Luisa Davanzali, erede di Paolo Davanzali patron di Itavia, la compagnia aerea fallita dopo la strage di Ustica. «Ciascuno di noi si autotassa» spiega Tanoni, sottolineando che la finalità del progetto non è un ritorno economico, ma sociale, e che l’obiettivo è quello di consentire alla regione di uscire dall’isolamento infrastrutturale che mette in croce l’economia, già flagellata dal sisma e ora dal covid con le chiusure imposte per limitare la diffusione del virus.

In tal senso, secondo l’avvocato, deus ex machina dell’operazione, sarà fondamentale intercettare le risorse del Recovery Fund: «Non è mai capitato nella storia» afferma, ricordando che se «già i fondi che il sistema finanziario internazionale aveva erogato nel 2008 per la crisi finanziaria erano un multiplo del Piano Marshall, questo volta si tratta di un multiplo del multiplo del Piano Marshall. Una quantità di denaro così non si è mai vista: i nostri genitori e i nostri nonni con il Piano Marshall sono usciti dalla povertà e hanno fatto il miracolo italiano, vediamo se saremo in grado noi di fare almeno il nostro mestiere, ma dubito, visto i progetti che ci sono in circolazione e visto che poi non riusciamo ad attuarli».

Lanciandosi in un parallelismo con la Spagna, Tanoni spiega che mentre gli iberici sono stati capaci di intercettare le risorse dell’Unione Europea, «gli italiani hanno mandato indietro fondi strutturali straordinari». «Una incapacità che non è solo della politica» sostiene, ma legata al fatto che la politica è incapace «di munirsi di una pubblica amministrazione che sia la cinghia di trasmissione di queste risorse», insomma a corti discorsi secondo il legale «abbiamo una pubblica amministrazione che è un disastro».

L’avvocato Paolo Tanoni, nella redazione di CentroPagina

Pensate di stringere accordi di code sharing con altre compagnie?
«Quello che abbiamo programmato di fare sono sono voli che atterrano a Fiumicino, con cui abbiamo fatto già l’accordo di principio, abbastanza presto per intercettare tutti i voli internazionali che partono da questo aeroporto. Nell’accordarsi con le compagnie aeree per fare code sharing il problema è che non bisognerà riprendere il bagaglio per fare il check-in, questo è un problema che vogliamo risolvere ai marchigiani. Ne stiamo risolvendo diversi, come il fast track a Milano e Roma, ma speriamo di risolvere anche questo».

Nel 2002 era stata costituita la compagnia aerea virtuale Evolavia, partecipata da Aerdorica, ma questa avventura non andò bene, una esperienza di cui fare tesoro…
«C’erano tanti soldi pubblici, un problema perché si pagavano i voli dei passeggeri dando contributi significati, una impresa però non si può reggere sull’assistenza, perché in questo modo ha il fiato corto. Noi vogliamo aprire trovando un equilibrio economico, solo così potremo rimanere e proseguire nell’attività».

Non è la prima volta che si impegna alla guida di importanti progetti dalla valenza socio economica per la regione, con i Cavalieri di Malta però il cerchio non si è chiuso sul Covid Hospital di Civitanova Marche, perché? 
«Con la Regione Marche non ci siamo trovati, siamo andati per strade diverse: i privati hanno fatto donazioni individuali e non hanno inteso finanziare l’ospedale di Civitanova Marche che non ci sembrava una brillante idea: le statistiche confermavano che non era una brillante idea, ma pare che non lo sia stata anche dai numeri ex-post. L’Ordine dei Cavalieri di Malta è una istituzione prestigiosa e di grande respiro, ma in quell’occasione non abbiamo collaborato».