Asur Marche nel mirino della Guardia di Finanza

L'Azienda Sanitaria Unica Regionale è finita sotto la lente d'ingrandimento delle fiamme gialle di Ancona e della Procura. Tra i reati ipotizzati anche l'ipotesi di corruzione nelle gare di appalto. Dure le reazioni del mondo politico e del legale difensore del direttore generale Alessandro Marini

Guardia di Finanza
Guardia di Finanza

ANCONA – È bufera sull‘Asur Marche. L’Azienda Sanitaria Unica Regionale è finita sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza di Ancona e della Procura di Ancona che ha aperto un fascicolo di inchiesta, coordinato dal Pm Laurino, per alcuni appalti in ambito sanitario.

L’indagine, partita da Ancona più di sei mesi fa è sfociata nella giornata del 16 luglio in una raffica di perquisizioni avvenute all’Asur e presso alcuni imprenditori, dove i militari delle fiamme gialle hanno sequestrato documentazioni, computer e hanno avviato una serie di accertamenti bancari.

Tra i reati ipotizzati, ma ancora tutti da verificare e dimostrare, spunterebbe anche l’ipotesi di corruzione nelle gare pubbliche. Le indagini però sono ancora in corso e procedono nel più stretto riserbo.

Il senatore della Lega Paolo Arrigoni
Il senatore della Lega Paolo Arrigoni

«Abuso d’ufficio, turbativa d’asta, concorso in corruzione e traffico di influenze illecite. Sono accuse molto gravi quelle che gli inquirenti muovono a carico dei vertici dell’Azienda Sanitaria Unica Marchigiana e dell’ex consigliere regionale del PD Fabio Badiali, oggi Sindaco di Castelplanio – commentano in una nota stampa congiunta il senatore Paolo Arrigoni, Questore a Palazzo Madama e responsabile della Lega Marche, e il capogruppo del Carroccio in Consiglio Regionale Sandro Zaffiri – e per la gravità di tali accuse chiediamo che il presidente, nonché assessore alla sanità, Ceriscioli si prenda la responsabilità politica di aver nominato uomini di sua fiducia come Alessandro Marini e che valuti l’azzeramento delle alte cariche della sanità regionale».

Milco Mariani e Sandro Zaffiri
Milco Mariani e Sandro Zaffiri

«Lo chiediamo innanzitutto perché le indagini possano seguire il loro corso in piena e assoluta serenità», sottolineano Arrigoni e Zaffiri. «Se le ipotesi di reato fin qui formulate fossero però confermate ci troveremmo di fronte ad un quadro inquietante: un sistema di diffusa corruzione, volto a favorire il legame tra politici del PD, ruoli apicali della sanità e un colosso del mondo delle cooperative emiliane come Coopservice allo scopo di garantire l’aggiudicazione di gare e appalti dietro la promessa di denaro o altri favori».

«Se l’ipotesi di possibili fenomeni corruttivi venisse confermata sarebbe un fatto molto grave – commenta Sandro Zaffiri – in quel caso potrebbe essere una “Umbria 2”, un sistema nel sistema che lascia l’amaro in bocca. Un assessore alla sanità che chiede l’opera della Magistratura nei confronti di persone da lui stesso nominate, non lo vede responsabile nei fatti, ma politicamente e moralmente coinvolto. Ceriscioli dovrebbe riflettere sul fatto che ha fallito nell’individuazione dei dirigenti e dovrebbe anche riflettere sulle sue dimissioni. Anche i consiglieri di maggioranza dovrebbero interrogarsi a riguardo. Il presidente regionale dovrebbe riferire in Aula su quanto è accaduto e dare risposte politiche sulla vicenda».

Da destra Andrea Cangini, Marcello Fiori, Jessica Marcozzi

Sulla vicenda è duro anche il commento dei vertici regionali di Forza Italia che puntano il dito su una sanità «travolta da continui scandali».

«Dopo la controversa questione del primariato di Chirurgia di Fermo, su cui abbiamo sollevato l’attenzione e chiesto chiarimenti – evidenziano il senatore Andrea Cangini, il commissario regionale Marcello Fiori e la capogruppo regionale Jessica Marcozzi – apprendiamo con sconcerto di una maxi indagine che vedrebbe indagate figure apicali della sanità regionale. Alla condizione disastrata dell’offerta sanitaria marchigiana, di cui unica responsabile è l’Amministrazione regionale a guida Pd, si aggiungono gli scandali giudiziari. Ci corre quindi l’obbligo di chiedere a gran voce alle istituzioni locali e nazionali, alle forze dell’ordine e alla magistratura, di tenere accesi i riflettori, cosa che noi certamente continueremo a fare per quanto di nostra competenza, e fare chiarezza quanto prima su un ambito delicato e baricentrico per il bilancio regionale, un’attenzione tesa esclusivamente a migliorare l’offerta di servizi in un settore essenziale per l’intera collettività che ha il diritto di godere di una sanità efficiente e trasparente».

I parlamentari del Movimento 5Stelle Rossella Accoto, Donatella Agostinelli, Roberto Cataldi, Maurizio Cattoi, Mauro Coltorti, Mirella Emiliozzi, Giorgio Fede, Paolo Giuliodori, Martina Parisse, Roberto Rossini, Sergio Romagnoli, Rachele Silvestri e Patrizia Terzoni

Nel mirino degli investigatori anche una gara indetta a fine 2018 che è ancora in corso, un appalto del valore di ben 200 milioni di euro, scrivono i parlamentari del Movimento 5Stelle delle Marche, Rossella Accoto, Donatella Agostinelli, Roberto Cataldi, Maurizio Cattoi, Mauro Coltorti, Mirella Emiliozzi, Giorgio Fede, Paolo Giuliodori, Martina Parisse, Roberto Rossini, Sergio Romagnoli, Rachele Silvestri e Patrizia Terzoni.

«Ceriscioli se ne deve andare a casa – dichiarano i pentastellati -. È uno scandalo di una gravità inaudita. Le problematiche della sanità marchigiana le subiamo sulla nostra pelle ogni giorno, poi scopriamo che il motivo è che nel settore sanitario ci si fanno affari d’oro. I nostri soldi, invece di andare a sostenere la sanità, finiscono nelle tasche di imprenditori di dubbia moralità. Si lucra sulla pelle dei cittadini, è inaccettabile».

«Auspichiamo che le azioni oggetto di indagine si riferiscano solo alle strutture interessate, tuttavia il sospetto che questo “modus operandi” si diffuso in tutte le Area vasta è plausibile ed auspichiamo la massima attenzione a riguardo da parte degli inquirenti e della Magistratura», incalzano i parlamentari 5Stelle. «Stiamo parlando di un settore di vitale importanza per tutti i cittadini, parliamo della nostra salute», continuano, dal momento che occupa più del 90% del budget regionale e puntano il dito contro quella che definiscono una «gestione del tutto inappropriata», ricordando le chiusure dei punti nascita in molte zone della regione, e lo «smembramento di interi reparti, ad assunzioni di dirigenti del tutto inappropriate al posto del personale medico e infermieristico, che hanno messo in ginocchio il funzionamento della macchina sanitaria regionale».

«Dobbiamo solo ringraziare gli operatori sanitari per i grandi sacrifici che stanno facendo. Svolgono un lavoro encomiabile, ma non possiamo affidarci ai miracoli. Le gravi mancanze e inefficienze del nostro sistema sanitario hanno un colpevole chiaro, inequivocabile: Ceriscioli», colpevole secondo i parlamentari pentastellati di non aver voluto «mollare la delega alla sanità».

Alessandro Marini, direttore Asur Marche
(Foto: Asur Marche)

E intanto nella giornata di ieri (18 luglio) è arrivata, tramite l’agenzia Dire, la replica secca del legale del direttore generale dell’Asur Marche Alessandro Marini: «Il mio assistito è stupito e perplesso, ma al tempo stesso tranquillo – commenta l’avvocato del Foro di Ancona Roberto Marini –. Per chi ricopre il suo incarico avere una notizia di reato dopo quattro anni è quasi un record. Nel senso che per quel genere di ruolo si tratta di cose all’ordine del giorno».

Il direttore generale dell’Asur Marche è stato tirato in ballo per presunta turbata libertà d’incanto e corruzione. «Questa inchiesta – prosegue il legale (Agenzia Dire) – cade a pennello con il rinnovo del suo incarico in scadenza il 22 luglio. Una coincidenza che lascia pensare. Il mio assistito è comunque fiducioso del fatto che a conclusione delle indagini emergerà la sua totale estraneità ai fatti. Per quanto riguarda le accuse, in attesa di definire una linea difensiva, possiamo dire che alcuni fatti sono insussistenti ed altri invece non sono a lui addebitabili».

Circa il sequestro eseguito dalla Guardia di Finanza nel corso delle perquisizioni di documenti, tablet, smartphone e i contenuti del pc fisso, il legale spiega che «dovranno essere analizzati. Non si può parlare di un esito ‘positivo’ della perquisizione come se avessero trovato elementi particolari. È ‘positivo’ nel senso che hanno disposto un sequestro ma i contenuti devono ancora essere analizzati dagli inquirenti».